Un sanseverese sul piccolo schermo. Si tratta di Antonio Iorillo, giovane attore sordo, nato nella Città dei Campanili da mamma originaria di San Paolo di Civitate e papà di Montecalvo Irpino. Dopo le apparizioni nella fiction Mediaset Viola come il mare e nella serie TV Rai Imma Tataranni – Sostituto procuratore, è protagonista del nuovo film diretto da Luca Ribuoli, Non abbiam bisogno di parole, uscito oggi sul colosso statunitense di distribuzione di film e serie televisive in streaming, Netflix. Non abbiam bisogno di parole, proprio come cantava Rosalino Cellamare, in arte Ron. Già dal titolo si evince il tema della pellicola, che mette al centro l’inclusione e il valore della Lingua dei Segni. Il cast, oltre all’attore sanseverese, è costituito da Serena Rossi, Sarah Toscano, giovane cantante al debutto nel mondo del cinema, Emilio Insolera, nato in Argentina da genitori italiani, e la compagna Carola Insolera, nata Wisny, modella norvegese, entrambi membri della comunità sorda. Il film è la versione italiana del francese La famiglia Bélier, uscito nel 2014 con la regia di Éric Lartigau. Ma non si tratta del primo remake. Infatti, nel 2021, uscì nelle sale CODA – I segni del cuore, rifacimento americano vincitore di tre premi Oscar come miglior film, miglior attore non protagonista a Troy Kotsur e miglior sceneggiatura non originale a Sian Heder. In Non abbiam bisogno di parole, Sarah Toscano interpreta la 16enne Eletta, incoraggiata dalla professoressa di musica, interpretata da Serena Rossi, a seguire il proprio talento. La ragazza si trova così a dover scegliere tra la strada già segnata dalla famiglia e quella di una possibile emancipazione personale. È una CODA, acronimo di Child of Deaf Adults: unica persona udente in una famiglia di genitori sordi profondi, è cresciuta assumendosi responsabilità più grandi della sua età.
Dolce e inquieta, fa ogni giorno da interprete ai genitori ed è anche una presenza fondamentale nell’azienda agricola di famiglia. Per loro rappresenta il ponte con un mondo esterno che non è ancora pienamente inclusivo né accessibile. Inizialmente schiva, scopre nel canto una voce che non aveva mai davvero potuto usare e si ritrova a scegliere tra le proprie radici e la possibilità di un futuro indipendente a Torino.
La famiglia Musso ha creato un’azienda in provincia di Torino che alleva principalmente asini e produce latte, formaggi e creme per la pelle. Nel panorama cinematografico italiano, il film rappresenta un caso particolare: la famiglia protagonista, composta da persone sorde, è interpretata da attori sordi, grazie anche a un attento lavoro di consulenza sulle tematiche raccontate. Emilio e Carola Insolera sono Alessandro e Caterina, coppia nella vita e genitori nel film. Antonio Iorillo, invece, interpreta Francesco, il fratello di Eletta.
Fin dagli inizi, Iorillo ha dovuto confrontarsi con le difficoltà legate a un sistema artistico spesso poco attrezzato ad accogliere interpreti con disabilità sensoriali. Tuttavia, proprio queste barriere hanno rappresentato per lui uno stimolo a sviluppare una forma espressiva unica, capace di fondere lingua dei segni, espressione corporea e recitazione tradizionale in un linguaggio scenico potente e innovativo.
Oltre all’attività di attore, Iorillo è spesso impegnato in laboratori, incontri e progetti educativi, dove promuove la consapevolezza sulla sordità e sull’importanza dell’inclusione nelle arti performative. La sua esperienza personale diventa uno strumento di dialogo, capace di sensibilizzare il pubblico e di ispirare nuove generazioni di artisti, sordi e udenti. È stato inoltre, per la prima volta, uno dei performer LIS per Sanremo Accessibile 2025, dove ha interpretato la canzone di Shablo feat. Gué, Joshua e Tormento, La mia parola.
In un contesto culturale che sta lentamente evolvendo verso una maggiore inclusività, figure come Antonio Iorillo sono fondamentali. Il suo percorso dimostra che il talento non ha barriere e che l’arte può essere uno strumento potente di cambiamento sociale. Attraverso il suo impegno, contribuisce a costruire un futuro in cui la diversità non sia vista come un ostacolo, ma come una ricchezza.
In una recente intervista rilasciata a Il Messaggero, Sarah Toscano ha raccontato la sua esperienza da CODA, una sfida complicata, ma che le ha fatto scoprire la potenza comunicativa delle persone sorde come Antonio. “Ha richiesto tanto lavoro. Ho preso lezioni di LIS per tre mesi e i colleghi mi hanno aiutata tantissimo – ha spiegato –. Da loro ho scoperto che i sordi non guardano le mani per capirsi, ma si guardano negli occhi. E che per richiamare l’attenzione di qualcuno che non sente basta battere su un tavolo, così da fargli percepire le vibrazioni”.
Le apparizioni di Antonio Iorillo raccontano il percorso di un artista in continua evoluzione. Ogni progetto rappresenta un tassello di una ricerca più ampia, che mira a superare i confini tradizionali della comunicazione e a proporre un’idea di arte più inclusiva, aperta e accessibile.
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