È finito al centro del dibattito sul concerto del Primo Maggio a Parco San Felice, ma più come volto esposto che come reale responsabile delle scelte contestate. Davide Eronia, 25 anni, è oggi uno dei protagonisti involontari di una polemica che ha soprattutto radici politiche e amministrative, e che si inserisce in un clima già segnato da forti tensioni interne alla maggioranza. Classe 2001, foggiano, laureato al Conservatorio Umberto Giordano, Eronia è uno di quei profili che negli ultimi anni hanno animato la scena artistica e musicale cittadina. Secondo chi lo conosce, lavora di fatto come freelance, collabora stabilmente con realtà del centro storico come il Timeless e costruisce eventi e serate con una cifra riconoscibile, legata ai linguaggi contemporanei. “È un ragazzo in gamba, preparato, con una passione autentica per la musica – racconta una fonte interna vicina all’organizzazione, sentita dall’Attacco – un’energia positiva per la città, in grado di mettere insieme esperienze e relazioni sul territorio”. Non è la prima volta che mette mano al Primo Maggio foggiano. “Questo è il terzo anno che contribuisce all’organizzazione del concertone, sempre in raccordo con l’assessorato alla Cultura”. Una continuità operativa che, negli anni precedenti, non aveva sollevato particolari criticità. La differenza, semmai, sta tutta nell’impianto formale costruito attorno all’edizione di quest’anno. “La novità è stata la costituzione dell’associazione 1 Maggio Foggia, fatta in tempi rapidissimi, con lui come riferimento operativo”. Ed è qui che nasce la frattura. “Il problema non è Eronia – sottolinea la fonte – ma il modo in cui si è deciso di strutturare l’affidamento. Si è voluto dare una veste formale a qualcosa che negli anni precedenti era stato gestito in maniera più fluida, ma lo si è fatto male e in fretta”. Una scelta che ha finito per esporre proprio il profilo più debole della catena decisionale. “Di fatto è stato messo in mezzo a una dinamica amministrativa confusa, senza le coperture politiche e comunicative necessarie e senza un supporto organizzativo adeguato”.
Il punto, nella ricostruzione, è tutto qui: responsabilità politiche a monte, esposizione operativa a valle. “Lui è finito nel tritacarne, ma le responsabilità sono della Sindaca, della giunta e dei partiti. Anche perché, una volta esplosa la polemica, nessuno ha davvero preso in mano la situazione”.
Nemmeno sul piano comunicativo. “È vero che l’associazione non ha una struttura, ma il Comune ha dato patrocinio e visibilità, mettendo il proprio logo sull’evento. In questi casi deve intervenire, spiegare, difendere. Invece silenzio. E questo perché sanno di essere in difetto sul piano procedurale”.
Un altro fronte di critica ha riguardato la direzione artistica. “Si è detto che la musica fosse lontana dai temi del Primo Maggio. Ma anche qui: se affidi completamente a un ragazzo la costruzione del cartellone, senza affiancarlo o indirizzarlo, è evidente che porterà il suo mondo”. Trap, sonorità contemporanee, un linguaggio generazionale. “Non puoi chiedere a un venticinquenne di fare altro se non quello che conosce e pratica. È mancato un livello politico-culturale di coordinamento, una linea che tenesse insieme contenuti e identità dell’evento”.
Sul piano dei numeri, poi, la lettura appare meno netta di quella circolata nei giorni successivi. “Non è stato un flop, come qualcuno ha raccontato. Negli anni scorsi si arrivava a circa 15mila presenze complessive nell’arco della giornata. Quest’anno siamo tra le 10 e le 12mila, con picchi significativi nel tardo pomeriggio, soprattutto nelle ore centrali del live. Un calo, sì, ma non un crollo”. Dati che restituiscono un evento comunque partecipato, al netto delle criticità organizzative e delle polemiche. A pesare, nel racconto pubblico della vicenda, sono stati anche i tempi strettissimi con cui si è arrivati all’affidamento e la cifra stanziata dall’amministrazione, circa 78mila euro. “Ma soprattutto – aggiunge la fonte – ha fatto discutere la sequenza temporale: atto costitutivo a fine marzo, statuto depositato a inizio aprile, iscrizione al registro pochi giorni dopo e, nel giro di una settimana, proposta, istruttoria e via libera della giunta. È questo che ha dato l’idea di un contenitore costruito all’ultimo momento, quasi su misura, senza i necessari passaggi di trasparenza per un evento di questa portata”.
Intanto, anche dentro la maggioranza, la vicenda ha prodotto effetti. “Ha creato malumori, perché si inserisce in un contesto già fragile e segnato da una verifica politica complicata. Ma né Eronia né l’assessora Amatore sono stati sostenuti fino in fondo. Sono rimasti esposti, senza una copertura politica chiara, né da parte dell’esecutivo né del Pd, quasi isolati nel momento più delicato”. Il risultato è un corto circuito che va oltre il singolo evento. “Eronia ne esce come un ragazzo che ha lavorato, con i suoi limiti e le sue scelte, ma dentro un quadro che non ha costruito lui e che non ha gestito lui. Le responsabilità stanno altrove, e sono tutte politiche e amministrative”. Un’organizzazione, dunque, lasciata a metà tra improvvisazione e formalizzazione tardiva, che ha finito per trasformare un appuntamento cittadino in un nuovo terreno di scontro.
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