Con il Decreto Legge 66/2026 è stato varato il nuovo Piano Casa Italia. Si tratta di un programma di interventi che puntano a rilanciare le politiche abitative nazionali e fornire risposte efficaci e strutturate al crescente disagio abitativo sul territorio nazionale. Le misure del Piano Casa Italia mirano a riorganizzare l’offerta abitativa facendo leva sull’integrazione tra edilizia residenziale pubblica e sociale, la riqualificazione del patrimonio esistente e la sperimentazione di soluzioni abitative innovative, come il co-housing e l’housing intergenerazionale. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili oltre 100mila case nuove a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni e la ristrutturazione di 600.000 appartamenti. Tre le linee di intervento: un piano di riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico; un programma per l’edilizia residenziale sociale; il coinvolgimento dell’edilizia convenzionata privata con programmi infrastrutturali di edilizia integrata. Una parte rilevante del provvedimento riguarda anche le semplificazioni edilizie, pensate per ridurre i tempi autorizzativi e favorire la rigenerazione del patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato. Ieri mattina, presso la sala Conferenze del Formedil Foggia, si è tenuto il convegno “Piano Casa e Città del Futuro”, organizzato da ANCE Puglia e ANCE Foggia. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento e confronto sui temi della rigenerazione urbana, delle politiche abitative, della pianificazione del territorio e delle prospettive di sviluppo del settore, alla luce delle più recenti evoluzioni normative e delle sfide che attendono le nostre città. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, professionisti ed esperti del settore, offrendo un momento di riflessione e dialogo su temi di particolare interesse per il comparto edilizio. Gerardo Biancofiore, presidente di ANCE Puglia, ha espresso una valutazione complessivamente positiva del Piano Casa, apprezzando in particolare il recupero di immobili abbandonati, in disuso e dismessi. Rilevando però anche una critica nella sostenibilità economica degli interventi, “perché questo Piano Casa è calibrato per grandi investimenti, qualcosa che nel nostro territorio non potrà mai essere calato in quanto la sostenibilità economica non c’è”, ha affermato. “Ma la casa non basta – ha aggiunto –. Servono infrastrutture, servizi, competenze per trattenere i giovani, le famiglie e le imprese”. “Dobbiamo prima di tutto avere la consapevolezza che la casa non è un fatto edilizio, ma è un’infrastruttura sociale, perché è quella che consente la sostenibilità del territorio – ha continuato Biancofiore –. Non dimentichiamoci che in questa fase l’attrattività dei territori è anche determinata dalla capacità di avere case accessibili, soprattutto per i lavoratori. Senza questo, vanno in altre città e abbiamo una migrazione interna che è assolutamente da evitare. È chiaro che la politica, anche locale, deve fare la propria parte”.