“Dopo oltre due anni di fibrillazioni, ultimatum, malumori e trattative sotterranee, il tanto annunciato rimpasto arriva di domenica, con una città semideserta e nel momento probabilmente più adatto perché la notizia passi sotto traccia. Una scelta che, da sola, dice molto”, commenta il consigliere comunale foggiano Nunzio Angiola (Cambia).
“Da quasi due anni il PSI reclama maggiore rappresentanza in giunta: da quando Mino Di Chiara lasciò Azione e da quando Stefania Rignanese, eletta nella lista “Angiola Sindaco”, abbandonò il nostro gruppo. Nel frattempo, però, la geografia del Consiglio comunale è profondamente cambiata. Sono emersi i cosiddetti “decariani” — Antonello Di Paola, Antonio Mancini e Antonio De Sabato, quest’ultimo eletto addirittura tra i banchi dell’opposizione — e si è consolidato il gruppo di “Insieme per Foggia” con Nicola Formica e Benedetto Buenza. Insomma, la maggioranza è diventata un mosaico di equilibri fragili e pretese crescenti”.
“E poi c’è il Partito Democratico. Probabilmente il più deluso di tutti. Dopo il buon risultato delle Regionali e nonostante la sconfitta del Campo Largo alle Provinciali, molti nel PD confidavano nel quarto assessore e soprattutto nella conquista dell’Urbanistica. Nulla di tutto questo”.
“Ma ciò che colpisce maggiormente è l’estromissione dei due assessori riconducibili all’ex consigliere regionale Sergio Clemente, ormai politicamente azzerato, alla vigilia del Consiglio comunale chiamato ad approvare il Rendiconto 2025. Una tempistica quantomeno singolare. Viene da chiedersi: chi risponderà delle criticità e delle contestazioni maturate nei rispettivi assessorati, visto che fino a ieri ne detenevano la piena responsabilità politica? Perché rimuoverli proprio adesso? Che serietà è questa”.
“Alla fine, il rimpasto si rivela per quello che è: un’operazione di pura manutenzione politica. Dalle parole della sindaca non emerge alcuna valutazione sul merito, sui risultati conseguiti o sugli obiettivi mancati dagli assessori sostituiti. A determinare le scelte non sembra essere stata la qualità dell’azione amministrativa, bensì la nuova distribuzione dei rapporti di forza in Consiglio comunale. Tradotto: non conta come si governa, conta chi deve essere accontentato”.
“Del resto, se il criterio fosse stato davvero quello della competenza e dei risultati, la discussione avrebbe inevitabilmente coinvolto anche altri assessori che da tempo si contendono la poco invidiabile palma dell’inadeguatezza amministrativa, a cominciare da Giulio De Santis (legalità) e Lucia Aprile (verde pubblico e igiene urbana). Per questo è difficile intravedere in questo rimpasto una svolta per la città. Sembra piuttosto l’ennesimo regolamento di conti interno a una maggioranza perennemente impegnata a redistribuire incarichi e pesi politici”.
“Viene in mente Vasco Rossi e la sua “Eh… già”: “sono ancora qua”. Dopo due anni di tensioni, trattative e rimpasti annunciati, la sensazione è che la maggioranza sia ancora esattamente dove era prima. Con gli stessi problemi, gli stessi limiti e le stesse difficoltà nel governare la città”.
“La domanda, allora, è semplice: questo rimpasto migliorerà davvero la capacità di governo di Palazzo di Città oppure assisteremo agli stessi errori con interpreti diversi? Io sono scettico. E credo che molti foggiani lo siano ancora di più”.
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