La crisi politica che da mesi investe il Comune di Foggia è ormai degenerata in uno scontro aperto. In settimana si sono susseguiti l’affondo del capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Amorese, che ha chiesto le dimissioni della Sindaca Maria Aida Episcopo denunciando una città bloccata da inefficienze e assenza di visione, e il comunicato congiunto di Pd e M5S, principali forze del campo largo. I due partiti hanno riconosciuto criticità e stallo amministrativo, rivendicando però la volontà di assumersi responsabilità per sbloccare i provvedimenti urgenti e garantire stabilità, anche alla luce dell’emergenza sicurezza dopo i recenti episodi di cronaca. Una posizione letta da molti come un ultimatum alla Sindaca. Ieri mattina, l’Attacco ha incontrato Amorese per analizzare le ragioni della sua linea, il ruolo del centrodestra e le possibili soluzioni alla crisi.
Pd e M5S hanno di fatto sfiduciato Episcopo. È così?
Mi sembra un’evidente sfiducia nei confronti dell’amministrazione comunale e della Sindaca Episcopo, ma anche, in parte, verso Pd e M5S stessi, visto che in Giunta siedono loro assessori nei settori più importanti. Parliamo di ambiti che, secondo molti cittadini, funzionano male: rifiuti e verde con la vicesindaca Lucia Aprile (M5S), servizi sociali con Simona Mendolicchio (M5S), risultati assenti anche durante recenti sgomberi con situazioni delicate. Noi abbiamo più volte sollecitato interventi, anche in commissione territorio, senza essere ascoltati. Critico anche Davide Emanuele (Pd) per le partecipate. Nel trasporto pubblico locale manca un piano industriale e resta incertezza sul l’affidamento in house. In Am Service persistono problemi irrisolti. Non vedo programmazione. Si vive alla giornata, nonostante emergenze abitative, sociali e di sicurezza, su cui la Sindaca attribuisce colpe allo Stato pur avendo strumenti per intervenire.
Cosa pensa della proposta di istituzione della moschea in città? Non rappresenta un presidio di integrazione e, quindi, di legalità?
Una moschea a Foggia esiste già, nel Villaggio Artigiani, ed è frequentata dalla comunità musulmana. Non credo che realizzarne un’altra possa essere un deterrente rispetto a fenomeni di insicurezza o microcriminalità legati all’immigrazione. Sono però favorevole in modo categorico alla libertà di culto. Come vogliamo essere trattati al l’estero, così dobbiamo trattare chi vive qui. Allo stesso tempo, ritengo che la cultura islamica presenti elementi di chiusura, anche nei rapporti con il cristianesimo e sui diritti civili, soprattutto delle donne, quindi è un tema che può dividere. Per questo penso sia giusto coinvolgere i cittadini. Dobbiamo chiedere cosa ne pensano. Se la comunità non si sente pronta, va rispettata. Se invece si esprime diversamente, bisogna prenderne atto. La valutazione deve essere prudente, anche perché, trattandosi di un eventuale immobile o terreno comunale, la responsabilità ricadrebbe interamente sul Comune.
Se si andasse al voto, il centrodestra sarebbe competitivo questa volta?
Sicuramente ci stiamo attrezzando. Serve qualcosa in più di una maggiore collaborazione, ma siamo sulla strada giusta. La classe politica del centrodestra si è ringiovanita e dobbiamo aumentare il coinvolgimento. C’è unità tra i partiti e nelle prossime settimane lavoreremo per riunire segreterie e gruppi e costruire una proposta alternativa. Dall’altra parte vedo un’amministrazione in affanno. La vittoria del 54% nel 2023 di Episcopo e del campo largo si è sgonfiata, perché molti percepiscono una Giunta che non affronta i problemi né si assume responsabilità, mentre la città è in crisi su socialità, sicurezza, servizi e cultura. Noi possiamo intercettare questo malcontento, collaborando con le diverse componenti sociali e offrendo programmi concreti. Ripartendo dalle persone valide del centrodestra e mettendo da parte gli egoismi, possiamo presentarci alle prossime elezioni con una proposta credibile.
Cosa pensa di questa operazione moderata e liberale di Italia Civica?
È una buona iniziativa, se serve ad aprire il centrodestra al mondo civico. Gli attori coinvolti sono persone valide: Pasquale Cataneo di Italia del Meridione, Franco Nunziante di Prima Foggia, Marco Pellegrino della lista Di Mauro Sindaco e Raffaele Di Mauro. Come Fratelli d’Italia abbiamo però una forte pregiudiziale su Giuseppe Mainiero. Oggi non lo riconosciamo nel perimetro del centrodestra, perché vota alcuni provvedimenti con la maggioranza, senza motivazioni chiare, e attacca pubblicamente Fratelli d’Italia e altri esponenti. Nel 2023 si parlava addirittura di una sua candidatura a Sindaco con il M5S. Se però intraprendesse un percorso diverso, dichiarandolo e dimostrandolo nei fatti, si potrebbe valutare un allargamento. Se supera l’egocentrismo può essere utile. Dobbiamo comunque andare oltre e coinvolgere professionisti, categorie e cittadini pronti a impegnarsi su temi concreti.
Quali potrebbero essere?
Penso innanzitutto al quartiere Ferrovia. Chiuderei il viale della stazione, trasformandolo in un’isola pedonale e riqualificandolo, per rilanciare commercio e arredo urbano e riportare le persone in quella zona, che è l’ingresso della città. La pedonalizzazione darebbe uno slancio importante. Serve poi incentivare il commercio, migliorare la programmazione del verde e intervenire sulla rigenerazione di aree dismesse come l’ex mattatoio e l’ex istituto agrario di viale Fortore. Nello stesso quartiere Ferrovia si potrebbe avviare un’apertura verso il Villaggio Artigiani e il Rione Martucci, favorendo la logistica, riducendo traffico e inquinamento e sviluppando attività culturali e sportive. Sono anche primo firmatario della mozione sul Palazzetto dello Sport, su cui siamo in ritardo. Foggia ha bisogno di una grande struttura per eventi sportivi, culturali, teatrali e musicali, valorizzando il proprio patrimonio culturale.
Comunali, regionali, referendum, provinciali. Si gioca sempre e solo in una metà campo, quella del centro sinistra. Il centrodestra ha abbandonato il Mezzogiorno?
Credo che i partiti di centrodestra, a livello nazionale, abbiano attenzione per il Sud, ma pagano il fatto che molte regioni meridionali siano governate dal centrosinistra. Oggi le Regioni hanno un potere enorme, spesso superiore allo Stato su materie come sanità, acquedotto, cultura e turismo, con un rapporto diretto con i cittadini, mentre lo Stato interviene su fiscalità e lavoro. Il paradosso è che il centrosinistra, negli ultimi vent’anni, prima con Nichi Vendola, poi con Michele Emiliano e ora con Antonio Decaro, ha prodotto anche criticità come un disavanzo sanitario rilevante, eppure continua a essere premiato elettoralmente, segno che comunica meglio e riesce a coprire inefficienze. La sanità è oggi un nodo centrale. Servizi lenti o gestiti con logiche clientelari rischiano di mascherare i problemi reali. Il centrodestra deve fare di più. Una sconfitta ampia come quella alle regionali dimostra che serve un rinnovamento vero della classe dirigente, anche a Foggia, non solo anagrafico ma soprattutto nelle idee, costruendo una proposta credibile e condivisa.
In queste settimane vari episodi di violenza hanno colpito la città. C’è un problema di sicurezza evidente.
Sì, e credo che l’amministrazione stia facendo poco. È positivo che si voglia rafforzare la videosorveglianza. Noi, come centrodestra, avevamo lasciato un sistema di 270 telecamere, con il limite di tecnologie diverse da integrare, su cui poi hanno lavorato commissari e amministrazione. Tuttavia manca una strategia complessiva di sicurezza urbana. In passato organizzavamo i “weekend sicuri” nel centro storico, mentre oggi, proprio nei momenti di maggiore afflusso, questo presidio non c’è più. Valuto invece positivamente la prosecuzione di un progetto avviato da me su bullismo, cyberbullismo e sicurezza stradale. Ma serve uno sforzo più ampio. Bisogna investire con decisione su istruzione e cultura, coinvolgendo scuola e università, per contrastare povertà educativa e devianza giovanile.
Nel centrodestra si sta iniziando a ragionare sul nome di un prossimo candidato Sindaco?
Sui nomi ancora no. Stiamo lavorando su temi e metodo. Serve un approccio rinnovato, condiviso e inclusivo. Sono favorevole al coinvolgimento della società civile, soprattutto di chi non si riconosce più nel campo largo. Dobbiamo intercettare il sentimento delle diverse classi sociali e costruire proposte concrete. I nomi arriveranno di conseguenza. Oggi è il tempo dell’unità, dell’aggregazione e della definizione di un metodo che porti a una proposta credibile.
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