Domenica 27 settembre si è chiusa, al Museo civico archeologico Michele Petrone di Vieste, la mostra “Giorgio de Chirico. Ritorno al Mediterraneo”. Con il finissage è calato il sipario sulla parte più ambiziosa di una stagione culturale che ha disseminato l’arte in luoghi molto diversi: De Chirico al Petrone, Renato Guttuso nella Torre di San Felice, le esposizioni di Collateral Maris nella Torre di Porticello - sul litorale opposto -, a cui si aggiungono l’Archeofilm, le performance musicali e altri appuntamenti che hanno condotto l’estate fino a settembre. Il conto definitivo dei biglietti deve ancora essere chiuso, perché alla vendita fisica va sommata quella online, sebbene la stima dell’assessore alla Cultura Alessandro Del Zompo oscilli “tra i 7 e gli 8mila biglietti” per De Chirico e Guttuso. Porticello, a ingresso gratuito, resta fuori dal conteggio, ma “il feedback è di una partecipazione superiore agli altri anni”. La sorpresa, per certi versi, è arrivata da San Felice. “La mostra di Guttuso ha fatto numeri eccellenti -  è il resoconto Del Zompo a l’Attacco -. In alcuni tratti della stagione è andata anche meglio di De Chirico”, malgrado per raggiungere la torre servisse uscire dal centro abitato. Un limite che, nella lettura che ne dà il direttore artistico Giuseppe Benvenuto, rende il risultato ancora più significativo. “Abbiamo avuto due grandi nemici: il caldo e la dislocazione. A Torre San Felice non ci si arriva per caso: c’è gente che ha preso l’auto ed è andata apposta a vedere Guttuso. Anche al Museo civico bisogna andarci in maniera mirata. Per questo il risultato vale doppio, se non triplo”. A prescindere da quante persone siano entrate, si bada, cioè, anche al perché abbiano varcato quelle porte. “Quando si paga il biglietto è la conferma di un risultato - insiste Benvenuto -. Abbiamo avuto circa ottomila persone che hanno scelto di vedere una mostra”. Visitatori, riferisce, arrivati con bambini e passeggini, spinti dalla curiosità per le opere e non semplicemente dal trovarsi davanti a un evento lungo il percorso.

A Manfredonia, anche i mortaretti rischiano ormai di diventare materia da codice penale. Non perché siano necessariamente esplosi fuori legge, ma perché attorno a quei botti mattutini si è accesa una discussione che - a giudicare dai toni raggiunti sui social - sembra avere una capacità detonante perfino superiore a quella della polvere pirica. Il punto di partenza è semplice. Ci sono cittadini che non gradiscono sentire esplodere mortaretti alle otto del mattino, soprattutto quando il calendario religioso moltiplica le occasioni. In casa, alcuni hanno cani, gatti e altri animali che ai rumori improvvisi reagiscono con paura. È una posizione legittima, così come lo è quella di chi considera i fuochi una parte della festa, della tradizione e della devozione popolare, purché siano effettuati nel rispetto delle autorizzazioni e delle regole di sicurezza. Non c’è però bisogno di trasformare il dissenso in una guerra di religione. E, soprattutto, non dovrebbe essere necessario stabilire chi abbia la fede più autentica sulla base dei decibel. È qui che entra in scena don Alessandro Gambuto, parroco della chiesa Santa Maria Stella Maris, indicato dall’Arcidiocesi anche come vicario giudiziale e componente del Capitolo Cattedrale. Don Alessandro - evidentemente irritato da alcune critiche comparse sui social - ha annunciato sul suo profilo social che avrebbe valutato la possibilità di presentare querele. Fin qui, nulla da eccepire. Chi ritiene di essere stato diffamato o vilipeso ha naturalmente il diritto di rivolgersi alle autorità competenti. È persino auspicabile che - quando sui social si supera il confine della critica arrivando all’insulto personale - qualcuno ricordi che la tastiera non costituisce una zona franca. Il problema arriva quando - mentre si predicano i toni moderati - il predicatore decide di usare una certa abbondanza di aggettivi. Nel suo scritto compaiono infatti le “frustrazioni” che alcuni scaricherebbero sugli animali, l’invito a “curare le psicosi e gli odi patologici”, la definizione di alcuni interlocutori come “infelici lamentosi” e, soprattutto, quella singolare esortazione ad avere a che fare con “tutto l’Islam possibile”, accompagnata dall’idea che, una volta arrivato l’Islam, quelli potrebbero diventare “le uniche botte” della vita dei contestatori.

Ci sarà anche Manfredonia tra le protagoniste della Manifestival 2026. A rappresentare il territorio sarà Alexandra Marinaro, giovane graphic designer e studentessa al terzo anno del corso di Graphic Design dell’Accademia di Belle Arti di Foggia, selezionata tra i 55 creativi scelti per “Design il manifesto”, l’Open Call organizzata in occasione dei 55 anni dello storico quotidiano il manifesto. La sua opera, “Puglia Dolosa”, non resterà confinata all’interno di una sala espositiva: sarà infatti inserita nel percorso della mostra diffusa che porterà i 55 poster selezionati direttamente nelle strade della Garbatella, a Roma.

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