San Giovanni Rotondo, Pazienza: “Si continua a sbagliare col milionario Masterplan Romanazzi, appello a Decaro”

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Fiumi esondati, strade franate, allerta da arancione a rossa. Il maltempo che ha attanagliato diverse regioni adriatiche nelle scorse ore – con un ponte crollato a Vasto - non ha risparmiato affatto la Capitanata, dove si contano i danni e si inizia a ragionare, per l’ennesima volta, su quanto il territorio resti fragile sul piano idrogeologico pur dopo le opere pubbliche realizzate contro il dissesto. Gli eventi alluvionali hanno avuto forti ripercussioni anche sugli spostamenti. La circolazione ferroviaria tra Foggia e Caserta è ripresa nella tarda serata di mercoledì dopo l’intervento dei tecnici di Rete Ferroviaria Italiana che hanno ripristinato la funzionalità della linea dopo l'esondazione del fiume Cervaro nei pressi di Bovino. Ieri mattina era invece ancora sospesa la circolazione sulla linea Adriatica dove da mercoledì pomeriggio la tratta Fossacesia – Porto di Vasto era interrotta per l’esondazione del fiume Osento. Nella mattina di ieri il presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, ha firmato la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale per il territorio di Capitanata. “L’ho depositata alla Regione Puglia e al presidente del Consiglio dei Ministri. Questo è un atto di rivendicazione per la fotografia concreta di quello che sta succedendo in questi giorni sul nostro territorio, un dissesto idrogeologico di un territorio fragile — e di quello che si ripete ogni volta che arriva una allerta seria”, ha spiegato il sindaco viestano e vertice di Palazzo Dogana. “I danni sono ingenti. Attualmente 21 strade provinciali sono chiuse o parzialmente inagibili, con ponti, attraversamenti e tratti ceduti o allagati dal Gargano ai Monti Dauni, dal Tavoliere al Fortore. Voglio che sia chiaro a tutti — a Roma, a Bari, a chiunque ha responsabilità di governo. La Provincia di Foggia è tra le prime tre province d'Italia per estensione territoriale, con oltre 7000 km² e quasi 3000 km di strade provinciali da gestire e 805 opere d’arte stradali (viadotti e ponti) — la rete viaria più estesa di tutta la Puglia. Le risorse che arrivano dal governo centrale sono del tutto inadeguate rispetto a questa responsabilità. I nostri tecnici e le nostre squadre fanno il possibile ogni giorno. Ma la sicurezza strutturale richiede investimenti certi, programmati, continuativi. Questo l'ho detto ad alta voce troppe volte, rimasto inascoltato altrettante. Servono prevenzione, programmazione, risorse adeguate prima che arrivi l’emergenza. Invito tutti i sindaci dei Comuni della Provincia di Foggia alle valutazioni del caso affinché possano richiedere alla Regione Puglia l'applicazione delle provvidenze previste dalla 14/02/1992 n.185 per i danni subiti dai privati con particolare riferimento al settore agricolo. Faccio appello a tutte le istituzioni e a tutte le forze politiche: questo territorio ha bisogno di investimenti strutturali certi, adesso. Prima del prossimo nubifragio e della prossima emergenza”.

Reazioni
Se a Peschici il sindaco Luigi D’Arenzo commenta con soddisfazione la tenuta dei canali Ulse e Calena, su cui si è intervenuti con opere contro il dissesto e lavori di pulizia, a San Giovanni Rotondo le “Cassandre” di Legambiente tornano a evidenziare gli effetti di una politica miope. “Le alluvioni urbane a San Giovanni Rotondo sono conseguenza di decenni di espansione urbanistica in assenza totale di opere di regimentazione delle acque piovane. Una situazione aggravata dalla completa impermeabilizzazione e consumo di suolo carsico, cementificando circa 70 ettari della conca alluvionabile con nuove lottizzazioni”, afferma a l’Attacco Gianfranco Pazienza. 

“Le soluzioni proposte dalle amministrazioni comunali, a partire dal 2009, sono affidate al famigerato Masterplan Romanazzi per progetti con una previsione di spesa di 24-25 milioni di euro. Gli interventi di mitigazione del rischio fino ad ora realizzati, ma non ancora completati, riguardano una galleria idraulica e una trincea per allontanare le acque di piena captate ad est (ad ovest tubazioni di fogna bianca). Per mantenere “asciutta” la conca alluvionabile, lì dove arrivano le piene che scorrono dalla città e dai valloni di Monte Castellana e in parte da Monte Calvo. Opere necessarie per rendere abitabili le case delle recenti lottizzazioni impermeabilizzando completamente la vera opera di difesa carsica naturale. Tali progetti di difesa sono costati circa sette milioni di euro per la difesa idraulica. A questi si aggiungono le tubazioni di fogna bianca costate almeno due milioni di euro. Cifre che si aggirano intorno ai dieci milioni di euro, senza che dal 2016 queste opere siano ad oggi completate. Quindi la città continuerà ad allargarsi con pochissimi millimetri di pioggia, ma in molti punti i problemi restano irrisolti. Anzi, ad ovest con la fogna bianca si aggiungono i problemi per aver posato le tubazioni di due metri di diametro sotto un tratto della strada di circonvallazione, disastrandola”, continua Pazienza, che si appella al presidente della Regione Antonio Decaro, da cui dipende il commissario del governo per il dissesto idrogeologico, che sta procedendo agli espropri per nuove opere di difesa idraulica.

“Mentre i progetti in area urbana devono essere urgentemente completati, il Masterplan Romanazzi prosegue a fare danni con un progetto di cale di gronda su Monte Castellana andando a compromettere lo stato di equilibrio raggiunto dalla foresta che li si è sviluppata a partire dalla riforestazione voluta da Padre Pio con visione lungimirante. Questo canale di gronda costerebbe sette milioni di euro, con un disastroso impatto aggravando gli effetti idrogeologici. Le nostre osservazioni alle amministrazioni, inascoltate, proponevano di realizzare interventi nei valloni, potenziando le opere di ingegneria naturalistica già in parte realizzati dal Consorzio di bonifica montana. Ma i terrazzamenti sono opere dell’uomo che ha difeso e disegnato il paesaggio del Gargano”.

L' esondazione dei fiumi, da risorsa storica, è diventata a pericolo. “Il nostro rapporto con il territorio ci deve far riflettere”, osserva Salvatore Giannino, guida ambientale dell’associazione Fare Natura di Margherita di Savoia. “Se un tempo le esondazioni dei fiumi erano viste come un meccanismo naturale di rigenerazione, oggi sono considerate catastrofi per diverse ragioni strutturali e ambientali. In Italia, un tempo accadeva che le piene controllate nelle zone golenali rigeneravano i campi. Oggi, però, l'inquinamento e la velocità delle acque hanno trasformato questo “dono” in un deposito di detriti, sabbia e spesso sostanze inquinanti, rendendo le esondazioni un danno piuttosto che una risorsa. La trasformazione del limo da dono a pericolo riflette il cambiamento profondo nel nostro rapporto con il territorio. Il limo oggi non è più lo stesso materiale organico e puro del passato, e il contesto in cui viene depositato è radicalmente mutato sotto vari aspetti. Il primo è l’inquinamento industriale e agricolo: il limo moderno può trasportare sostanze nocive accumulate nei fondali, come metalli pesanti, pesticidi e microplastiche. Quando un fiume esonda, questi contaminanti vengono depositati sui campi, rendendoli potenzialmente tossici invece di fertilizzarli. Il secondo aspetto attiene alla urbanizzazione e ai danni economici: un tempo i fiumi esondavano in pianure alluvionali libere, mentre oggi quelle aree sono occupate da case, industrie e infrastrutture. Il deposito di fango e detriti all'interno di edifici causa danni strutturali enormi e costi di pulizia e bonifica altissimi. C’è poi l’aspetto della velocità e della violenza delle piene: a causa del cambiamento climatico e dell'impermeabilizzazione del suolo con asfalto e cemento, l'acqua corre molto più velocemente. Invece di un deposito lento e benefico, si verificano processi di erosione violenta che distruggono il terreno agricolo anziché arricchirlo”, conclude Giannino.

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