Borgo Incoronata, De Luca: “Chiederemo il conto”. Rizzi: “Prevenire con bacini di espansione e riforestazione”

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Il maltempo che si è abbattuto negli ultimi giorni sulla Capitanata non trova precedenti. L’area maggiormente colpita è quella di Borgo Incoronata, dove l’esondazione del fiume Cervaro ha costretto molti residenti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa degli allagamenti. “Oggi, una borgata intera piange”, dice a l’Attacco Pier Luigi De Luca, segretario del Comitato di Quartiere. “Nel 2003 si verificò un altro episodio, ma non di questa entità”, aggiunge. Ma il disastro era stato previsto e segnalato preventivamente agli enti competenti. “Dopo l’alluvione avvenuta in Spagna alla fine del 2024, come comitato inviammo una PEC alla Regione, al Comune e al Consorzio di Bonifica, evidenziando la situazione in cui versava il letto del fiume e segnalandone i rischi. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta, eccetto dalla Regione che spiegava come fosse competenza del Comune”. “Per fortuna non ci sono state vittime, perché siamo riusciti a mettere tutti in salvo prima che l’acqua diventasse alta”, tira un sospiro di sollievo De Luca. Ma la domanda che assilla chiunque vive emergenze simili è sempre la stessa: “I danni materiali si riparano, le case si ricostruiscono, le cantine si svuotano, però perché bisogna combattere sempre contro le urgenze e mai prevenirle?”. Nelle parole del segretario, la rabbia subentra alla tristezza: “Come cittadinanza tutta chiederemo il conto, qualcuno non ha fatto il proprio dovere e deve assumersi le sue responsabilità”.

Il portavoce dei residenti racconta le ore concitate che hanno accompagnato i due giorni del disastro: “Siamo stati senza corrente elettrica dalle ore 15.00 di ieri (mercoledì, ndr) fino alle ore 07.30 di oggi (ieri, ndr). Dopo un po' di tempo, anche perché avevano difficoltà a farlo con la statale completamente allagata, sono arrivati i soccorritori. Grazie ai pompieri, e con l’ausilio dei trattori messi a disposizione dagli agricoltori, siamo entrati nei condomini per evacuare chi aveva necessità e li abbiamo portati in piazza, dove avevamo aperto la chiesa per poterli ospitare – continua –. Stiamo aspettando l’arrivo delle idrovore per poter operare in maniera più seria. Abbiamo avuto un problema elettrico al santuario, che abbiamo dovuto risolvere. Siamo in attesa che arrivino dal Comune per vedere quali sono le forze che vogliono mettere in campo e se vogliono dichiarare lo stato di emergenza per ristorare i danni subiti dagli abitanti. Ci sono persone che non sanno neanche se dormiranno a casa stasera (ieri, ndr). Il santuario ha ospitato due nuclei familiari, di cui una famiglia extracomunitaria che risiedeva in un condominio e delle suore che erano in un appartamento al piano terra. L’assessora Daniela Patano mi ha assicurato che arriveranno i soccorsi”.

Per un parere tecnico sul merito, l’Attacco ha interrogato l’ambientalista Vincenzo Rizzi, che ha spiegato così la situazione: “Siamo in un’area di pertinenza quasi golenale ed è ovvio che si determinino condizioni simili. Per prevenirle bisogna creare bacini di espansione. È necessario, quindi, che i terreni a monte vengano destinati all’uso produttivo, mentre quelli a valle alla normale espansione di questi torrenti, che possono sfogare in tali aree, in modo tale da non creare poi su tutta l’asta fluviale situazioni pesanti”.

“Se non abbiamo questa possibilità, e pensiamo semplicemente ad alzare gli argini”, continua il naturalista, “creiamo sostanzialmente delle bombe ecologiche, perché prima o poi questi argini verranno scavalcati, dato che i quantitativi di acqua tendono ad essere sempre di più, facendo verificare situazioni molto pericolose. Quindi, bisogna pensare ad una pianificazione completamente diversa. Se non facciamo questo, queste situazioni non faranno che ripetersi con delle frequenze sempre maggiori”.

Ma c’è anche altro sul quale bisogna agire, come evidenzia Rizzi: “È necessario intervenire sulla forestazione anche in pianura e in collina. Questo per favorire la permanenza del suolo e la capacità di far sì che quest’acqua venga assorbita, riducendo in modo importante l’impermeabilizzazione del suolo, che rappresenta un altro fattore di rischio. Andrebbero utilizzati al meglio i fondi che abbiamo per favorire operazioni di riforestazione, che in parte già abbiamo, ma che andrebbero spinte anche sui terreni demaniali e sulle proprietà dei singoli Comuni, che attualmente non vengono gestite in maniera oculata da questo punto di vista. Le operazioni devono essere comunque convenienti, altrimenti i privati non li fanno e continuano a coltivare anche con tendenze elevatissime”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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