Ci sono voluti ben 20 giorni perché Antonio Potenza, eletto per quattro volte sindaco di Apricena e in carica quasi ininterrottamente dal 2012, dicesse qualcosa in merito all’inchiesta de l’Attacco, che con atti pubblici ne ha ricostruito la galassia di imprese e le operazioni fatte durante il mandato, nei mesi scorsi. Questo giornale ha raccontato fatti, comprovati da documenti, ponendo una serie di interrogativi precisi, cui Potenza non ha però risposto. Si è limitato a dire questo, su Fb: “Da due settimane un giornale di Foggia dedica le sue prime pagine alla mia famiglia. Non alla mia amministrazione, non ai miei atti di sindaco. Alla mia famiglia. Ho aspettato a rispondere. Volevo vedere dove sarebbe arrivata la cosiddetta inchiesta. È arrivata dove arrivano tutte le inchieste senza inchiesta: a un punto interrogativo. Il metodo lo conosciamo. Si prende un fatto pubblico, lo si stampa a caratteri cubitali e lo si chiama rivelazione. Si prendono documenti depositati in un registro, consultabili da chiunque, e li si chiama segreti. Si prendono operazioni fatte davanti a un notaio e le si chiama ombre. Poi si chiude ogni articolo con una domanda, perché la domanda non si querela e il sospetto non si smentisce. Si costruisce così, un giorno dopo l’altro, un’atmosfera. E l’atmosfera non ha bisogno di prove. Chiedo allora al giornale quello che il giornale non ha mai scritto in due settimane di titoli: qual è il fatto illecito? Dov’è il reato, l’appalto, l’euro pubblico, l’atto firmato dal sindaco a vantaggio dell’imprenditore? Non c’è. Lo dico nel modo più semplice possibile: non c’è. Se ci fosse, lo avrebbero scritto in prima pagina il primo giorno, con il titolo grande, e non avrebbero avuto bisogno di 10 giorni di domande. Resta quello che c’è davvero: un sindaco che fa l’imprenditore, come faceva prima di essere eletto e come farà quando non lo sarà più. Nella mia città, dove tutti sanno chi sono, cosa faccio e da quanto tempo. Nel settore privato, con il mio nome, non con quello di altri. Per qualcuno questo è già una colpa. Me ne faccio una ragione. Un’ultima cosa. Chi scrive sa benissimo dove si risponde quando si ha una notizia di reato: in Procura, non in redazione. Finché la scelta sarà il titolo e non la denuncia, so quale valore dare a quei titoli. E lo sanno anche i lettori. Per le righe, che non sono cronaca ma insinuazione, ho dato mandato ai miei legali. Lo dico una volta e basta. Il resto lo dico ai cittadini di Apricena, che mi conoscono da tanti anni e che mi hanno giudicato quattro volte. Sono loro, unitamente ai tanti cittadini che mi conoscono gli unici cui devo risposte, e sono gli unici che le avranno sempre”. Il post del sindaco, corredato da video, per la cronaca, si intitola “La forza della trasparenza e della legalità”. Vien da chiedersi perché le operazioni raccontate, le imprese controllate, la holding di famiglia non siano state raccontate con trasparenza al consiglio comunale e alla comunità tutta. Ci si domanda, ancora, se sia tutto normale, compresa l’ultima operazione: un campo parrocchiale autorizzato dal Comune su suolo dell’ente, con lavori affidati dalla parrocchia all’impresa del primo cittadino. Se è tutto normale, buono, giusto, opportuno e quant’altro Potenza ritenga che sia, verrebbe da dire agli altri sindaci di Capitanata di andare a scuola dal loro omologo di Apricena. C’è veramente tantissimo da imparare su come si fanno affari e politica allo stesso tempo.
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Apricena, il Comune autorizza il campo parrocchiale su suolo dell’ente: a costruirlo l’impresa del Sindaco
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