Con la punta della penna si può riavvolgere il nastro delle cassette per tornare indietro, con una penna si possono raccontare storie che non finiscono mai... Inizia così lo spettacolo che si è tenuto in data 5 settembre a Parcocittà, promosso dall'amministrazione comunale di Foggia e in collaborazione con il Teatro dei Limoni. Io sono Franco, Storia di Franco Marcone, un uomo normale è una rappresentazione teatrale ispirata alla vita di Franco Marcone, interpretata magistralmente dall'attore Franco Ferrante. La drammaturgia è invece affidata e diretta da Lidia Bucci, che ha voluto mettere in luce una descrizione del personaggio più intima e introspettiva ripercorrendo la memoria dell'uomo dalla sua infanzia fino a quel giorno di fine marzo in cui è stato ucciso dalla criminalità organizzata mafiosa.
Franco Marcone è un funzionario del Ministero delle Finanze che ama il suo lavoro e grazie alla sua onestà, invia diverse segnalazioni per combattere giri di mafia che attanagliano Foggia ormai da tempo. In quel periodo infatti è in corso un boom edilizio e spesso le pratiche legate all'utilizzo di compravendite di terreni risultano losche e destano sospetti per giri di affari illeciti.
Le sue segnalazioni destano non pochi dissapori tra l'ambiente mafioso e difatti, pochi giorni dopo, verrà ucciso a colpi di pistola nel portone di casa sua. L'orario è quello di punta e l'abitazione è in pieno centro città, eppure nessun testimone ha potuto aiutare le forze dell'ordine ad individuare i responsabili. Il silenzio ha lasciato che i responsabili del crimine agissero indisturbati, come spesso accade quando si parla di mafia.
“Credo che ogni cittadino sia responsabile e lasciandosi guidare dall'esempio di mio padre dovrebbe poter dire oggi, esercitando l'onestà come normale pratica umana, di essere come lui”, dichiara sul palco visibilmente commosso Paolo Marcone parlando di suo padre. Non occorre essere eroi per seguire l'esempio di Franco, non bisogna nemmeno compiere gesti straordinari. Basta esercitare la giustizia e normalizzare l'onestà e il bene come pratiche ordinarie di vita.
Ma da dove si trova il coraggio e la spinta per cambiare l'omertà e l'indifferenza in rettitudine? Secondo Franco Marcone pensando ai propri cari, nel suo caso ai propri figli Paolo e Daniela.
Lo stesso attore protagonista del monologo Franco Ferrante, racconta in un'intervista per l'Attacco: “Ho lavorato in solitudine per capire al meglio il personaggio, partendo dal rapporto che ho con i miei figli e con la mia famiglia sono riuscito a comprendere le scelte di Franco Marcone e le ho interpretate in modo onirico ponendo l'accento sui rapporti affettivi. Avere dei cari comporta una grande presa di responsabilità”.
Una responsabilità che diventa anche civile se esercitata con costanza e impegno. Non lontane sono le dichiarazioni della drammaturga Lidia Bucci che continua l'intervista affermando: “La scelta di lavorare su quest'uomo è proprio nata dalla voglia di abbattere la narrativa dell'eroe. Gli uomini straordinari sono visti come uomini irraggiungibili e questo non ci aiuta nel quotidiano ad emularli. Quando capiamo invece che l'onestà fa parte della normalità, allora la meta diventa più raggiungibile. Facciamo parte di una collettività e siamo le storie delle persone che incontriamo e che ci formano, dalla famiglia agli amici. Siamo le città in cui viviamo e ogni luogo ci tocca e ci modifica rendendoci responsabili e partecipi della collettività”.
La storia raccontata sul palco di Parcocittà, ha colpito fortissimo il pubblico foggiano. I posti a sedere erano al completo, qualcuno pur di assistere al monologo ha deciso di ascoltare in piedi l'intera messa in scena e non sono mancati volti commossi e fragorosi applausi. Al termine dello spettacolo, moltissime persone hanno voluto stringere la mano ai parenti e agli organizzatori e tra i presenti non sono mancati gli assessori comunali Giulio De Santis e Alice Amatore.
“Oggi abbiamo celebrato il valore della memoria - racconta Alice Amatore per l'Attacco -, per capire dove dobbiamo andare dobbiamo anche capire da dove veniamo e quindi conoscere la storia di Franco Marcone diventa importante anche per le nuove generazioni che non hanno vissuto quel periodo storico. Il senso dell'arte è quindi quello di ispirare le persone giovani e non, tracciando una traiettoria ben precisa ed è quello che stiamo cercando di fare a Foggia con la nostra stagione culturale estiva. Il teatro sociale e civile sono e saranno sempre più presenti nella programmazione degli eventi di città”.
Le iniziative culturali comunali diventano così non solo portatrici di messaggi forti e radicali ma anche mirate a coinvolgere tutta la città partendo dai giovani e proseguendo con gli adulti.
(Debora Cicconetti - l’Attacco)
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