Al presidio di riabilitazione S.A.R.A. Srl “Villa Maria” SS della Sanità, nel comune di Volturara Appula, la situazione è persino peggiore di quella della Turati. A differenza della struttura viestana, qui non c’è stata nessuna riunione con i sindacati, nessun tavolo ufficiale, nessuna rivalutazione annunciata. Soltanto una PEC arrivata l’8 maggio e sei pazienti “fragili” che dal primo giugno avrebbero dovuto lasciare il posto in cui vivono da più di quattro anni. Questo è quanto. Il resto, all’interno della struttura, è stato un vortice di telefonate, famiglie nel panico e operatori lasciati senza indicazioni precise, nel silenzio più totale dei vertici Asl. Anche qui il motivo è lo stesso: il nuovo setting assistenziale previsto dal regolamento regionale. Anche qui i pazienti dovrebbero essere trasferiti verso il Don Uva di Foggia - Gruppo Telesforo. Anche qui si parla di “appropriatezza clinica”. Ma all’interno di Villa Maria la vicenda viene raccontata con parole molto diverse. “Si parla di pazienti fragili, non di numeri” - è il leit motive che viene ripetuto incessantemente. I sei pazienti sono arrivati tra febbraio e giugno del 2022, dopo una richiesta diretta della stessa Asl alle strutture del territorio per accogliere persone che si trovavano fuori regione. Da allora, tutto il reparto è stato rimodulato attorno alle loro esigenze: un intero piano dedicato; attività specifiche; routine quotidiane costruite negli anni. Ma anche attività laboratoriali, ortoterapia, pittura, uscite organizzate, teatro e momenti di condivisione hanno scandito negli anni la loro quotidianità. “Per loro questa è diventata una vera casa”, raccontano gli operatori e le famiglie. Ed è proprio su questo aspetto che il caso di Volturara assume contorni ancora più pesanti.
Da quello che emerge, né gli operatori né le famiglie avrebbero ricevuto spiegazioni dettagliate sul trasferimento. Non vi sarebbe stato alcun confronto preventivo, né tantomeno nessuna preparazione psicologica dei pazienti. Le famiglie non hanno ricevuto alcuna indicazione precisa sulle modalità del cambio di locazione, né tantomeno sull’appropriatezza della nuova struttura ospitante. A Villa Maria, prevale la percezione di una scelta presa senza il coinvolgimento della struttura. E il problema, anche qui, non riguarda soltanto l’organizzazione interna o le possibili ricadute occupazionali, bensì soprattutto la condizione di estrema fragilità dei pazienti. Si tratta di persone affette da gravi disturbi psichici e ritardi cognitivi. Pazienti che negli anni hanno costruito legami profondi con operatori ed educatori, trovando punti di riferimento stabili e fondamentali. Per loro la routine è tutto, rappresenta un equilibro essenziale, un elemento imprescindibile della propria stabilità emotiva e psicologica.
Ed è qui che si concentra la denuncia più dura: secondo quanto acquisito da l’Attacco, nessuno avrebbe valutato con attenzione l’impatto umano di un trasferimento improvviso, così come non sarebbero stati coinvolti gli operatori che quei ragazzi li seguono ogni giorno nel loro percorso di cura e assistenza. Perciò, mentre sulle carte si parlava di “appropriatezza del setting assistenziale”, dentro Villa Maria continuavano le giornate normali. Poi, all’improvviso la notizia del trasferimento, risultata incomprensibile per molti e difficile da accettare: “Io voglio restare qui”, ripetono i ragazzi. Anche per questo oggi le famiglie chiedono chiarezza. Vogliono capire chi abbia deciso e perché tutto sia stato gestito in tempi così stretti. Ed è qui che, come già accaduto per il caso Turati, cala il paracadute della rivalutazione annunciata dalla Asl. Quattro giorni prima, con il primo giugno praticamente dietro l’angolo, arriva il colpo di scena: il trasferimento dei sei pazienti viene sospeso per consentire ulteriori verifiche sui loro percorsi assistenziali, riservandosi di decidere ogni passaggio successivo alla luce degli esiti delle valutazioni.
Sullo sfondo, infatti, la Asl si trovava ad affrontare un ulteriore ostacolo: le famiglie non avrebbero sottoscritto le autorizzazioni al trasferimento. Una circostanza che rischiava di aprire una zona grigia di difficile gestione, con le disposizioni della Asl da una parte, le opposizioni di ci genitori e amministratori di sostegno dall’altra e le strutture nel mezzo. Questa parziale marcia indietro è da collocare in questo contesto. E ora? Che succederà da questo momento? A Volturara si avverte una forte tensione enorme, soprattutto quando il confronto si concentra sui pazienti: “Qui non si parla di cartelle cliniche. Qui si parla di persone”. E forse è proprio questa la ragione che sta contribuendo a far detonare il caso. La ricostruzione, per entrambe le strutture, appare infatti sovrapponibile: per settimane tutta la vicenda sarebbe stata affrontata quasi esclusivamente sul piano burocratico e amministrativo, mentre la dimensione umana sarebbe rimasta completamente sullo sfondo. Adesso, però, quella componente è emersa con forza ed è anche la più complessa da contenere.
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