Gli ultimi 20 anni de l’Attacco, i primi passi di un quotidiano instabile: 23/01/07 prima volta nelle edicole

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Dopo i cordiali preamboli e le presentazioni del nostro primo incontro, siamo pronti a iniziare questa lenta passeggiata archeologica fra le prime pagine di questo quotidiano.

Le parole sono importanti, esclamava Nanni Moretti in Palombella rossa, e non a caso scrivo "archeologia", perché gli ultimi vent'anni che abbiamo vissuto sono stati molto intensi, quasi fossero molti di più.  Abbiamo attraversato quattro lustri di profonde trasformazioni, vivendo gli anni della presunta, combattuta o in corso "rivoluzione digitale", su cui Gabriele Balbi ha scritto un interessante e tascabile saggio che vi invito a leggere dal titolo "L'ultima ideologia. Breve storia della rivoluzione digitale" (Laterza, 2022).

Dal 2007 a oggi il mondo dell'informazione si è trasformato in modo incredibile, c’è stata un'evoluzione darwiniana del settore stampa e sono rimasti in piedi solo coloro che sono stati capaci di resistere abilmente nel bene e nel male alle insidie del presente. Questo non significa che le storie che si sono fermate non sono interessanti o gloriose, anzi spesso dall’analisi della sconfitta si trovano tracce fondamentali per la ricostruzione del passato e del presente.

Ma torniamo alla nostra storia. L’Italia del 2007 è molto diversa: al governo c’è Romano Prodi, a capo dell’articolata coalizione extralarge de L’Unione, alle prese con le beghe quotidiane fra le diverse anime della sinistra, del centro-sinistra col trattino e del centro sinistra senza trattino, dei centristi e degli ambientalisti, dei giustizialisti e dei garantisti.

Contemporaneamente il contingente di truppe italiane ha appena lasciato l’Iraq e Silvio Berlusconi, leader incontrastato dell’opposizione, cavalca la protesta e il malcontento popolare tentando la spallata al governo nazionale. In Puglia, da pochi mesi, è cominciata la cosiddetta “primavera pugliese” di Nichi Vendola e c’è fermento politico nelle maggiori città di Capitanata. 

È il 23 gennaio di quell'anno quando l'Attacco arriva per la prima volta nelle edicole di Capitanata e l’approfondimento di oggi sarà dedicato al primo editoriale e ad alcuni articoli presenti nella copia numero 1 di questo viaggio che sa di inchiostro e di parole tuttora capaci di farci riflettere.

Come da tradizione il biglietto da visita di un quotidiano è rappresentato dall’esordio della penna del direttore; per questa occasione, è Piero Paciello ad avere l'onore di varare questa nave e sceglie come titolo del lancio "Il giornale che non deve chiedere". Mai", parafrasando lo slogan di una delle pubblicità che hanno lasciato il segno nell'immaginario collettivo. Un editoriale che si apre con un inciso in contrasto con la mansuetudine spesso ricercata nella carta stampata: 

“Non fatevi illusioni. Per sei mesi l’Attacco sarà un quotidiano instabile, sperimentale, incostante, ricco di indefinitezze e anomalie. Sarà un giornale di 16, 24 e, talora 32 pagine. Sarà in edicola dal martedì alla domenica con una particolarità aggiuntiva. L’edizione del sabato rimarrà in edicola anche la domenica sul modello dei quotidiani tedeschi mentre il giorno del Signore ad accompagnare il numero del weekend ci sarà un foglio di 4 pagine”.

Fin dalla prima pagina si intuisce la mission di questo “quotidiano instabile" che non mira solo a colmare un vuoto informativo in un determinato momento storico e in uno spazio geografico ben preciso, ma punta a sorprendere il lettore innovando. Del resto, in un'epoca di transizione come quella del 2007, è proprio ciò di cui c’era e tuttora c’è bisogno nel nord della Puglia spesso conosciuto per primati non lusinghieri. Queste parole, che sanno di futurismo, lasciano poi spazio a una pianificazione a lungo termine della semina giornalistica:

“Sarà un giornale modulare, pieno di inserti e sezioni speciali, con formati inediti e stili informativi inconsueti. Per sei mesi, promettiamo un sano e temperato disordine creativo. Poi sarà l’età adulta. Il sito web sarà on line a partire da lunedì 13 febbraio. L’Attacco costerà 50 centesimi per tutto il suo primo ciclo di vita stimato nell’ordine dei tre anni”.

Si parte con un onesto prezzo popolare ottimo per fidelizzare i lettori, ma che rappresenta anche un "attacco" agli altri giornali concorrenti, le cui copie costavano fra 1 e 1,50 euro sempre in questo caro – ma non carissimo - 2007 se pensiamo che suppergiù gli stipendi medi sono rimasti gli stessi. A parte notare l’azzeccata campagna di marketing (perdonatemi l’azzeccata di dipietresca memoria, ma fa tanto contestualizzazione di questi anni narrati), di questa inaugurazione di inchiostro colpisce la presa di posizione del direttore, che dichiara da che parte sta il quotidiano, in un'epoca di nette divisioni di campo, ricordate con la metodica ironia di Giorgio Gaber nella nota canzone "Destra-Sinistra":

“L’Attacco sarà un giornale schierato. Dirò di più. Sarà da una parte. Sarà in mezzo. L’Attacco sarà il quotidiano della società di mezzo ovvero di quel singolare ancorché debole impasto di autonomie dell’impresa, delle professioni, del commercio e della cultura che talora tira fuori la testa. Proprio quando non se può più. E siamo vicini al punto di rottura. L’Attacco non crede alla retorica della società civile ma scommette su quote significative di opinione pubblica avvertita, partecipe, laica”.

Attenzione, però: si parla di essere in mezzo, da non confondersi con il posizionarsi politicamente al centro, come recitava l’orgoglioso slogan della campagna elettorale dell’anno prima dell’Udc di Pierferdinando Casini "Io c'entro".

Le provenienze e le posizioni politiche all'interno della redazione sono infatti numerose, varie e diverse. "Stare in mezzo" è un'espressione che usiamo nel linguaggio quotidiano quando accusiamo qualcuno di interessarsi a troppe cose o di dare fastidio: quante volte abbiamo sentito il classico: "Stai sempre in mezzo!".

Essere in mezzo alle questioni invece è una promessa impegnativa che, dopo quasi vent'anni, si può dire sia stata mantenuta, visto che l'Attacco è ancora oggi in mezzo a tutto ciò che accade in Capitanata e oltre; una situazione che mi fa pensare alla massima del commediografo latino Terenzio sulla necessità dell’interessarsi a quello che succede: "Homo sum: humani nihil a me alienum puto" che traduco sforzando di ricordare alcune reminiscenze di studi classici con “Sono un uomo e nulla di ciò che è umano mi è estraneo”. Un'esortazione proveniente dal passato che si può applicare al mondo dell’informazione esortando quel giornalismo che vuole sempre stare in mezzo ai fatti come quello del caro Sigfrido Ranucci, spesso ospite di questa terra, vittima di un attentato intimidatorio nei mesi scorsi. 

Il primo giorno di scuola de l’Attacco non è solo la presentazione ai lettori del piano editoriale ma subito si parte offrendo al lettore notizie ed approfondimenti su alcuni nervi scoperti della provincia di Foggia.

Luca D’Andrea, ora addetto alla comunicazione istituzionale del Comune di Foggia, scrive una cronaca dettagliata sul rischio di chiusura di una delle più grandi imprese pastarie pugliesi, intitolata “C’era una volta l’Impero di Ciccio Tamma – Dai fasti degli anni Ottanta al drammatico declino degli ultimi anni”.

Sono diversi gli aspetti che colpiscono di questo reportage del giovane giornalista, che ha avuto il compito di scrivere le prime due pagine della storia di un nuovo quotidiano: in primis, l’attualità della notizia; la precarietà delle imprese in Capitanata è, purtroppo, tuttora una delle maggiori piaghe che ostacolano lo sviluppo di questa terra. Colpiscono, inoltre, la minuziosità dei particolari e la divisione dello speciale in due pagine: un puntuale excursus storico dal titolo Album di famiglia e un approfondimento sulle Le ragioni della crisi.

Un ritratto a tutto tondo della società della pasta riportando meriti e demeriti, sogni e bisogni, come traspare dal titolo “Tamma, riservatezza e affari. Storia di una dinastia, da donna Serafina a oggi”.

Oltre a ricostruire le vicende che hanno portato la società di Cerignola a raggiungere l’apice negli anni Ottanta, si cerca di individuare le cause di questa situazione di disagio. Riportiamo di seguito alcune parti: “L’origine della crisi: il fallimento Del Verde, tra bilanci falsati e strane alleanze societarie” e “Il mercato: Il conflitto con Barilla e Divella e le discriminazioni della Gdo”, dedicato agli sforzi dell’impresa di Capitanata per raggiungere i propri concorrenti:

“Grazie a una nuova campagna promozionale, a un packaging di forte impatto e una nuova politica aziendale sulla qualità dei prodotti, Tamma è riuscita a conquistare una discreta posizione sul mercato. Purtroppo però, non raggiungendo gli obiettivi attesi. Il sostanziale duopolio Barilla - Divella ha fatto sì che l’azienda foggiana trovasse non poche difficoltà nei punti vendita della grande distribuzione”. 

Nell’altra pagina si riporta un drammatico appello del presidente Domenico Tamma alla comunità, “Aiutateci, altrimenti finisce la nostra storia”, e si amplia l’indagine sulle ragioni di un crollo:

“La crisi aziendale è iniziata con il fallimento del Pastificio Del Verde di cui la Tamma era socio di maggioranza con il 60% delle quote azionarie” e si riportano quali sono le speranze per il salvataggio “l’azienda spera di ottenere la liquidità necessaria ad una operazione edilizia nella città di Cerignola da molto tempo bloccata dal Comune”. 

Inoltre, viene pubblicata l'intera lettera di Domenico Tamma indirizzata al sindaco di Cerignola, Matteo Valentino, e viene riportata una sezione delle dichiarazioni virgolettate dei personaggi coinvolti nella vicenda, come il primo cittadino della città ofantina, che dichiara "Non pensino di scaricare sull'amministrazione tutte le loro responsabilità", i vertici del gruppo Tamma, che rispondono "Evitiamo di dare giudizi affrettati sulle questioni interne di un'azienda seria", e l'imprenditore Vincenzo Divella, uno dei maggiori produttori di pasta del Mezzogiorno, che esorta gli enti locali: "La provincia e il comune non possono far finta di nulla. Devono intervenire subito”.

Bisogna ricordare che, oltre a essere uno dei soci del noto pastificio, Divella è il protagonista di un esperimento amministrativo di commistione tra il centrosinistra e gli esponenti dell'imprenditoria progressista, in voga nella fase che ha portato alla creazione del Partito Democratico, sempre nel 2007. Oltre a Divella, in provincia di Bari, dal 2004 al 2009, esperimenti simili si sono avuti in altre regioni italiane, come nel caso delle amministrazioni regionali guidate da Riccardo Illy, imprenditore del caffè in Friuli Venezia Giulia dal 2003 al 2008, e da Renato Soru, fondatore di Tiscali e fra i pionieri di internet, in Sardegna dal 2004 al 2008.

In questo primo intervento giornalistico sono presenti dei punti chiave che ci accompagneranno per tutta la storia de l’Attacco. La struttura di questa inchiesta su una crisi aziendale diventerà il modello utilizzato in tutte le successive avventure imprenditoriali altalenanti analizzate dal quotidiano, con uno spazio equamente suddiviso tra notizie di cronaca, voci degli imprenditori, posizioni dei dipendenti e opinioni delle personalità del settore coinvolte.

Mentre in questo primo numero si riportano dichiarazioni di personalità ed esperti di settore nazionali, nel corso del tempo questa scelta si evolverà e diventerà sempre più assidua fra le pagine del giornale la presenza di interviste. A diversi di questi intervistati le domande de l’Attacco hanno portato bene visto che nel giro di pochi anni hanno avuto un risalto fuori dai confini regionali. Solo nei primi tre mesi di pubblicazione sono stati intervistati personaggi del calibro di Gianrico Carofiglio, Michele Emiliano, Nicola Fratoianni, Bianca Guaccero, Carlo Formigoni, Pina Bausch.

Ai tempi dell'intervista, Carofiglio era pubblico ministero proprio a Foggia, occupandosi di criminalità organizzata, e si stava affermando come scrittore noir con la saga dell'avvocato Guerrieri, che prossimamente andrà in onda su Rai Uno con protagonista Alessandro Gassmann. In seguito, Carofiglio è diventato senatore del Partito Democratico dal 2008 al 2013, per poi lasciare la magistratura e concentrarsi sulla scrittura, diventando uno degli opinionisti di punta di La7. 

Il 2007 è un anno propizio per Michele Emiliano che Emiliano diventa segretario regionale del Partito Democratico e coordinatore nazionale dell’Anci grazie al lavoro amministrativo svolto a Bari, dove era stato eletto sindaco nel 2004 sconfiggendo Luigi Lobuono, già presidente della Fiera del Levante e pochi mesi fa redivivo candidato alla presidenza della Regione per il centrodestra. Emiliano ha cominciato la sua carriera politica sull'onda del rinnovamento della classe dirigente del centrosinistra locale e nazionale, che prevedeva la candidatura di esponenti della società civile. Nel caso di Bari, i partiti puntano sulla sua figura da “sceriffo buono”, già sostituto procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia. Emiliano, come Carofiglio, è un magistrato che riesce a creare un feeling particolare con il mondo dei mass media e della stampa, dialogando con il mondo dell’informazione con grande disponibilità e collaborazione. Anche in questo caso, l'intervista si rivela di buon auspicio, perché la carriera di "Michelone" è in continua ascesa: prima la rielezione a sindaco nel 2009, poi la promozione a furor di popolo a governatore nel 2015, la partecipazione alle primarie nazionali del Partito Democratico nel 2017 come outsider, ottenendo un lusinghiero 11% a livello nazionale e il 70% in Puglia, e infine la rielezione nel 2020, mantenendo la percentuale di consensi del 47%. Da non dimenticare, nell'interregno fra la fine del suo decennio da sindaco e l'inizio della sua presidenza della Regione, la parentesi dal 2014 al 2015 come assessore alla legalità al Comune di San Severo, un'esperienza fondamentale per la creazione di legami fra il politico barese e la classe dirigente della provincia di Foggia, le cui cronache troveranno ampio spazio sulle pagine de l'Attacco.

Dal momento dell'intervista ad oggi, Nicola Fratoianni ha vissuto un percorso politico caratterizzato da una progressiva crescita all'interno della sinistra italiana. La sua svolta è avvenuta nel 2004, quando si è trasferito in Puglia e ha assunto l'incarico di segretario regionale di Rifondazione Comunista. Ha seguito da vicino l'epopea che ha portato Nichi Vendola a vincere inaspettatamente le primarie di gennaio 2005 con il 50,9% dei voti, pari a circa 40.358 preferenze. Il suo avversario principale era Francesco Boccia, sostenuto da Massimo D'Alema e dalla Margherita, che ha ottenuto il 49,1% dei voti, pari a circa 38.676 preferenze. In seguito, cavalcherà l'effetto Vendola che porterà Rifondazione al 7% in quella tornata elettorale.  

Nel 2009, in seguito all'uscita da Rifondazione Comunista, ha contribuito alla fondazione del Movimento per la Sinistra, poi confluito in Sinistra Ecologia Libertà (SEL), ricoprendo incarichi di coordinamento nazionale e diventando uno dei protagonisti della stagione delle Fabbriche di Nichi, luogo "fisico e virtuale" della proposta politica vendoliana, trampolino di lancio dal quale il governatore della Puglia ha lanciato la sua sfida per la leadership del centro-sinistra, dagli sviluppi criptici, come sottolineato nel saggio di un'altra grande mente pugliese, Onofrio Romano, che scrive "La fabbrica di Nichi. Comunità e politica nella postdemocrazia" (Laterza, 2011). Gli sforzi di Fratoianni lo porteranno, nel 2010, a essere nominato assessore regionale con deleghe alle politiche giovanili e all'innovazione sotto la seconda presidenza Vendola. Nel 2013 è stato eletto deputato in Puglia nella lista di Sinistra Ecologia Libertà, successivamente diventata Sinistra Italiana, di cui è stato segretario nazionale dal 2017, sostituendo il suo mentore Vendola.

Approfitto di questo riferimento a Fratoianni per una digressione statistico-politica, dal 2007 le forze politiche a sinistra del Pd in Italia hanno mostrato una stabilità di consenso complessiva attorno a circa 1 milione di voti quando si candidano in tandem con le forze ambientaliste. Questo nonostante diversi cambi di denominazione, mutamenti nelle leggi elettorali, e variazioni nelle alleanze.

Alcune eccezioni ci sono state, come Liberi e Uguali nel 2018, che pur avendo una percentuale maggiore rispetto ad alcune liste precedenti, non ha superato il milione di voti mancando del sostegno delle liste verdi. D'altra parte, il sogno di raggiungere due milioni di voti non si è ancora concretizzato, elemento che sottolinea come in politica il "risultato" è spesso percezione e dipende anche dal sistema di assegnazione dei seggi più che dal solo numero assoluto di voti. Anche il lodevole risultato alle ultime europee del 2024 del 6,78% corrisponde ad 1 milione e 200mila elettori.

Conclusa la parentesi politica, passiamo alla cultura e all’intrattenimento che sono parti integranti della vita non solo di un giornale ma di un territorio. Non a caso nelle note classifiche nazionali sulla Qualità della Vita tengono conto dell’asticella culturale e artistica di un territorio. A rispondere alle domande de l’Attacco è l’attrice e presentatrice bitontina Bianca Guaccero, reduce in quel periodo dal successo della miniserie Assunta Spina e della popolare fiction Capri, entrambe trasmesse su Rai Uno.  In questa intervista, l'attrice parla del suo legame con la terra d'origine e dei suoi obiettivi professionali che, due anni dopo, la porteranno a diventare co-conduttrice del Festival di Sanremo insieme a Pippo Baudo. Successivamente, si è divisa tra cinema, fiction, teatro e conduzione televisiva, diventando popolare per la conduzione di programmi pomeridiani come Detto Fatto e vincendo Ballando con le stelle.  Anche in questo caso, bisogna ammettere che la scelta degli intervistati è stata molto oculata. Dulcis in fundo, ricordiamo altre due interviste a due eccelse personalità scomparse ma ancora vive nei ricordi di chi ama il teatro e la danza: Carlo Formigoni fondatore del Teatro Kismet di Bari scomparso nel 2024 e la coreografa e ballerina tedesca Pina Bausch in una delle sue ultime interviste.  Entrambi personaggi di caratura artistica e morale che hanno scelto la Puglia come palcoscenico e laboratorio a cielo aperto.

Carlo Formigoni, fondatore del Teatro Kismet, ha caratterizzato un percorso di valorizzazione teatrale in Puglia partendo da esperienze internazionali, come il festival di Berlino, fino ad avviare un laboratorio teatrale assieme al Centro Universitario Teatrale di Bari, dando vita a una fucina locale di talenti teatrali e artistici come Augusto Masiello, Paolo Sassanelli e altri. Esperienze culturali che ho avuto il piacere di scoprire durante la scrittura del libro “Casa Arci! Sessant’anni di associazionismo in Puglia” (Andrea Pacilli 2019).

Pina Bausch, coreografa e ballerina tedesca di fama internazionale, ha scelto la Puglia come sua terra d'adozione, contribuendo con la danza contemporanea a favorire la creazione di una scena culturale dinamica e aperta all'internazionalismo. Entrambe queste personalità hanno incarnano la vocazione a creare un ponte tra culture diverse e sperimentazione artistica, trasformando la nostra regione in un punto di riferimento europeo per le arti performative.

(Vito Saracino - ricercatore della Fondazione Gramsci di Puglia e professore a contratto di Storia sociale dei media)

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet