“Tutta colpa del Governo”. È questa la linea politica emersa dalla conferenza stampa con cui la Regione Puglia ha spiegato il nuovo disavanzo sanitario da 349 milioni di euro e la conseguente manovra fiscale destinata ad aumentare l’addizionale Irpef regionale. Secondo i dati illustrati, il problema nascerebbe soprattutto dall’insufficienza del Fondo sanitario nazionale rispetto all’aumento dei costi sostenuti dalle Regioni. La Puglia sostiene infatti che nel 2025 la spesa sanitaria crescerà del 3,6%, mentre il Fondo nazionale aumenterà solo dell’1,09%. Da qui l’accusa al Governo Meloni di aver scaricato sui territori il peso della crisi sanitaria.
Le slide presentate dalla Regione mostrano un aumento complessivo dei costi pari a 433 milioni di euro. Le principali voci riguardano il personale sanitario (+188 milioni), la spesa farmaceutica (+117 milioni), i dispositivi medici (+35 milioni) e il comparto sociosanitario (+25 milioni). Dopo compensazioni e maggiori ricavi, il disavanzo finale viene quantificato in 349 milioni. La Regione rivendica però anche risultati positivi: la Puglia sarebbe oggi tra le prime dieci Regioni italiane nella graduatoria dei LEA, i Livelli essenziali di assistenza, risultando “adempiente” in tutte le aree sanitarie.
Prima della manovra fiscale, la Regione sostiene di aver già recuperato 107,6 milioni di euro attraverso maggiori entrate, avanzi di amministrazione e risparmi di bilancio. Restano però da coprire oltre 241 milioni, motivo per cui è stato deciso l’aumento dell’Irpef regionale. Nessun incremento per i redditi fino a 15 mila euro. Per chi guadagna tra 15 mila e 28 mila euro l’aumento medio sarà di circa 4 euro al mese, mentre per i redditi superiori a 50 mila euro si arriverà a oltre 66 euro mensili. Ma proprio durante la conferenza sono emerse anche diverse incongruenze. Se da una parte la Regione attribuisce tutto al sottofinanziamento nazionale, dall’altra ha annunciato misure di controllo della spesa, monitoraggio dei direttori generali, contenimento delle consulenze e lotta agli sprechi che implicitamente riconoscono criticità gestionali pregresse. A far discutere è anche il rapido peggioramento dei conti: appena due anni fa il deficit sanitario pugliese era stato sostanzialmente azzerato, mentre oggi la Regione parla già di un ulteriore squilibrio di circa 145 milioni maturato nei primi mesi dell’anno. Il rischio evidenziato dalle opposizioni è che i pugliesi paghino più tasse senza vedere miglioramenti immediati nei servizi sanitari, tra liste d’attesa, pronto soccorso congestionati e carenza di personale.
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