Caso Rsa di Monte Sant’Angelo, il Comitato delle Famiglie degli Ospiti: “Nessuno potrà dire di non sapere”

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Le criticità della Rsa pubblica Villa Santa Maria di Pulsano, a Monte Sant'Angelo, continuano a preoccupare le famiglie degli ospiti. Dopo i rilievi del Dipartimento di Prevenzione dell'Asl Foggia, che ha riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali, il Comitato delle Famiglie torna a chiedere risposte alle istituzioni, interventi immediati e chiarezza sulle responsabilità. In un nuovo comunicato, il gruppo ripercorre oltre due anni di segnalazioni, riferisce di aver presentato una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Foggia e di aver interessato la Corte dei Conti, sollevando interrogativi sulla vigilanza esercitata dagli enti pubblici e sull'utilizzo delle risorse destinate alla struttura. Una fonte interna, ascoltata telefonicamente da l'Attacco, conferma le denunce e sostiene che la situazione non sarebbe cambiata. "Il Comitato delle Famiglie degli Ospiti della Rsa Santa Maria di Pulsano torna a denunciare pubblicamente una situazione che, a distanza di un anno dal nostro precedente comunicato stampa e dopo oltre due anni di segnalazioni, non soltanto non risulta risolta, ma appare ulteriormente aggravata”, si legge nella nota. “L'ispezione effettuata dalla Asl presso la struttura avrebbe riscontrato gravissime carenze igienico-sanitarie e strutturali. Si tratta di circostanze estremamente preoccupanti, che impongono risposte immediate, provvedimenti concreti e l'individuazione delle responsabilità. Di fronte a tali riscontri, la domanda è inevitabile. Com'è possibile che, nonostante le ripetute denunce delle famiglie, si sia arrivati a questo punto? E soprattutto, perché le nostre segnalazioni non abbiano prodotto, fino a oggi, una soluzione effettiva e definitiva? Come Comitato non abbiamo mai smesso di segnalare le criticità della Rsa, chiedendo il rispetto delle norme, degli standard assistenziali e degli obblighi previsti dal contratto di gestione. Lo abbiamo fatto attraverso comunicazioni formali, richieste di intervento e denunce rivolte alle autorità competenti. Abbiamo presentato anche una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Foggia, nella quale confidiamo e dalla quale siamo in attesa di un riscontro che ci consenta di conoscere gli sviluppi e gli eventuali provvedimenti adottati. Abbiamo inoltre interessato la Corte dei Conti, perché la vicenda non riguarda soltanto la qualità dell'assistenza e la dignità delle persone ospitate, ma anche l'impiego di risorse pubbliche destinate a finanziare servizi che devono essere effettivamente erogati nel rispetto delle condizioni contrattuali e della normativa vigente", prosegue il Comitato. "Se vengono corrisposti denari pubblici per un servizio che, come denunciato e come emergerebbe dai recenti accertamenti, presenta gravi carenze e possibili inadempienze contrattuali, è doveroso verificare se sussistano responsabilità amministrative e contabili e se vi siano eventuali danni per le finanze pubbliche. Ogni euro pubblico deve corrispondere a un servizio realmente prestato, adeguato e conforme agli obblighi assunti. Non è accettabile che le famiglie continuino a vivere nell'angoscia per i propri cari mentre gli obblighi di tutela delle persone fragili rischiano di rimanere sulla carta. Per questo chiediamo che le autorità competenti facciano chiarezza sulle iniziative intraprese, sugli esposti presentati e sulle ragioni per cui, dopo tanto tempo, le criticità denunciate continuerebbero a persistere". Il Comitato concentra quindi l'attenzione sulla vigilanza esercitata dagli enti pubblici e sulle ragioni per cui le segnalazioni delle famiglie non avrebbero prodotto in precedenza risultati risolutivi. Nel comunicato vengono chiamati in causa l'Asl, il Comune di Monte Sant'Angelo, la Regione Puglia e le altre autorità competenti. "Non basta constatare oggi ciò che le famiglie denunciano da anni. Occorre spiegare perché le segnalazioni non abbiano determinato prima interventi risolutivi, quali controlli siano stati effettuati, quali irregolarità siano state rilevate e quali conseguenze siano state adottate nei confronti dei responsabili di eventuali inadempienze. Chiediamo alla Asl, al Comune di Monte Sant'Angelo, alla Regione Puglia e a tutte le autorità competenti di assumersi le rispettive responsabilità istituzionali, ciascuno per quanto di propria competenza. Chiediamo, soprattutto, che vengano garantite trasparenza e tracciabilità delle decisioni. Le famiglie hanno diritto di sapere se le proprie denunce siano state esaminate, quali verifiche siano state eseguite e quali misure concrete siano state disposte. Gli ospiti della Rsa non possono essere lasciati in una condizione di incertezza mentre le istituzioni si limitano a intervenire quando le criticità sono ormai diventate oggetto di nuovi e gravi accertamenti". Tra i passaggi più delicati del documento c'è quello dedicato al Sindaco di Monte Sant'Angelo, Pierpaolo D'Arienzo.

"Non possiamo, inoltre, ignorare quanto emerso nel dibattito pubblico e nelle notizie di stampa circa i rapporti tra il Sindaco di Monte Sant'Angelo e il soggetto gestore della Rsa. Nel nostro precedente comunicato avevamo già richiamato le dichiarazioni rese dal Sindaco durante il Consiglio comunale del 22 settembre 2025, nelle quali venivano riconosciute criticità riguardanti l'adeguamento strutturale, l'igiene, le figure professionali e le ore minime di assistenza. Avevamo inoltre contestato i contenuti delle comunicazioni rese pubbliche dalla stampa, dalle quali emergevano interlocuzioni relative alle assunzioni rivolte al gestore della struttura. Oggi, alla luce dei nuovi riscontri ispettivi, riteniamo che quelle questioni non possano essere archiviate né liquidate come una polemica politica. Il Sindaco deve chiarire quale sia stata la sua effettiva condotta rispetto alle criticità della Rsa e quali iniziative abbia assunto, nel tempo, per tutelare gli ospiti. Se, come riportato dalla stampa, vi sono state interlocuzioni riservate con il soggetto gestore riguardanti l'assunzione del personale, è legittimo chiedere quali fossero le vere finalità di tali interlocuzioni, in quale contesto siano avvenute e se siano state mai accompagnate da un impegno altrettanto concreto per affrontare le gravi carenze della struttura", scrivono i firmatari.

"Non formuliamo giudizi di responsabilità che spettano alle autorità competenti. Ma riteniamo politicamente e istituzionalmente doveroso pretendere chiarimenti su comportamenti che, se confermati nei termini riportati, solleverebbero interrogativi seri sull'opportunità e sulla priorità attribuita agli interessi in gioco. Mentre le famiglie chiedevano interventi per la sicurezza, la dignità e l'assistenza dei propri cari, ogni eventuale attenzione riservata a richieste di assunzione o a rapporti personali con il gestore avrebbe dovuto essere accompagnata, prima di tutto, dalla massima trasparenza e da un'azione concreta a tutela degli anziani. Il punto non è fare polemica. Il punto è stabilire se le istituzioni abbiano esercitato fino in fondo il proprio dovere di tutela e vigilanza e se gli interessi delle persone fragili siano stati realmente messi al primo posto". L'Attacco ha nuovamente cercato di contattare il Sindaco di Monte Sant'Angelo, Pierpaolo D'Arienzo, per raccogliere la sua posizione sulle questioni sollevate dal Comitato delle Famiglie, ma anche questa volta non è arrivata alcuna risposta.

Il documento richiama anche la condizione delle persone ospitate, molte delle quali non autosufficienti, e la necessità che la tutela degli anziani prevalga sulle esigenze organizzative ed economiche della gestione. "Queste famiglie non possono essere costrette a trasformarsi in controllori permanenti di un servizio che dovrebbe essere sottoposto a verifiche istituzionali rigorose e costanti. Non è sufficiente difendere l'esistenza di una Rsa sul territorio, invocare la salvaguardia dei posti di lavoro o richiamare le difficoltà organizzative ed economiche della gestione. Tutti questi aspetti possono essere importanti, ma nessuno può prevalere sul diritto degli ospiti a condizioni di vita dignitose e a un'assistenza conforme agli standard prescritti", sottolineano. "Una struttura non può considerarsi adeguata soltanto perché è aperta. Deve esserlo nei fatti, ogni giorno, in ogni ambiente e in ogni prestazione assistenziale. Le carenze che denunciamo non sono una questione astratta, né una disputa tra amministratori, gestori e famiglie. Sono una questione di civiltà, di responsabilità pubblica e di rispetto dovuto a chi non sempre è in grado di difendersi autonomamente". Nella parte conclusiva, il Comitato formalizza le richieste rivolte alle istituzioni. "Non chiediamo privilegi, non perseguiamo obiettivi politici e non intendiamo sostituirci alle autorità competenti. Chiediamo che ciascuno svolga il proprio compito, che le responsabilità vengano accertate nelle sedi appropriate e che gli ospiti ricevano finalmente la tutela che meritano", concludono.

"Dopo oltre due anni di denunce, dopo gli esposti presentati e dopo i nuovi riscontri ispettivi, non è più sufficiente promettere verifiche o richiamare genericamente l'esigenza di trovare soluzioni. Le famiglie hanno già atteso troppo. Gli ospiti non possono attendere oltre. Chiediamo alle istituzioni una risposta chiara a tre domande. Perché le denunce non hanno prodotto risultati risolutivi? Chi aveva il dovere di intervenire e non lo ha fatto, se ciò sarà accertato? Quali provvedimenti concreti verranno adottati, e in quali tempi, per garantire finalmente condizioni adeguate agli ospiti? A queste domande non si può rispondere con accuse politiche, dichiarazioni di circostanza o silenzi amministrativi. Si deve rispondere con atti, verifiche, provvedimenti e assunzione di responsabilità. Il Comitato continuerà a utilizzare ogni strumento legittimo a propria disposizione affinché siano tutelati i diritti degli ospiti, sia fatta piena luce sui fatti e siano accertate eventuali responsabilità. Non ci fermeremo perché siamo consapevoli che dietro ogni nostra richiesta ci sono persone fragili, famiglie preoccupate e diritti che non possono essere sacrificati. La dignità degli anziani non è negoziabile. La tutela delle persone fragili non è una concessione. Il rispetto della legge non è facoltativo. E il silenzio di fronte a denunce così gravi non può diventare la normalità".

A rafforzare le preoccupazioni espresse dal Comitato arriva anche la testimonianza di una fonte interna alla struttura, ascoltata telefonicamente da l'Attacco, che conferma le denunce e sostiene che, nonostante il tempo trascorso, la situazione sarebbe rimasta invariata. "Varie persone, nel corso del tempo, sono state ascoltate dai Nas", rivela la fonte. "Confermo tutto quello che afferma il Comitato. Si tratta esattamente di quello che è successo, così come di quanto avete raccontato negli articoli che avete pubblicato. Quella è tutta la storia. La commissione ha certificato la situazione e non ci sono le condizioni igieniche adeguate in quel posto. Non parliamo di maltrattamenti fisici, ma queste sono comunque forme di maltrattamento”, continua. “Durante le audizioni, secondo la mia esperienza, i Nas si concentrano sui maltrattamenti fisici, che non ci sono, ma rischiano di essere trascurati tutti gli altri aspetti. Sinceramente, da quando sono venuti a oggi non è cambiato nulla. Non posso dire se ci siano stati casi di infezione tra gli ospiti a causa delle condizioni igieniche, perché non posso provarlo. Ma quello che è stato accertato dice molto sui possibili rischi di infezione. Secondo me i Nas non hanno fatto niente, altrimenti la situazione sarebbe stata risolta. Invece è uguale ad allora".

*Le valutazioni sull’operato dei Nas riportate nell’articolo riflettono esclusivamente il punto di vista della fonte intervistata e non costituiscono accertamenti della testata sull’attività svolta dagli stessi. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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