I fari della Corte dei conti riaccendono l’attenzione sull’annoso caso dei lavori di ricostruzione della duna a Ippocampo, nonostante i quali il villaggio turistico della Riviera Sud di Manfredonia continua ad allagarsi in caso di mareggiate. A marzo 2017 su queste colonne si rivelò come fosse stata aggiudicata in via definitiva all’associazione temporanea di imprese formata dal colosso bolognese C.C.C. spa e dalla sipontina Gianni Rotice srl la gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e realizzazione dei lavori relativi agli interventi di ricostruzione della duna in località Ippocampo, grazie ad un’offerta di 1.590.520,64 euro, pari a un ribasso del 5,789%. A otto anni di distanza il procuratore regionale Carmela De Gennaro e il sostituto procuratore generale Fernando Gallone della Corte dei conti hanno firmato un atto di citazione nei confronti di due tecnici del Comune di Manfredonia, chiamati a rispondere del danno erariale legato all’opera. Secondo la magistratura contabile, il responsabile unico del procedimento (rup) Giuseppe Di Tullo e il direttore dei lavori Gioacchino Angarano avrebbero omesso di tutelare gli interessi del Comune per salvaguardare quelli delle imprese appaltatrici. L’indagine della Corte dei conti è partita dall’esposto presentato da alcuni proprietari di case nel villaggio Ippocampo, ancora oggi soggetto a pesanti allagamenti nonostante l’intervento, il cui progetto prevedeva una nuova duna artificiale e gabbionate metalliche per contenere l’acqua. Poi, una perizia di variante eliminò le gabbionate, sebbene fossero stati sollevati dubbi da più enti e dal Politecnico di Bari. Per la Corte dei conti quella modifica “non garantiva più la finalità dell’opera” e i due tecnici avrebbero dovuto bloccare le imprese e chiedere i danni.
Nel 2023 il Comune rescisse l’appalto sostenendo ritardi autorizzativi, una tesi definita “incongrua” dalla Procura erariale, che sottolinea come il via libera regionale fosse arrivato da tempo e avesse certificato l’inadeguatezza delle varianti. Nonostante tutto, il Comune avrebbe già pagato il 98% dell’importo totale, pur in assenza del completamento dei lavori e senza garanzia sull’efficacia dell’intervento contro le inondazioni. Nell’atto di citazione la Corte dei conti è netta: gli ingegneri avrebbero dovuto agire per tutelare l’ente comunale, anche se ciò avrebbe comportato un danno per l’appaltatore. Un appaltatore che, nel frattempo, aveva assunto un ruolo istituzionale: Rotice era passato da costruttore a sindaco, nel periodo 2021-2023. Il processo davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti è fissato per il 18 febbraio prossimo. Intanto Di Tullo è coinvolto anche nell’inchiesta della Procura di Foggia sull’appalto della pubblica illuminazione.
“Non conosco questo atto di citazione da parte della Corte dei conti, non avendo ricevuto nulla”, commenta l’ingegnere Gianni Rotice a l’Attacco. “Ciò che va chiarito è come questa vicenda, al centro dell’odierna indagine, riguarda il rapporto tra Comune e Regione Puglia, non certo l’ati (associazione temporanea di imprese, ndr). Il contratto d’appalto risale al marzo 2017 e fu fatto con l’ati che aveva C.C.C. come capogruppo, oltre alla mia Gianni Rotice srl. Per la maggior parte i lavori, pari quasi al 98% del totale, furono completati a novembre 2019, quando il Comune di Manfredonia era commissariato. Restavano fuori lavori per 30-40.000 euro sull'ammontare complessivo di circa 1,6 milioni di euro”, continua l’edile.
“Non furono completati per questa restante e minima parte perché mancava l’atto VIA della Regione. Di fronte a questa situazione avrebbe dovuto essere l’ati a chiedere i danni secondo me. Da quel momento, ovvero da novembre 2019, parte delle opere furono utilizzate dei residenti e dall'amministrazione comunale. L’ati sollecitò la presa in consegna, avvenuta a dicembre 2020. In questa vicenda l’ati non c'entra nulla perché era una questione riguardante solo il rapporto tra Comune e Regione Puglia. L’ati uscì di scena a novembre 2019”, ribadisce l’imprenditore.
Ma resta in ogni caso il fatto che l’intervento non sia stato risolutivo, come in questi anni hanno più volte lamentato i residenti, pure tramite l’Attacco. “Non è che l'opera non abbia funzionato. Il problema di Ippocampo è un altro e sono gli allagamenti continui”, replica Gianni Rotice. “L’intervento in questione serviva a difendere il centro abitato e a togliere le acque dalle strade, non era finalizzato a risolvere il problema degli allagamenti. Ippocampo si allaga per altri motivi, ovvero per l'acqua del mare che entra nell'abitato e per il fenomeno della cosiddetta subsidenza. Quella che noi abbiamo realizzato è invece un'opera di difesa”.
L’ingegnere non ci sta, infine, a passare per chi ha tratto vantaggio da tale situazione. “Come sarebbe stata favorita La mia impresa? Questa vicenda riguarda, come ho spiegato, i rapporti tra Regione Puglia e Comune di Manfredonia. Senza il via libera della Regione non si potevano completare i lavori. Inoltre, ricordo a tutti una volta diventato sindaco, essendo socio di maggioranza della Gianni Rotice srl, tirai fuori la mia impresa dall’ati proprio per non creare situazioni di conflitto di interessi”.
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