Bari capitale dell'accoglienza, tra turismo globale e botteghe che resistono al tempo: "Il segreto? La qualità"

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Bari non è più soltanto una città di passaggio. Negli ultimi anni ha superato Vieste per numero di turisti che scelgono di soggiornarvi, trasformandosi in una vera porta d’ingresso del Mediterraneo, punto di approdo per viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo: dal Canada all’Australia, dal Nord Europa al Sud America, fino all’Asia. Una città che oggi vive una dimensione pienamente metropolitana, dinamica, internazionale, capace di attrarre flussi continui di visitatori affascinati dal mare, dalla storia, dal cibo, dalla sua umanità autentica. Bari cresce, si modernizza, si apre al mondo, rispondendo alle logiche di un mercato sempre più globalizzato, dove la presenza delle grandi catene commerciali è ormai diffusa in ogni arteria centrale. Eppure, in questo scenario in continua trasformazione, resiste un’anima profonda, fatta di botteghe storiche, imprese familiari, artigianato vero. Realtà che non si limitano a vendere prodotti, ma raccontano storie, costruiscono relazioni, custodiscono l’identità più autentica della città. Tra queste c’è una delle attività più longeve e simboliche di Bari: la storica cappelleria conosciuta da tutti come “Borsalino”, ma che porta il nome della famiglia Gaudioso. Un’azienda che affonda le sue radici nel 1886, quando il bisnonno Domenico aprì un piccolo “sottano” nella Bari vecchia: lei cuciva i cappelli, lui li vendeva. Un laboratorio essenziale, fatto di mani esperte, pazienza e passione, dove ogni copricapo nasceva come pezzo unico. Era la Bari antica, popolare, viva, dove il lavoro artigiano rappresentava non solo una fonte di reddito ma un valore culturale. Un sapere che veniva tramandato, osservato, imparato giorno dopo giorno.

Con l’espansione urbana e la nascita della Bari nuova, nel 1901 la famiglia Gaudioso acquistò il negozio nell’attuale sede, in Corso V. Emanuele, in un palazzo appena costruito, trasferendosi in quello che allora rappresentava il futuro della città. Da lì in poi la bottega non ha mai chiuso le sue porte, attraversando guerre, crisi economiche, trasformazioni sociali e rivoluzioni del commercio. Dal bisnonno al nonno, dal nonno al padre, fino ad arrivare a oggi: quattro generazioni unite dalla stessa passione. A portare avanti l’attività oggi sono Cecilia ed Elena Gaudioso, prime donne alla guida dell’azienda di famiglia, custodi di una tradizione che hanno saputo rinnovare senza snaturarla. Ai microfoni dell’Attacco raccontano non solo una storia imprenditoriale, ma una vera filosofia di vita.

Il segreto della sopravvivenza in un mercato dominato dalle grandi catene, spiegano, è uno solo: la qualità, senza compromessi. Solo made in Italy. E sempre di più made in Puglia. Dalla pura lana ai tessuti naturali, fino al raro 100% cotone italiano. La produzione avviene attraverso aziende artigiane selezionate tra Foggia e Lecce, con lavorazioni personalizzate, studiate stagione per stagione. “Noi non siamo una catena – raccontano – studiamo modelli, tessuti, andiamo alle fiere, osserviamo cosa propone la moda internazionale e poi la adattiamo al mondo del cappello. Ogni collezione nasce da ricerca e passione”. Ma ciò che rende davvero unica la bottega Gaudioso non è soltanto il prodotto. È il rapporto umano. Accanto al banco vendita vive ancora un piccolo laboratorio artigianale, dove ogni cappello può essere adattato, sistemato, pulito, rinnovato nel tempo. Un servizio di assistenza continua: lavaggio, stiratura, cambio di fodere, nastri, regolazione delle misure. Un’idea di commercio che va oltre la semplice vendita.

“Dopo l’acquisto non abbandoniamo mai il cliente, spiegano. Un sapere trasmesso dal padre, figura leggendaria nel settore, capace di trasformare un semplice cono di feltro in un capolavoro sartoriale. Per lui non era solo lavoro, ma passione pura: spesso si chiudeva in negozio la domenica per creare nuovi modelli. Nel corso dei decenni, quella porta si è aperta a migliaia di clienti comuni, ma anche a personaggi che hanno fatto la storia dello spettacolo e della cultura italiana. Da Giulio Andreotti ai fratelli De Filippo, da Michele Mirabella a Enrico Montesano, da Lino Banfi a Paolo Conticini, e poi ancora Gianni e Renato Ciardo, Umberto Sardella e Uccio De Santis arrivando fino a Jovanotti e Luciana Littizzetto. E poi Sophia Loren, per la quale la famiglia Gaudioso ha fornito i copricapi utilizzati nel film girato a Bari “La vita davanti a sé”, portando l’artigianato barese sul grande schermo internazionale. Senza dimenticare la voce iconica di Nick the Nightfly, cliente affezionato. Eppure, nonostante nomi illustri e soddisfazioni professionali, Cecilia ed Elena sottolineano che la gioia più grande resta quella di essere considerate una famiglia dai clienti. Turisti che entrano per curiosità e finiscono per tornare ogni giorno. Viaggiatori che comprano un cappello e trovano un abbraccio, un consiglio, una storia da ascoltare. Canadesi che restano un mese in città e piangono al momento della partenza. Norvegesi, australiani, messicani, brasiliani, coreani che tornano negli anni successivi solo per salutare. “Spesso facciamo anche da guide turistiche, raccontano sorridendo, consigliamo cosa vedere, dove mangiare, raccontiamo Bari”.

Gli stranieri, spiegano, hanno un rispetto profondo per il lavoro artigiano. Conoscono i materiali, riconoscono la qualità, sono disposti a investire in un prodotto che dura nel tempo. “In molti casi sono più consapevoli di noi del valore del made in Italy”. Accanto all’orgoglio, però, c’è anche una riflessione amara sul presente. Le grandi catene continuano ad arrivare, sostenute da canoni di affitto sempre più alti che mettono in difficoltà le attività storiche. “Il problema non è la concorrenza, spiegano, ma un sistema che rende impossibile crescere o anche solo resistere. E nel racconto emerge un desiderio profondo: che le antiche tradizioni tornino a essere centrali nella vita delle città. Perché il commercio non può essere solo transazione. È relazione, ascolto, empatia. La storia della famiglia Gaudioso non è solo una storia imprenditoriale: è un patrimonio culturale di Bari. Una memoria viva che attraversa oltre un secolo di vita cittadina. E forse realtà come questa meriterebbero maggiore attenzione, tutela e riconoscimento da parte delle istituzioni.  Perché rappresentano l’identità profonda della città, ciò che la rende unica agli occhi del mondo. Bari cresce, si globalizza, diventa sempre più internazionale. Ma il suo vero tesoro resta nelle botteghe che resistono al tempo, nelle famiglie che custodiscono il sapere artigiano, nei luoghi dove il cliente è ancora una persona e non un numero. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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