Crisi di maggioranza, nessuna quadra sulla Stazione di Posta. Mancata trasparenza sui redditi degli eletti

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Era previsto ieri pomeriggio il vertice in Comune, a Foggia, tra la sindaca Marida Episcopo e i referenti di Pd, M5S e socialisti, volto a favorire passi avanti nella chiusura dell’eterna verifica di maggioranza. Un ennesimo confronto prima del ritorno in aula lunedì, quando il campo largo voterà compattamente l’approvazione del primo e più importante punto relativo al riaffidamento in house alla controllata Ataf spa della gestione del servizio di trasporto pubblico urbano, col mandato alla sindaca per la richiesta al presidente della Provincia della delega per l'esercizio della funzione di affidamento in house providing. Nella stessa coalizione di governo ammettono gli errori, i ritardi e le mancate robuste motivazioni che avrebbero dovuto corredare tale scelta, ma l’esigenza di salvaguardare i dipendenti Ataf ha convinto tutti che serva votare sì senza ulteriori indugi. C’è però all’ordine del giorno un’altra questione delicata che rischia di spaccare nuovamente la maggioranza: è il progetto PNRR per la costruzione di una Stazione di Posta per le persone in condizione di deprivazione materiale, di marginalità anche estrema e senza dimora, presso l’ex scuola Arpi. 

Sono state presentate due mozioni al riguardo: una arriva dall’opposizione, per la precisione dal forzista Pasquale Rignanese, che alla luce della forte opposizione dei residenti (che potrebbero inscenare una rumorosa protesta durante la seduta consiliare di lunedì) chiede di esaminare il mantenimento dell’interesse alla realizzazione dell’opera, sospendendo i lavori e individuando un sito alternativo di proprietà comunale come l’ex ONPI; la seconda è quella della sindaca Episcopo denominata “sospensione urgente dei lavori e rimodulazione localizzativa del progetto PNRR Stazione di Posta (ex scuola Arpi) - azioni per la salvaguardia dei finanziamenti europei, tutela del quartiere Ordona Sud e prevenzione di contenziosi con l'impresa appaltatrice”. Un modo, chiaramente, per scaricare sui consiglieri la responsabilità per l’eventuale scelta di delocalizzare l’opera, esponendo l’ente a definanziamento e dunque perdita dei fondi PNRR, danno erariale e probabilissima azione giudiziaria dell’impresa aggiudicataria.

“Occorre valutare quanto rappresentato dalla commissione consiliare e da alcuni stakeholder, sulla base di quanto evidenziato dai dirigenti e dal segretario generale, a seguito di una eventuale rinuncia alla prosecuzione dell’intervento, anche con particolare riferimento alla possibile richiesta di restituzione delle somme già erogate, nonché alle ulteriori responsabilità contabili derivanti dal mancato raggiungimento dei target PNRR”, scrive Episcopo, che presenta mozione al consiglio comunale “affinché esprima un indirizzo chiaro e definitivo circa la conferma della volontà di realizzare l’opera presso l’immobile ex scuola Arpi, ovvero la rinuncia all’impegno assunto con convenzione sottoscritta con il Ministero del Lavoro dalla commissione straordinaria con le conseguenze derivanti dal mancato rispetto dei target PNRR e con contestuale possibilità di dover sopportare le conseguenze giuridiche, finanziarie e contabili derivanti dalla rinuncia”.

La scadenza PNRR del 30 giugno 2026 è ormai dietro l’angolo e non c’è tempo da perdere, come rimarcato più volte dall’Area tecnica e dall’assessore ai lavori pubblici ed urbanistica Pino Galasso. A chiedere una diversa localizzazione è stato, mesi fa, il M5S: ma se i residenti temono l’arrivo dei migranti nel proprio quartiere (e si tratterebbe di una struttura da pochissimi posti), i contiani invece sottolineano la grande distanza che c’è tra Ordona Sud e la zona della stazione, dove solitamente si intrattengono gli extracomunitari, col rischio di dar vita ad un’opera inutile perché non fruita effettivamente. Dello stesso avviso sarebbero anche gli eletti decariani di Prossima e qualche dem, come il gruppo Pontone-Palmieri. Fu proprio la commissione presieduta dal piddino Italo Pontone già lo scorso anno a scrivere più volte in senso critico alla scelta dell’ex scuola. Ad oggi una quadra non è stata trovata nel campo largo e il rischio è di andare incontro, lunedì mattina, a scenari imprevedibili.

In questa infinita crisi di maggioranza c’è anche chi, tra i partiti della coalizione, lamenta di non controllare più tutti i propri consiglieri comunali. “Ci sono eletti che non vogliono che l’amministrazione cada per un motivo preciso: non intendono rinunciare a quanto percepiscono per la carica di consigliere”. Una ragione molto banale, ma che ancor più per alcuni assessori è considerata più che fondata.

Intanto, consultando la sezione Amministrazione trasparente del portale internet istituzionale del Comune di Foggia, alla voce dedicata ai titolari di incarichi politici, si nota un'assenza che merita chiarimento: le dichiarazioni dei redditi 2025, relative all'anno d'imposta 2024, risultano ancora non pubblicate per i consiglieri comunali in carica.

La normativa in materia è precisa. L’articolo 14 del decreto Trasparenza obbliga i Comuni a pubblicare, per tutti i componenti degli organi di indirizzo politico – ovvero sindaco, assessori e consiglieri - le dichiarazioni reddituali e patrimoniali di cui alla legge 5 luglio 1982, n. 441. L'aggiornamento annuale non è facoltativo: l'articolo 3 della stessa legge 441/1982 stabilisce che i soggetti obbligati devono depositare copia della propria dichiarazione dei redditi entro un mese dalla scadenza del termine utile per la sua presentazione. Poiché il modello 730/2025 scadeva il 30 settembre 2025, il termine per il deposito al Comune era il 31 ottobre 2025.

Oggi, a maggio 2026, quei documenti non risultano ancora online. L’obbligo di consegna grava in primo luogo sul singolo consigliere, che deve trasmettere la documentazione al responsabile della trasparenza dell'ente. È quindi possibile che alcuni abbiano adempiuto e che il Comune non abbia ancora provveduto alla pubblicazione, oppure che una parte dei consiglieri non abbia ancora consegnato nulla. In entrambi i casi, il cittadino si trova nell'impossibilità di esercitare il proprio diritto di controllo, che è la ratio stessa della norma. Le conseguenze dell'inadempimento non sono prive di rilievo. L'articolo 47 del D.Lgs. 33/2013 prevede sanzioni amministrative pecuniarie a carico dei soggetti che omettono la comunicazione. L'ANAC, l'Autorità Nazionale Anticorruzione, monitora il rispetto di questi obblighi e pubblica l'elenco dei trasgressori accertati: chi vi finisce resta segnalato per cinque anni. L’Attacco chiede quindi all'amministrazione comunale di Foggia un chiarimento pubblico: le dichiarazioni sono state consegnate dai consiglieri e sono in attesa di pubblicazione, oppure alcuni eletti non hanno ancora ottemperato? E in questo secondo caso il Comune ha attivato le procedure di diffida previste dalla legge? La trasparenza, del resto, non è un optional: è un diritto dei cittadini e un dovere di chi è stato scelto per rappresentarli.

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