Lingua e tradizioni locali, a Celle San Vito la tutela dell'antico francoprovenzale passa dal dizionario

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Sarà pubblicato l’anno venturo, fruendo di un progetto regionale, ma le donne facenti parte del gruppo di lavoro del Centro linguistico comunale sono attive già da diverso tempo, recuperando parole, espressioni e modi di dire, incontrando gli anziani e anche gli autoctoni non residenti. Il pregevole lavoro di recupero e di studio glottologico e semantico confluirà poi nella pubblicazione del nuovo Dizionario Francoprovenzale Cellese. Il Comune di Celle San Vito, giova ricordarlo,  è il comune meno popoloso della Puglia ed è una delle uniche due isole linguistiche francoprovenzali del Sud Italia, insieme al vicino comune di Faeto. La comunità è nata nella seconda metà del XIII secolo, quando il re d'Angiò concesse ad alcuni soldati francesi (dopo la liberazione di Lucera dai Saraceni) di richiamare le famiglie e stabilirsi nelle cellette dei monaci alle pendici di Monte San Vito. L'isola linguistica è riconosciuta e tutelata dallo Stato italiano come minoranza etnico-storico-linguistica e il cui comune promuove la salvaguardia del proprio patrimonio attraverso sportelli linguistici, laboratori e progetti di documentazione per evitare l'estinzione della lingua. 
Il dizionario che vedrà la luce nel 2027, ha già avuto una prima edizione, risalente al 2002, quando uscì la seconda edizione ampliata del Dizionario francoprovenzale di Celle di San Vito e Faeto di Vincenzo Minichelli, pubblicato da Edizioni dell'Orso con presentazione di Tullio Telmon. Dieci anni dopo, nel 2022, ci fu la prima edizione curata dallo Sportello Linguistico.Oggi, la revisione in corso, mira ad ampliare quel nucleo con termini assenti dalla stesura iniziale e interviene sulla rappresentazione del suono, un aspetto richiamato già nell'agosto 2026 da chi segue materialmente la revisione. Il volume atteso nel 2027 è dunque la seconda edizione del percorso comunitario promosso nel borgo. Il metodo utilizzato dalle cinque studiose, prevede anche il cosiddetto “porta a porta” linguistico, per recuperare lemmi, proverbi, modi di dire e ninne nanna, accanto alle antiche filastrocche. 

Un recupero certosino, che si giova del rapporto dialogico inter-personale, utile alla riproposizione anche fonica dei contenuti ricercati, come spiega a l’Attacco Virginia Carosielli, una delle cinque operatrici dello Sportello Linguistico che sta curando l’opera. “Siamo al lavoro da diverso tempo per la realizzazione di questo dizionario che assieme ad altre attività di tutela e recupero linguistico sono previsti dalla legge n.482” (Legge del15 dicembre 1999, tutela la lingua e la cultura delle popolazioni delle minoranze linguistiche storiche presenti in Italia, in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione, ndr). “Lavoriamo alla preparazione di progetti per la realizzazione di lavori relativi alla lingua, come l’interazione con i pellegrini che attraversano i cammini di cui Celle è provvista, essendo il nostro un borgo attraversato dalla via Francigena.  Da circa un anno  ci stiamo occupando della riedizione del vocabolario francoprovenzale per la quale cerchiamo di scavare nel passato, rintracciando parole della vita contadina e di quella quotidiana, termini caduti in disuso a causa dei mutamenti socio-economici molto forti degli ultimi 40 anni”, ha proseguito Carosielli, rispondendo anche alla domanda circa la percentuale di lemmi ancora in voga, termini resistenti ai cambiamenti.

“Ad oggi è rimasto  in uso un piccolo quantitativo di termini, quelli legati alla vita quotidiana, ma molto è andato perduto, specie la terminologia connessa al mondo contadino. Le nostre fonti primarie sono costituite da cittadini che hanno dai 55 anni in sù, persone nate almeno negli anni ‘70, anni in cui ancora resisteva un tipo di vita oggi irrimediabilmente perduta. I quarantenni di oggi sono persone nate negli anni ‘80, un decennio nel quale si intravedevano i segni della tecnologia. Oggi anche a Celle la vita è cambiata, i bambini hanno un primo approccio fuori dal contesto del paese, la scuola dell’infanzia e la primaria sono a Castelluccio Valmaggiore, segni che hanno delle ricadute anche nella lingua parlata”, ha continuato, facendo sapere dell’avanzamento del percorso di studio. “Aspettiamo risposte dai cellesi all’estero, i quali hanno introiettato una lingua più pura. Attualmente stiamo analizzando i vecchi scritti di Celle, vergati intorno al 1800, quando furono tradotte delle novelle che ci permisero di individuare la lingua francoprovenzale, un periodo spartiacque, poichè prima di allora si credeva che la nostra fosse una lingua arbëreshë”. Con l’antica minoranza albanese, la comunità cellese condivide anche un percorso di rinascita etno-linguistica che portò gli insegnanti, un pò come accadde a Casalvecchio, a darne spazio didattico intorno agli anni ‘80-’90. Il vocabolario sarà collegato ad una piattaforma digitale per la riproduzione fonica dei termini che avranno la doppia trascrizione in italiano.                                 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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