Sulla carta erano tutti dalla stessa parte. Nessuno dei presenti nella sala consiliare di Vieste si è detto contrario al completamento della Superstrada del Gargano. Tutt’altro: politici, amministratori, comitato promotore e cittadini hanno continuato a ripetere la stessa parola: “necessaria”, soprattutto quando il discorso si è spostato sulla sanità, sui tempi di percorrenza e sull’isolamento del promontorio. Eppure, proprio mentre tutti si dicevano favorevoli all’opera, il confronto è finito spesso per trasformarsi in uno scontro politico imbastito di accuse reciproche, rivendicazioni, ritardi rinfacciati e responsabilità scaricate sugli altri. Alla fine, quindi, l’assemblea pubblica sulla Superstrada del Gargano andata in scena nella sala consiliare di Vieste sabato 16 maggio si è chiusa senza una proposta operativa condivisa, senza un cronoprogramma, senza un documento politico unitario e, soprattutto, senza quei rappresentanti nazionali e tecnici che molti si aspettavano di vedere seduti ai tavoli. Paradossale, se si pensa che sul principio erano praticamente tutti d’accordo. Nessuna voce fuori dal coro, nessuna nota di dissenso. Ciò nonostante il confronto è stato difatti una resa dei conti politica, in cui non sono mancate accuse di immobilismo e continui scaricabarile sulle responsabilità degli ultimi anni. La sala del consiglio comunale appariva piena. Ma la sala consiliare di Vieste resta comunque uno spazio ridotto. Fuori, il resto della città sembrava vivere il sabato sera quasi normalmente. Qualcuno ironizzava: forse molti stavano scegliendo la pizza del fine settimana invece di discutere dell’opera pubblica più evocata degli ultimi vent’anni sul Gargano. Assenti anche gran parte degli ambientalisti, almeno quelli più esposti nel dibattito pubblico degli ultimi anni. Assenti diversi sindaci garganici: oltre al Sindaco di Vieste, solo il Primo Cittadino di Peschici Luigi D’Arenzo ha ritenuto di dover essere presente - i rappresentanti di Rodi Garganico, Mattinata, Vico del Gargano non pervenuti. Assenti Raffaele Piemontese e Rossella Falcone. Assenti parlamentari nazionali del territorio, eccezion fatta per l’onorevole Giandiego Gatta. Assente l’Anas. E proprio questa assenza è diventata uno dei temi centrali del confronto.
Ad aprire la linea più dura è stato il sindaco di Vieste e presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti, che ha scelto un tono piccato. Più che rilanciare l’ottimismo, ha messo sul tavolo il rischio concreto che l’opera resti bloccata ancora a lungo: “Dal 2022 sono passati quattro anni e chi stava al governo non ha fatto niente. Non sono state messe risorse, non è successo assolutamente nulla”, ha detto senza giri di parole.
Nobiletti ha spostato definitivamente il baricentro del dibattito: la superstrada non più soltanto come infrastruttura turistica, ma come questione sanitaria, sociale, perfino esistenziale per il Gargano. “Centoquaranta milioni di euro per il tratto Peschici-Vieste non sono una cifra spropositata per il Governo della terza potenza europea”, ha incalzato, chiedendo due cose precise: modifica della normativa del Parco per consentire il superamento dei vincoli per la “Vieste-Mattinatella” e copertura finanziaria per il tratto ancora fermo della “Peschici-Vieste”.
Parole che hanno acceso la sala, perchè il Sindaco ha detto chiaramente che allo stato attuale le condizioni politiche per completare davvero l’opera non esistono. O comunque non si vedono. “Quando vedrò la modifica normativa e le risorse in legge di bilancio allora crederò alle promesse”, ha affondato, riferendosi alle dichiarazioni del ministro Salvini e del Governo.
Dall’altra parte, l’onorevole Gatta non ha risparmiato un’altrettanto dura replica, confermando la strategicità dell’opera. È stato lui a leggere la lunga lettera inviata dal sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante al comitato promotore. Una nota istituzionale dai toni rassicuranti, in cui si parla di “opera strategica nazionale”, di progettazioni in corso e di attenzione massima del MIT. Ferrante scrive che il Gargano “ha dovuto convivere troppo a lungo con collegamenti insufficienti e tempi di percorrenza eccessivi”, definendo la superstrada fondamentale “per il turismo, per la competitività economica e per il diritto alla salute”. Nella lettera si ricordano i 395 milioni già finanziati per il tratto Vico-Peschici e il primo stralcio Manfredonia-Amendola da 178 milioni.
Parole accolte con attenzione, ma anche con un certo scetticismo da parte di molti presenti. Perché il nodo vero resta il tratto Vieste-Mattinata, quello che attraversa la zona uno del Parco nazionale del Gargano e che oggi, normativamente, non può essere realizzato. A chiarirlo è stato direttamente il commissario del Parco, Raffaele Di Mauro: “Il Parco deve fare il Parco.”, ha detto, “Deve rispettare la normativa vigente e la vincolistica”. Ma ha anche aggiunto che la politica, se vuole, può intervenire modificando norme e introducendo deroghe. Un’apertura politica più che tecnica, che però lascia intendere quanto la questione sia ormai tutta nelle mani del governo e del Parlamento. “Ci troviamo in uno dei parchi nazionali più antropizzati d’Italia”, ha spiegato Di Mauro, sottolineando che insieme alla tutela ambientale vanno considerate anche “le esigenze umane”.
A margine del dibattito si sono inserite le parole del vicepresidente del Comitato pro Superstrada, Marino Argentieri - presente a condurre il dibattito insieme al presidente Girolamo Parisi - tra i più amareggiati per l’esito della serata. “Mi dispiace che l’assemblea sia degenerata quasi a livello di polemica personale”, ha detto all’Attacco.
Ma la critica di Argentieri è andata oltre. Perché nel mirino ci sono finite tutte le istituzioni, nessuna esclusa. “Le omissioni sono generali”, ha accusato. “C’è stato disinteresse e mancanza di continuità politica”. Argentieri ha ricordato come il comitato avesse consegnato documentazione ai consigli comunali chiedendo perfino sedute monotematiche mai realmente decollate. E ha ribadito la necessità di coinvolgere tutta la comunità del Parco, non soltanto Vieste.
Anche qui emerge il vero cortocircuito politico della vicenda. Tutti favorevoli all’opera. Tutti concordi sulla strategicità. Tutti pronti a definirla indispensabile per salvare vite umane, ridurre l’isolamento e dare futuro al Gargano. Però incapaci, almeno finora, di costruire una piattaforma comune. La tensione, in fondo, dimostra proprio questo: il tema brucia ancora. Forse anche più di prima. Perché oggi il Gargano sente addosso il peso dell’isolamento anche sul piano sanitario. Si parla di infarti, ictus, emergenze tempo-dipendenti, di strade tortuose percorse ogni giorno da ambulanze, lavoratori, studenti e turisti.
Ma l’assemblea non ha risolto gli interrogativi: non sono emerse proposte tecniche alternative; non si è parlato concretamente di tracciati sostitutivi; non sono stati illustrati tempi realistici, né é è stata chiarita la strategia politica per ottenere davvero quella modifica normativa evocata da tutti. E allora il dubbio è che la superstrada continui a vivere sospesa tra slogan, assemblee pubbliche e promesse cicliche.
Il comitato, però, sembra intenzionato a rilanciare. I prossimi passi dovrebbero essere nuovi incontri istituzionali, possibilmente con Anas, Regione e parlamentari nazionali. Argentieri parla apertamente della necessità di coinvolgere anche i sindaci assenti e la Comunità del Parco, provando a superare perfino le fratture personali e politiche che negli ultimi mesi hanno attraversato il territorio.
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