“Ho fatto richiesta di accesso agli atti per avere contezza dell’operato dell’Amministrazione riveniente da una delibera di Giunta in cui ci si limita a citare un accordo transattivo raggiunto in un giudizio vertente in materia di lavoro”. Vincenzo Di Staso – a quasi una settimana dall’ultimo Consiglio comunale - non riesce ancora a capacitarsi che gli sia stata negata la possibilità di conoscere “il ricorso introduttivo di controparte e la comparsa di costituzione del Comune. Ho chiesto solo questi atti di causa – precisa a l’Attacco - per verificare cosa è stato chiesto, perché gli è stato negato e comprendere anche come mai dopo abbiamo deciso di metterci d’accordo”. La delibera a cui si riferisce è la numero 105 del 15 maggio scorso. Leggendola, si notano subito due cose. È assente l’assessora Rita Valentino, lo è anche la sua collega di Giunta Maria Teresa Valente e, infine, manca pure l’assessore Giovanni Mansueto. Proprio quest’ultimo ha, oltre all’Urbanistica, la delega al Contenzioso e – cosa piuttosto insolita – la proposta di delibera non ha l’indicazione di chi l’ha presentata. Può farlo anche un dirigente, ma non c’è proprio nessuna indicazione. Di Staso aggiunge che “ho chiesto l’ordinanza resa dal Tribunale, che mi è stata data ma il cui testo corrisponde integralmente all’inciso riportato nella delibera di Giunta. Poi ho chiesto la nota di accompagnamento dell’avvocato del Comune, che mi è stata girata e che consiste solo nella remissione dell’ordinanza unita alla richiesta di istruzioni. Ma, come detto, il rifiuto oppostomi è qualcosa senza precedenti nella storia del nostro Comune”. Un consigliere comunale, in qualità di pubblico ufficiale, “ha il dovere e l’obbligo, sanzionato anche penalmente, del diritto alla riservatezza e del segreto. Quindi dire a un consigliere comunale che non gli si danno gli atti perché sono coperti da riservatezza è una cosa che non si può assolutamente condividere”.
Entrando nel merito della vicenda, L’ex candidato Sindaco di Strada Facendo ha ricostruito in aula consiliare la dinamica del contenzioso: “Sembra che riguarda addirittura il licenziamento di un dipendente comunale, a cui è seguito un accordo con la conseguente revoca del provvedimento di licenziamento che, invece, si è andato a tramutare in una risoluzione consensuale. Tutt’altra cosa giuridicamente – il suo appunto da addetto ai lavori, tra l’altro, visto che esercita la professione di avvocato -. Sono state anche riconosciute, in questo accordo, alcune somme a titolo di indennità e di ferie non godute che erano state precedentemente negate”.
È un segreto di Pulcinella che il dipendente comunale in questione sia l’ex comandante della Polizia Locale Vincenzo D’Anzeris, ritrovatosi ad essere indagato perché, nel marzo 2023, alla richiesta del Pubblico Ministero di fornire informazioni ai fini dell’inchiesta chiamata ‘Giù le mani’, avrebbe reso dichiarazioni false o comunque taciuto rispetto a ciò che sapeva. L’allora commissaria prefettizia Rachele Grandolfo revocò il decreto con cui era stato nominato comandante ad interim e, a distanza di tre mesi, gli fu comunicato il licenziamento.
Di Staso ha anche sottolineato i costi sostenuti dal Comune, in virtù del fatto che “questo giudizio, fino ad ora, ci è costato 8000 euro solo di difesa”, perciò ha chiesto chiarimenti sulle ragioni che hanno portato al licenziamento e alla successiva revoca, lamentando di essere “all’oscuro di tutto, mi è stato impedito di avere informazioni” e annunciando di voler informare il Prefetto di Foggia “affinché valuti se sia conforme questa condotta di impedire ai consiglieri comunali di avere accesso ad atti amministrativi”.
L’assessore Mansueto, che di professione è anch’egli avvocato, chiamato in causa per la delega al Contenzioso, ha chiarito in aula che si è trattato di una situazione particolare, risolta con una proposta conciliativa del giudice. “Mediante corresponsione da parte della resistente ed in favore della parte ricorrente – il testuale della proposta - della somma relativa alle giornate di ferie non godute, oltre alla riqualificazione del licenziamento intimato in termini di risoluzione consensuale alla data del predetto provvedimento espulsivo, con compensazione delle spese di lite e l’avvertimento di cui all’art. 91 cpc”.
Al riguardo dell’accesso agli atti, dopo aver premesso che “ritengo che la posizione espressa dal dirigente non sia priva o pretestuosa”, l’assessore ha voluto ricordare che “la pubblica amministrazione, per principio giurisprudenziale, può utilizzare il principio della riservatezza rafforzata in presenza di determinati requisiti e casi. Questa è una situazione particolare. La ritengo tale perché non è un semplice giudizio civile”.
Una spiegazione che non ha comunque convinto il consigliere d’opposizione Di Staso che aggiunge a l’Attacco che “mi vedo costretto a porre la questione all’attenzione del Prefetto Paolo Giovanni Grieco”. Che, al massimo, potrà sortire una richiesta di chiarimenti al segretario generale.
Una coda velenosa e polemica è quella riferita proprio al segretario generale Giacomo Scalzulli. È nel mirino delle opposizioni già da tempo e, nell’occasione dell’ultimo Consiglio comunale svoltosi venerdì 23 maggio, è diventato – suo malgrado – protagonista.
È il dirigente del Contenzioso, ciò significa che è stato lui stesso a opporre il diniego all’accesso agli atti chiesto da Di Staso. Ad un certo punto, pareva che volesse intervenire in aula per specificarne le ragioni ma, quando il presidente dell’assise Michele Iacoviello ha chiesto ai consiglieri l’autorizzazione per ascoltarlo, si sono scatenate le proteste delle opposizioni. “Non è questa la sede e nemmeno il momento. Il segretario generale deve rispondere con atti e documenti – la loro motivazione -, non certo partecipando al dibattito nell’aula consiliare”.
Iacoviello ha insistito ma, a quel punto, Scalzulli – scuotendo la testa per mostrare diniego - ha spostato il microfono che aveva davanti e non ne ha voluto più sapere.
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