Dopo Pitta ora Vincenzo Checchia, coalizione di Tutolo ha scelto cognato: c’è pure la suggestione Mignogna

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Con grande lentezza e parecchia circospezione, si vanno delineando gli assetti delle tre coalizioni che si affronteranno nelle elezioni amministrative di primavera previste anche a Lucera. Il Sindaco uscente Giuseppe Pitta da tempo ha confermato la sua intenzione di voler tornare a Palazzo Mozzagrugno, facendosi supportare da una coalizione di centro-sinistra in modalità “campo larghino”, i cui contorni sono però ancora indefiniti, perché sulla carta ci sono almeno una decina di simboli, ma poi bisognerà vedere concretamente quante liste verranno formate, interrogativo tutt’altro che marginale quando mancano 40 giorni alla presentazione degli elenchi ufficiali. La novità del fine settimana è stata invece più che altro la conferma della designazione di Vincenzo Checchia alla guida dello schieramento denominato “Noi Per Lucera”, di fatto associato al consigliere regionale Antonio Tutolo, cognato del nuovo leader. Ma la sua indicazione è stata tutt’altro che serena e condivisa, perché la vera notizia di questa vicenda si legge alla fine del comunicato stampa con cui è stato dato l’annuncio: ci sono le firme di quattro consiglieri comunale come Francesca Niro, Francesco Aquilano, Raffaele Lavecchia e Pasquale Colucci, i primi tre parte integrante della formazione civica in cui proprio Tutolo è stato eletto a Bari, mentre manca quella di Fabrizio Abate. Con questa assenza il commercialista ha ufficializzato lo strappo, dopo aver preteso vanamente una seconda investitura, lui che aveva già sfidato e perso contro Pitta nel 2020. In queste settimane ha riferito più volte di aver creduto di essere stato il prescelto fin dal 2024, ma quando sono iniziate le riunioni operative ha scoperto che oltre a Checchia c’era anche Niro a rivendicare un ruolo di primo piano, a sua volta agitando quegli oltre 3 mila voti conseguiti alla recenti elezioni regionali. Insomma, così come accaduto esattamente sei anni fa, quando in quel gruppo bisogna prendere decisioni interne e fare scelte, allora spuntano gli scontenti e i delusi, praticamente tutti caratterizzati da una presunta e auto attribuita migliore capacità politica e gestionale rispetto agli altri. 

Nel frattempo, proprio Tutolo ha fatto trapelare di volersi cimentare con una candidatura da consigliere comunale, ma finora sull'argomento non ha proferito parola pubblica, anche perché in questo modo è stata disattesa l’indicazione di unione allargata arrivata direttamente dagli ambienti del centro-sinistra, presidente Antonio Decaro compreso. Quanto questa decisione possa incidere su assetti ed equilibri dei prossimi mesi anche ai livelli superiori a quelli regionali bisognerà attendere i nomi dei contendenti del probabile ballottaggio, e soprattutto il comportamento di coloro che non saranno coinvolti direttamente.

Checchia ha 63 anni, fa l’agente di commercio, siede in Consiglio comunale dal 2014 ma è stato anche assessore per un periodo proprio con Tutolo. 

“Ci poniamo l’obiettivo di tornare ad amministrare la città di Lucera – è stato scritto in una nota che rimanda a un secondo momento la presentazione vera e propria - con l’intenzione di rimettere al centro della politica i tratti distintivi tanto apprezzati e più volte premiati dai cittadini, come la massima trasparenza amministrativa, l’oculatezza nella gestione delle risorse e la lotta agli sprechi, l’efficienza gestionale e la rotazione degli incarichi retribuiti”.

Alto mare, invece, per il centro-destra che può contare solo da pochi giorni su una compattezza che ricalca i partner del governo nazionale dopo l’approdo di Forza Italia, a seguito della fuoriuscita dall’Amministrazione comunale con tanto di dimissioni dell’assessore al Bilancio Antonio Buonavitacola. La sensazione del momento è che sia più che altro l'unione di singole e tutte piccole entità politiche, accomunate dall'ambizione di valere molto di più insieme al momento dell'apertura delle urne. 

Ieri sera un’ennesima riunione potrebbe aver fissato una parola, anzi un nome definitivo, dopo settimane di rassicuranti dichiarazioni che invece si stanno rivelando solo un bluff legato all’assenza reale di una singolo personalità su cui puntare. Subito rigettata l’ipotesi tutt’altro che provocatoria e decisamente suggestiva di chiedere la disponibilità a Gianfilippo Mignogna, pure caldeggiata da chi riteneva fosse una soluzione ideale, trasversale e di sicura sostanza politico-amministrativa. Alla fine la scelta potrebbe ricadere, anche per mancanza di alternative, su Francesco Di Battista, esponente meloniano anch’egli già battuto da Pitta nel 2020. 

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