A Vieste un incontro pubblico riaccende il tema del distaccamento locale dei vigili del fuoco, mettendo in evidenza un primo segnale concreto che arriva proprio dal territorio: sedici aspiranti volontari pronti a intraprendere il percorso per entrare nel Corpo nazionale. Un numero che supera la soglia minima di 5 unità e che riporta al centro una questione aperta da anni.
Il presidio, infatti, è già stato previsto e formalizzato, ma non è mai diventato operativo. Un ritardo che pesa soprattutto in un’area come quella viestana, caratterizzata da criticità legate alla distanza dai centri di intervento e a una viabilità complessa.
“L’operatività passa dalla disponibilità dei volontari”, ha spiegato a l’Attacco il comandante provinciale Antonio Capuano, sottolineando come il prossimo passo sia la raccolta delle adesioni e la verifica dei requisiti per l’inserimento negli elenchi del Ministero dell’Interno. Seguiranno formazione e accertamenti sanitari, passaggi necessari prima di arrivare all’attività sul campo.
Il nodo resta quello dei tempi di intervento. Attualmente, per raggiungere Vieste, i soccorsi impiegano anche un’ora, partendo dai distaccamenti più vicini. Una distanza che, in situazioni di emergenza, può fare la differenza.
In questo contesto, il contributo dei volontari assume un valore decisivo. Non si tratta di un’attività di supporto generico, ma di una componente riconosciuta del sistema di soccorso pubblico, con tutele e responsabilità analoghe a quelle del personale permanente durante le operazioni.
L’interesse registrato rappresenta dunque un primo passo, ma non basta. Il percorso è ancora lungo e richiede continuità, partecipazione e una regia istituzionale capace di trasformare le adesioni in un servizio stabile.
Dopo anni di attesa, la partita torna aperta. Ma questa volta, con numeri alla mano, c’è qualcosa di più di una semplice intenzione.
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