“Ad oggi il servizio risulta essere poco efficiente e molto oneroso e non competitivo con esperienze analoghe”. Questa è la conclusione dell’architetto Cristoforo Pacella, estensore della relazione che analizza l’efficienza, l’efficacia e l’economicità del servizio di igiene urbana svolto da ASE a Manfredonia. Tanto l’amministratore unico ASE Marcello Danisi quanto il primo cittadino Domenico la Marca hanno rinviato le valutazioni all’esito della ricezione del documento di Pacella. Da qualche giorno è a Palazzo San Domenico e l’Attacco ha potuto prenderne visione. Le circa 320 pagine della relazione sviscerano – dal 2021 al 2024 - la struttura del personale e della flotta impiegata da ASE; la fornitura delle attrezzature e del materiale di consumo; le quantità di rifiuti prodotti a Manfredonia; l’organizzazione del sistema di raccolta, di igiene urbana, di gestione del Centro Comunale di Raccolta e del Centro Ecologico e delle attività di trasporto e conferimento dei rifiuti, facendo emergere svariati elementi di criticità. Innanzitutto, l’analisi sulle quantità di rifiuti prodotti dal Comune di Manfredonia ha messo in evidenza “il mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo previsto dal legislatore nazionale del 65% oltre che la riduzione del 4,27% dal 2021 al 2024”. Per quanto concerne la voce riferita al personale, emergono due aspetti. Il primo è rappresentato dallo “scollamento tra le previsioni di piano e quanto rappresentato dall’amministratore unico p.t. all’interno del piano di programmazione pluriennale 2021-2024 per le assunzioni del personale”. In esso, si prevedono assunzioni “dettate da motivazioni di "principio" non legate a specifiche esigenze operative dimostrate con dimensionamento tecnico e sostanzialmente differenti dalle previsioni di piano”. Ancora più rilevante è “il disallineamento tra la configurazione della platea "storica" e le previsioni di assunzione di piano e le unità effettivamente utilizzate”. I dati indicano che ASE non ha proceduto all’assunzione delle 15 unità definite dal Piano e non ha sostituito le unità di platea storica cessate.
Nella parte dedicata alla flotta impiegata da ASE emerge che, “in maniera inversamente proporzionale alle tempistiche di contratto, l’azienda ha provveduto ad incrementare la stessa con acquisti (in misura minoritaria) e noleggi, portando la dotazione iniziale da 58 automezzi a 66 automezzi”. Quasi tutti hanno più di 7 anni e questa vetustà ha significato “elevati costi di manutenzione per una spesa complessiva pari ad € 592.524,78 oltre IVA”.
Per i servizi di igiene urbana, le zone di spazzamento manuale e meccanizzato non corrispondono con quelle previste dal Piano e lo spazzamento manuale, nonostante siano impiegate unità che dovrebbero fare altro, viene espletato “con frequenze diverse e con un numero di unità di gran lunga inferiore rispetto a quanto previsto”.
Pacella ha poi dovuto ammettere la “mancata comprensione delle modalità di espletamento, in termini di operatori, mezzi e frequenze, dei servizi di lavaggio strade, di raccolta dei rifiuti abbandonati, di lavaggio dei contenitori carrellati, di disinfestazione e derattizzazione”. A suo avviso, gli ordini di servizio settimanali risultano “poco chiari e difficilmente verificabili e misurabili”.
Un “dispendio economico importante”, sarebbe quello causato quando si raccolgono le frazioni merceologiche. Anziché trasbordarle “da macchine satellite a quelle pianeta”, gli automezzi si recano direttamente all’impianto per le attività di conferimento. Il giudizio tranchant di Pacella è che “le attività di riassetto quotidiano – che non vanno confuse con le attività di rimozione degli abbandoni - che ASE effettua sono indice di inefficienza, inefficacia e di non economicità della gestione”.
Nel periodo 2021-2024, le spese generali sono aumentate dal 10% al 18% mentre i costi industriali sono scesi dal 90% all’82%. “Ai "risparmi" generati dai minori investimenti in termini di acquisto beni, gestione dei veicoli aziendali e ammortamenti vari – spiega la relazione - si contrappongono maggiori costi in termini di spese generali, come ad esempio le prestazioni di lavoro non dipendente, le spese di rappresentanza, gli accantonamenti per rischi, oneri diversi di gestione, svalutazione e gestione di esercizio”.
In coda, Pacella cerca di fornire indicazioni per l’Amministrazione comunale. Visto che il servizio si è basato “su una sostanziale assenza di programmazione sia tecnico/operativa che economica”, è ritenuto indispensabile che il servizio si basi invece su un Piano industriale e su uno economico e finanziario.
“Ad oggi il servizio risulta essere poco efficiente e molto oneroso e non competitivo con esperienze analoghe”. E, per fornire un esempio che avvalori le sue considerazioni, Pacella riporta il confronto tra la gestione del servizio a Manfredonia con Acerra e San Severo: due città con la stessa classe di popolazione e superficie territoriale. Un confronto dal quale emerge il costo del servizio a Manfredonia è superiore rispetto a quello riconosciuto negli altri due Comuni.
“Si fa notare che il costo del personale di Acerra è superiore in quanto l'asset amministrativo contempla unità in più rispetto ad ASE”.
“Dal raffronto si evince che la quota percentuale degli attuali costi generali sostenuti da ASE (18% del 2023) è superiore rispetto a quella prevista dagli altri Comuni (5% San Severo e 7% Acerra)”.
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