Un curioso fenomeno attanaglia la cittadina di Vieste da un paio di mesi a questa parte e riguarda una peculiare “invasione” di gabbiani per le vie del centro. Nelle piazze, reali e virtuali, gli episodi narrati crescono: l’impressione dei residenti è che gli esemplari siano improvvisamente aumentati in numero e che si siano spinti ben oltre il porto e il lungomare - loro zone di interesse solite -, colonizzando il cuore del centro abitato. Un fatto singolare che, almeno nella percezione dei cittadini, sembra avere assunto dimensioni inedite. Gli animali vengono avvistati praticamente a tutte le ore del giorno e della notte. Sorvolano senza sosta piazze e strade, stazionano sui tetti degli edifici pubblici e privati, mentre il rumore prodotto soprattutto nelle ore notturne è diventato motivo di protesta per molti residenti. Le segnalazioni sono arrivate anche in Comune: “Ricevo continuamente lamentele - conferma la vicesindaca Mariella Pecorelli - e anch’io ho notato che quest’anno i gabbiani sono davvero tanti. La notte ci svegliamo per gli schiamazzi e ormai siamo costretti a coprire ogni sera il terrazzo per gli escrementi”. Ma cosa sta realmente accadendo? Si tratta davvero di un aumento della popolazione oppure di una semplice percezione amplificata dal fatto che gli animali abbiano modificato le proprie abitudini? A provare a dare una spiegazione scientifica del fenomeno è Enzo Cripezzi, delegato della Lipu Puglia, che invita anzitutto a distinguere le sensazioni dai dati. “La presenza dei gabbiani segue spesso dinamiche cicliche - chiarisce a l’Attacco - . Può capitare che un’annata particolarmente favorevole dal punto di vista riproduttivo determini un numero maggiore di giovani e che proprio nel periodo in cui iniziano a emanciparsi si osservi una concentrazione più elevata di individui. È una possibilità, ma per capire se siamo davvero di fronte a un incremento della popolazione oppure a un semplice spostamento degli animali servono censimenti e indagini specifiche. Le impressioni, da sole, non sono sufficienti”.
Secondo l’esperto, insomma, parlare già oggi di “invasione” sarebbe prematuro. Non è escluso che i gabbiani siano effettivamente aumentati, ma potrebbe anche trattarsi di esemplari che hanno semplicemente modificato le aree frequentate, scegliendo sempre più spesso tetti e fabbricati urbani per sostare o addirittura per nidificare, come già accade da anni in altre città italiane.
Tra le ipotesi che circolano con maggiore insistenza c’è quella che lega il fenomeno alla raccolta differenziata. Una spiegazione che, almeno allo stato attuale, la Lipu tende però a ridimensionare: “Personalmente escluderei che possa dipendere dal nuovo sistema di raccolta - osserva Cripezzi -. I mastelli sono chiusi e la differenziata è attiva ormai da anni. Piuttosto bisogna capire se esistano punti specifici nei quali gli animali trovano con facilità risorse alimentari: può trattarsi di scarti del pescato, di rifiuti lasciati impropriamente all’esterno di attività commerciali o alberghiere oppure di altre situazioni molto localizzate. Il gabbiano reale è una specie estremamente opportunista e si adatta rapidamente a qualunque fonte di cibo disponibile”.
Anche per questo motivo, prima di immaginare qualsiasi intervento, secondo Cripezzi occorre conoscere il fenomeno nel dettaglio: “Ogni azione di gestione faunistica deve partire da uno studio preliminare. Bisogna capire quanti animali ci sono realmente, se nidificano stabilmente in città oppure se arrivano da altre colonie, quali siano le loro abitudini alimentari e cosa li attiri verso il centro abitato. Solo dopo si possono valutare eventuali misure”.
Non esiste, quindi, una soluzione valida in assoluto. I dissuasori acustici, ad esempio, vengono spesso evocati come possibile rimedio, ma potrebbero rivelarsi poco efficaci: "Sono strumenti che vanno valutati caso per caso. Gli animali potrebbero abituarsi rapidamente al rumore e, paradossalmente, il fastidio (ulteriore) potrebbe ricadere soprattutto sui residenti”.
Il periodo nel quale il fenomeno viene maggiormente percepito, peraltro, coincide proprio con la fase successiva alla riproduzione: “Adesso - spiega ancora Cripezzi - sono presenti sia gli adulti sia i giovani nati quest’anno. È normale che in questo momento il numero degli individui sia più elevato. Successivamente entrerà in gioco la selezione naturale e una parte consistente dei giovani non supererà il primo anno di vita. Anche per questo non è escluso che la situazione possa ridimensionarsi spontaneamente nei prossimi mesi”.
Un altro aspetto sul quale la Lipu insiste riguarda il coinvolgimento diretto dei cittadini. Le segnalazioni possono diventare uno strumento utile, ma soltanto se raccolte in maniera organizzata: “La cosiddetta citizen science può offrire un contributo importante. Se più persone indicano gli stessi luoghi e gli stessi animali, si riesce a comprendere molto meglio l’effettiva distribuzione della popolazione e si evitano valutazioni basate esclusivamente sulla percezione”. Nel frattempo permane il disagio quotidiano raccontato dai residenti, in particolare nelle ore notturne con le finestre aperte, con gli stormi che ormai fanno parte del paesaggio urbano tanto quanto campanili e tetti del centro storico. Che si tratti di un semplice picco stagionale oppure dell’inizio di un cambiamento più drastico nelle abitudini dei gabbiani lo diranno soltanto eventuali studi specifici. Per il momento, però, una certezza sembra esserci: quest’estate, a Vieste, il rumore del mare deve fare i conti con quello, ben meno gradito, delle ali e degli schiamazzi che scandiscono il sonno di centinaia di viestani.
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