Cosa c’è dietro i numeri del turismo a Vieste, capitale pugliese delle vacanze e regina incontrastata delle presenze? Un’analisi accurata è quella che da anni è compiuta dall’esperto Diego Romano, che studia l’andamento del turismo viestano in modo tale da far comprendere come sta evolvendo la destinazione, che ha conosciuto una crescita costante fino a raggiungere la piena maturità turistica. Romano da anni supporta le imprese del settore turistico con consulenze specialistiche nell’ambito del marketing e innovazione. E’ il fondatore del riuscitissimo portale TurismoVieste.it, un progetto diventato negli anni un punto di riferimento per i turisti e per molte imprese locali, oltre che di Datatrip.it, una start-up che si occupa di analisi dati e AI in ambito turistico. “Negli ultimi quindici anni, la città ha consolidato la propria posizione come principale polo turistico della Puglia, registrando ogni anno stabilmente cifre vicine ai 2 milioni di pernottamenti e 350.000 arrivi secondo i dati ISTAT diffusi dall’Osservatorio regionale del turismo pugliese. Nei dati dell’Osservatorio, aggiornati fino a fine settembre, siamo a circa 2.160.000 presenze e 360.000 arrivi per Vieste. Secondo una proiezione si chiuderà l’anno intorno alle 2.200.000 presenze. Sono dati che tengono conto anche delle locazioni turistiche”, sottolinea Romano a l’Attacco. Ma in che direzione si sta andando? Verso la saturazione o verso l’auspicata sostenibilità, nell’ambito della necessaria e tuttora irrealizzata destagionalizzazione? E’ il tema del dibattito “Quale turismo?”, svoltosi con gli operatori del comparto lo scorso 31 ottobre, occasione per presentare ufficialmente l’edizione 2025 di “Vieste e i suoi ospiti”, lo studio da lui ideato e curato, promosso da turismovieste.it e giunto alla sua sesta edizione. Oltre a raccogliere ed esaminare i dati sui flussi turistici, contiene i risultati del questionario pubblicato ogni anno proprio su turismovieste.it, a cui hanno partecipato migliaia di visitatori raccontando la propria esperienza in città. Lo studio sottolinea che, da quando esistono metodi moderni di rilevazione statistica, Vieste ha mantenuto livelli molto elevati e regolari di presenze turistiche, confermandosi stabilmente prima destinazione della Puglia per numero di pernottamenti. Solo Bari, trainata da un forte sviluppo del turismo urbano e internazionale, mostra nel 2025 un incremento tale da poter ridurre il divario. Escludendo il 2020, anno condizionato dalla pandemia, le variazioni annuali restano contenute entro un margine del ±5%, segno di un mercato maturo e fidelizzato. Nel periodo 2018–2024, la crescita risulta limitata, ma coerente: più che un’espansione della domanda, si osserva un miglioramento nella capacità di misurazione del fenomeno turistico. Dal 2021 in poi, infatti, i dati ufficiali hanno iniziato a incorporare anche le locazioni turistiche, fino ad allora in gran parte sommerse o non registrate. L’effetto è duplice: da un lato una revisione al rialzo del totale delle presenze, dall’altro una maggiore aderenza dei numeri alla realtà del mercato.
L’emersione
L’aumento registrato negli ultimi anni non è dovuto esclusivamente a un incremento dei flussi reali, ma anche a un progressivo processo di emersione del sommerso, favorito da più fattori: le nuove normative fiscali; l’obbligo di comunicazione delle locazioni turistiche a livello nazionale e regionale; l’uso sempre più diffuso dei pagamenti elettronici, che ha reso più tracciabili anche le forme di ospitalità temporanea. Questo fenomeno ha portato a una rilevazione più accurata dei movimenti turistici, soprattutto nel comparto extra-alberghiero. La crescita apparente degli ultimi anni va quindi letta come una normalizzazione statistica, non come un boom improvviso. Questo processo di regolarizzazione ha portato a un aumento delle presenze registrate, ma ha anche messo in luce un appiattimento dell'occupazione. L'aumento dei posti letto, soprattutto nelle locazioni turistiche, non è proporzionale all'incremento dei flussi, causando una diminuzione delle presenze medie per posto letto. A Vieste, per esempio, alcune locazioni turistiche registrano meno di 20 presenze annue per posto letto, sollevando interrogativi sulla sostenibilità economica del modello. I flussi effettivi restano sostanzialmente stabili.
Stagionalità
Il turismo viestano mantiene una forte concentrazione stagionale: tra giugno e settembre si registra oltre l’85% delle presenze annuali, con picchi che ad agosto superano le 700.000 notti. Si tratta di una caratteristica storica del modello locale, legata alla vocazione balneare e alla prevalenza di villaggi turistici e campeggi, che operano quasi solo nel periodo estivo. Negli ultimi anni si osservano timidi segnali di estensione della stagione a maggio e settembre, ma l’autunno e l’inverno restano ancora marginali.
L’offerta ricettiva
Secondo i dati ufficiali, Vieste dispone di oltre 48.000 posti letto, un valore che la colloca nettamente al primo posto in Puglia. L'offerta è storicamente e prevalentemente orientata al turismo balneare. La maggior parte dei posti letto è concentrata in strutture ricettive a costo fisso medio-basso e ad alta capacità: i campeggi e villaggi turistici dominano il mercato, rappresentando circa il 60% dei posti letto totali. Con la nascita o regolarizzazione delle locazioni turistiche, negli ultimi anni Vieste è passata da 41.338 posti letto nel 2022 a 48.342 posti letto nel 2025. Questo si traduce in una situazione critica, con quasi 4 posti letto per ogni abitante residente (a fronte di circa 13.000 residenti) nel 2025. A titolo di confronto, Bari, in forte espansione e con numeri di presenze paragonabili, si attesta su circa 27.000 posti letto.
Vieste nel contesto pugliese
Pur mantenendo un ruolo di leadership, Vieste cresce meno rapidamente rispetto ad altre località pugliesi. Il 2025 mostra una stima di un piccolo miglioramento nelle presenze rispetto al 2024, a fronte di un buon aumento registrato a livello regionale. Nel 2025, la variazione stimata delle presenze è di pochi punti percentuali, contro un +10% regionale, con punte che superano il +20% in aree come Bari e Monopoli, trainate dalle connessioni aeroportuali che favoriscono il turismo internazionale e dall’ospitalità diffusa che valorizza la cultura pugliese. Ciò evidenzia come la destinazione abbia ormai raggiunto una fase di maturità strutturale, mentre altre aree stanno vivendo un’espansione più dinamica.
Maturità o stagnazione?
Il report conferma che il turismo a Vieste è da considerarsi “stabile”. E’ un sistema solido, con flussi costanti ma questa stessa stabilità rischia di trasformarsi in inerzia, se non si accompagna a una reale evoluzione del modello turistico. Vieste vive oggi una fase di transizione silenziosa: mentre poche imprese cercano di innovare, la città è ancora fortemente ancorata ai picchi stagionali. Questa dipendenza da un periodo così concentrato, e da un solo tipo di prodotto turistico, è anche un segno di fragilità: un sistema che funziona finché le condizioni restano favorevoli, ma che può risentire pesantemente di shock esterni, climatici, economici o sociali. Il futuro passa attraverso la qualità dell’esperienza, la gestione dei picchi stagionali, la diversificazione dell’offerta e una visione condivisa di sostenibilità.
Una città intermittente
Vieste continua a vivere secondo un modello fortemente stagionale: circa il 95% delle presenze turistiche si concentra nei quattro mesi tra giugno e settembre. In particolare, agosto rimane il mese del picco assoluto con quasi 800.000 presenze, seguito da luglio, giugno e settembre. Da ottobre a maggio la città rallenta. Molte strutture ricettive e ristorative restano chiuse, i collegamenti si riducono e i servizi vengono soppressi. Ogni anno l’analisi dei punteggi di soddisfazione mostra una correlazione netta tra affollamento e qualità percepita: quando i flussi si concentrano la soddisfazione cala. Giugno e settembre sono i mesi con i punteggi più alti: le condizioni climatiche sono ottimali, i servizi più accessibili e l’ambiente meno stressato. Ad agosto, invece, la qualità percepita scende su quasi tutti i fronti.
Il rischio overtourism
Come mantenere un equilibrio tra benessere economico e vivibilità? A Vieste l’indice di pressione turistica ad agosto 2024 (rapporto presenze/residenti) è stato di 1,88, contro 0,41 a Gallipoli, 0,02 a Bari e 1,71 a Peschici. Ma il dato più preoccupante è l’indice di carico, che misura il rapporto tra persone in età lavorativa e quelle effettivamente presenti sul territorio in un dato momento. Il valore ideale dovrebbe essere tra 1 e 2; a Vieste, considerando residenti, seconde case e posti letto ufficiali, l’indice di carico potenziale sale a 9,77. Ciò significa che, in uno scenario di piena occupazione, ogni lavoratore dovrebbe “sostenere” quasi nove persone. Un carico semplicemente insostenibile.
Un fragile equilibrio sociale
Durante l’estate, la popolazione residente vive ritmi estremi. Molti operatori lamentano difficoltà nel reperire personale qualificato, mentre una parte della manodopera stagionale arriva dall’estero, spesso con contratti precari. Nel frattempo, i giovani del posto - anche quelli con titoli di studio elevati - continuano ad andarsene in cerca di migliori opportunità. Negli ultimi dieci anni, Vieste ha quasi sempre registrato un saldo migratorio negativo (fonte ISTAT): solo nel 2021 e nel 2022 si è registrato un lieve segno positivo (+11), ma nel 2023 si è tornati in calo (-34). È il paradosso di una città che in estate si riempie, ma che d’inverno si svuota anche dei suoi abitanti. Il commercio di prossimità si è ridotto, le attività storiche cedono il passo a negozi stagionali e souvenir, mentre la dipendenza dalle OTA (agenzie di viaggio online) e dai canali di intermediazione globali erode i margini delle strutture locali. Un sistema che genera reddito ma non ricchezza diffusa.
Provenienza dei flussi
Anche nel 2025 Vieste conferma la sua vocazione di meta prevalentemente nazionale, con circa l’80% dei visitatori provenienti dall’Italia. Le regioni del Nord e del Centro Italia insieme superano il 30% del totale. La Puglia si conferma invece la seconda area di provenienza assoluta (13,7%), segno di una domanda di prossimità consolidata che alimenta la stagione anche nei fine settimana di maggio e settembre. Seguono Campania e Lazio, che insieme rappresentano oltre il 20% dei flussi. Tra i Paesi stranieri, la Germania rappresenta da sola l’8,5% delle presenze complessive. L’incidenza dei turisti stranieri è in crescita in tutta la Regione Puglia, ma a Vieste il ritmo di aumento è più contenuto, segno di un modello ancora fortemente radicato nel turismo domestico. Nell’ultimo anno, la Puglia ha registrato un incremento significativo della componente straniera che copre circa un terzo del mercato. A Vieste, invece, la quota di stranieri è rimasta sostanzialmente stabile: 23,2% degli arrivi e 20,7% delle presenze. Ciò suggerisce che Vieste intercetta ancora in misura limitata il flusso di turismo internazionale che cresce altrove in Puglia, in particolare nei centri urbani e nelle mete culturali. Riuscire a trattenere e diversificare questa domanda potrebbe rappresentare una delle sfide principali dei prossimi anni, puntando su un’offerta più esperienziale, sostenibile e destagionalizzata, in linea con le nuove tendenze del turismo europeo.
Fedeltà e invecchiamento
E’ elevato il numero di visitatori che dichiarano di essere già stati a Vieste: quasi sei turisti su dieci. Una forte fidelizzazione ma anche un progressivo invecchiamento del pubblico. Molti degli ospiti affezionati frequentano Vieste da decenni, spesso in coppia o in famiglia, e appartengono oggi alle fasce d’età 45–64 anni e over 65. Emerge un legame emotivo molto profondo, ma anche un ricambio generazionale ancora debole. Questa struttura demografica ha due implicazioni principali. La prima è la maturità della domanda: il turismo viestano è stabile e affidabile, ma si regge in gran parte su un pubblico consolidato, abituato alla stessa modalità di vacanza. La seconda è il rischio di erosione futura: senza un rinnovamento dell’offerta e della comunicazione, la destinazione potrebbe faticare ad attrarre nuove generazioni. Il fatto che quasi il 60% dei visitatori “ci fosse già stato” indica una demografia in transizione, dove il turista tipico invecchia insieme alla destinazione. I rinnovamento non deve avvenire a scapito della tradizione, ma attraverso una rigenerazione esperienziale: servizi moderni, esperienze autentiche, eventi culturali diffusi e una comunicazione più contemporanea.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).