Il cosiddetto Dream Team di Pasquale Marino è datato 2002-2003, stagione culminata con la promozione in C1 dei rossoneri. Quel Foggia stabilì numeri eccezionali nel girone C di Serie C2: 1º posto assoluto con 71 punti; 9 punti di vantaggio sulla seconda classificata, il Brindisi; 21 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte; 60 gol segnati, miglior attacco del campionato; 9 vittorie in trasferta, altro dato di rilievo.
Tra i protagonisti assoluti di quella stagione figurava Roberto De Zerbi, il fantasista e leader tecnico del gruppo; al suo fianco Roberto Carannante, il capitano della squadra. Ma come dimenticare Umberto Del Core, capocannoniere con 18 reti in campionato o Lillo Catalano, l’architetto del centrocampo. Il Foggia di Marino è rimasto nella memoria dei tifosi per il calcio offensivo e spettacolare che sapeva proporre, e che era basato su possesso palla, pressione alta e valorizzazione di giovani talenti. Quel progetto rappresentò una delle basi della successiva carriera di De Zerbi, e contribuì a rilanciare il club dopo anni difficili.
Paradossalmente, il Foggia che sul campo dominava il campionato e conquistò la promozione in Serie C1, era sostenuto da una società con una situazione economica e gestionale già molto fragile. La proprietà era composta da un gruppo di imprenditori foggiani (tra cui Franco Patano, Giorgio Trinastich, Lucio Farese, Roberto Scirano), le cui risorse finanziarie però erano esigue. Già durante la stagione della promozione si parlava di esposizioni debitorie, che si aggravarono nei mesi successivi.
E la stagione successiva, mentre la squadra stava disputando un ottimo campionato di C1, la situazione societaria precipitò: il successo sportivo mascherò solo temporaneamente i problemi economici, la società non riuscì a consolidarsi finanziariamente, e il 6 aprile ‘04 il Tribunale dichiarò il fallimento del club.
Roberto De Zerbi ha allenato il Foggia dal settembre 2014 all’agosto 2016, lasciando un segno profondo sia per i risultati sia per il gioco espresso. Gli inizi non furono semplici, anche perché il club usciva da un periodo di grande incertezza, al primo colpo il tecnico bresciano (che fu una invenzione del ds Beppe Di Bari, coadiuvato dall’allora presidente Fabio Verile), si piazzò settimo concludendo in crescita una annata inizialmente complicata.
L’anno successivo De Zerbi diede il là alla riscossa: il Foggia si piazzò 3º con 65 punti, alle spalle del Benevento. Raggiunse la finale dei playoff per la Serie B, eliminando Alessandria e Lecce, ma perse contro il Pisa di Gattuso (2-4 all’andata e 1-1 al ritorno). Vinse però la Coppa Italia, battendo il Cittadella in finale (4-1 all’andata e 4-4 al ritorno).
Al di là dei risultati, il Foggia di De Zerbi è ricordato nel tempo soprattutto per la qualità del gioco, possesso palla costruito dal basso, pressing alto, grande attenzione alla tecnica individuale. Uno stile offensivo che attirò l’attenzione di molti osservatori e contribuì a lanciare definitivamente la sua carriera da allenatore.
Nel complesso, De Zerbi ha guidato il Foggia in 87 partite ufficiali, ottenendo 44 vittorie, 23 pareggi e 20 sconfitte, con una media di 1,8 punti a partita. In molti considerano il Foggia di De Zerbi, insieme a quello di Pasquale Marino del 2002-03 e a quello di Zdeněk Zeman dei primi anni ’90, una delle squadre che hanno espresso il calcio più spettacolare nella storia del club rossonero.
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