Il grado di restituzione delle risorse al territorio in interventi di promozione, nel caso della Camera di commercio di Foggia, è assai più basso rispetto alla media nazionale: 57,74% per CCIAA contro il 90,96%. E’ uno dei dati più interessanti che emergono dal report sul controllo strategico, approvato lo scorso 29 settembre dalla giunta camerale presieduta da Pino Di Carlo. “L'attività di valutazione e controllo strategico consiste nell'analisi, preventiva e successiva, della congruenza e/o degli eventuali scostamenti tra le missioni affidate dalle norme, gli obiettivi operativi prescelti, le scelte operative effettuate e le risorse umane, finanziarie e materiali assegnate, nonché nella identificazione degli eventuali fattori ostativi, delle eventuali responsabilità per la mancata o parziale attuazione, dei possibili rimedi”, ha spiegato la segretaria generale Lorella Palladino. “Quindi, è finalizzata a evidenziare gli scostamenti delle attività e dei risultati rispetto ai programmi individuati dal consiglio e agli standard prefissati, con lo scopo di determinare modalità di miglioramento nell'espletamento delle attività e dei servizi camerali. L'attività è inoltre finalizzata alle eventuali correzioni da apportare alle linee di indirizzo e ai documenti di programmazione”. Il report di controllo strategico 2025 della Camera di commercio di Foggia è stato trasmesso dall’OIV (Organismo Indipendente di Valutazione) e sottoposto all’esame della giunta.
“L’esercizio a cui si riferisce tale analisi è il secondo del quinquennio di vigenza degli organi camerali in carica, insediatisi nel 2024. L’OIV, nel corso del 2025, ha monitorato costantemente gli obiettivi strategici che l’ente si era prefissato e che con la programmazione annuale hanno trovato nel PIAO una sistematizzazione e concretizzazione, in termini di obiettivi operativi e indicatori, ottenendo un risultato della performance di ente pari al 99,73%. Nella programmazione sono stati considerati anche i quattro obiettivi condivisi dal Sistema camerale: sostenere lo sviluppo dell'internazionalizzazione delle imprese, favorire la transizione digitale e tecnologica, favorire la transizione burocratica e la semplificazione, garantire la salute gestionale e la sostenibilità economica dell'ente”, ha aggiunto Palladino.
Rispetto allo stato di salute economica dell’ente, nel report sono considerati diversi indicatori di solidità, a cominciare dall’indice di equilibrio strutturale (18,19% rispetto al 19,71% della media nazionale), a proposito del quale si legge che “dopo una prima fase più discontinua, con la flessione registrata nel 2023, la CCIAA ha recuperato capacità di copertura degli oneri strutturali attraverso i propri proventi strutturali” e che “il livello raggiunto rimane lievemente inferiore al benchmark (standard, ndr) nazionale, ma il divario si è sensibilmente ridotto rispetto agli anni precedenti”.
Passando all’equilibrio economico al netto del fondo di perequazione, “la posizione della Camera di Foggia appare strutturalmente migliore rispetto al benchmark di confronto: nei cinque anni l’indicatore si mantiene sempre al di sotto del 100%”. E, si aggiunge, “dopo il livello particolarmente favorevole del 2024, nel 2025 l’indice risale: ciò segnala una riduzione del margine disponibile rispetto all’esercizio precedente, ma non un deterioramento tale da compromettere l’equilibrio. La Camera conserva infatti una capacità autonoma di equilibrio economico superiore al sistema di confronto”.
Sono stati poi esaminati gli indicatori di solidità patrimoniale e finanziaria, a partire dall’indice di struttura primario, che misura la capacità delle CCIAA di finanziare le attività di lungo periodo interamente con capitale proprio. Per l’ente camerale di Foggia è 93,38% contro il 144,02% della media nazionale, tanto da far scrivere nel report: “Il valore dell’indicatore cresce senza interruzioni dal 2021 al 2025, evidenziando il progressivo rafforzamento della capacità di finanziare gli investimenti durevoli con mezzi propri. Tuttavia, il valore rimane inferiore al 100%, per cui il patrimonio netto non copre ancora integralmente le immobilizzazioni. Permane una distanza significativa dalla media nazionale, quindi rappresenta il principale ambito nel quale il profilo patrimoniale della Camera presenta ancora un margine di consolidamento rispetto al sistema nazionale”.
Il margine di struttura finanziaria misura la capacità dell'ente camerale di far fronte ai debiti a breve termine mediante la liquidità disponibile o con i crediti a breve. “Sul versante finanziario di breve periodo emerge una situazione solida. L’attivo circolante è stabilmente pari a circa due volte le passività correnti. La flessione dell’ultimo anno va relativizzata: più che evidenziare una tensione finanziaria, rappresenta un ridimensionamento di un margine che resta molto ampio”, afferma il report dell’OIV. “Rispetto al benchmark la CCIAA di Foggia presenta una dotazione di capitale circolante meno abbondante, ma tale da garantire una robusta sostenibilità finanziaria di breve termine”.
C’è poi l’indice di liquidità immediata, che misura l’attitudine ad assolvere, con le sole disponibilità liquide immediate agli impegni di breve periodo. A Foggia è pari al 149,09% rispetto al 215,45% della media nazionale e nel report si dice al riguardo: “La Camera presenta una liquidità adeguata e priva di segnali di tensione lungo tutto il periodo considerato, sebbene molto meno abbondante rispetto alla media del sistema. La lieve contrazione del 2025, coerente con quella del margine di struttura finanziaria, si colloca ancora all’interno di un quadro di piena sostenibilità finanziaria”.
Le conclusioni sono nette: “Dall’analisi emerge che l’ente è caratterizzato da una struttura piuttosto snella in termini di personale allocato nelle macro-funzioni di supporto e da una presenza relativamente elevata di under 50. Si evidenzia una mediocre salute economica, un grado medio di efficienza e un livello suscettibile di miglioramento di efficacia/qualità”. Due i punti di forza: i costi di personale e funzionamento per impresa; i costi di tenuta del Registro imprese rispetto al bacino d'utenza. Tre, invece, i punti di debolezza: la capacità di coprire le immobilizzazioni col patrimonio netto; l’incidenza dei costi dei processi di supporto interno; la capacità di restituire risorse al territorio.
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