L’agricoltura tra crisi dei mercati e sfida dell’acqua. È il quadro emerso dalla 79ª Assemblea provinciale di Confagricoltura Foggia che si è svolta ieri a Palazzo Dogana, appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, amministratori e operatori del settore per discutere delle principali criticità che interessano la Capitanata e delle prospettive di sviluppo del comparto primario. Al centro del confronto sono finite le difficoltà che stanno attraversando le principali filiere agricole, a partire dalla cerealicoltura, ma anche il tema delle infrastrutture e della gestione delle risorse idriche, considerati elementi decisivi per il futuro economico del territorio. Un dibattito che si è sviluppato attorno alla consapevolezza del ruolo strategico che la provincia di Foggia continua a ricoprire nel panorama agricolo nazionale. Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confagricoltura Foggia, Filippo Schiavone, che ha richiamato l’attenzione sulla difficile fase vissuta dal settore cerealicolo. "Parlare di futuro mentre la cerealicoltura attraversa una delle peggiori campagne della sua storia, almeno dal punto di vista dei prezzi, non è semplice. La qualità del nostro grano duro è ormai un valore consolidato dell’agricoltura della Capitanata, ma le quantità che ci aspettavamo non stanno arrivando. Anche alcune iniziative che erano state presentate come possibili soluzioni non hanno prodotto gli effetti sperati. Penso alla Cun, che si è dimostrata uno strumento di rilevazione utile, ma che non può andare oltre questo ruolo. Bisognava essere chiari con gli agricoltori fin dall’inizio. Non siamo mai stati contrari alla Cun e ne abbiamo apprezzato la fase sperimentale, ma non poteva essere indicata come la soluzione al problema della cerealicoltura. Anche gli altri comparti non stanno vivendo una fase positiva. L’olio registra un calo delle transazioni e quotazioni inferiori di oltre il 30 per cento. Sul pomodoro attendiamo di vedere come andrà la campagna, anche se i trapianti principali sono ormai conclusi e le aspettative sono buone. Sicuramente avere la diga piena rappresenta un importante punto di partenza". L’intervento di Schiavone ha fotografato una situazione caratterizzata da forti incertezze sui mercati e da quotazioni che continuano a preoccupare gli imprenditori agricoli. Un allarme condiviso anche a livello regionale, come ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno, intervenuto nel panel dedicato alle prospettive del comparto.
"Le aziende agricole pugliesi stanno affrontando una situazione estremamente difficile. Oggi non esiste un settore che non sia in crisi. Il grano viene pagato intorno ai 25 euro, il latte è sceso sotto i 51 centesimi al litro, quindi sotto i costi di produzione, e anche il comparto olivicolo vive una fase di grande sofferenza. Ci troviamo di fronte a difficoltà che non dipendono dagli agricoltori, ma da dinamiche esterne e da fenomeni speculativi che finiscono per colpire chi produce. Gli imprenditori agricoli sono le prime vittime di un sistema che spesso determina i prezzi lontano dai campi e dalle aziende".
Riflessioni che hanno riportato al centro del dibattito il tema della redditività delle imprese agricole e della sostenibilità economica delle produzioni. Nel corso dell’assemblea è emersa la necessità di individuare strumenti capaci di garantire maggiore equilibrio lungo le filiere e di difendere il valore delle produzioni locali in una fase segnata da forti tensioni sui mercati internazionali. Accanto all’emergenza dei prezzi, l’altro grande tema affrontato durante la mattinata è stato quello dell’acqua. Dopo due anni particolarmente difficili sul fronte della disponibilità idrica, l’annata in corso presenta uno scenario diverso grazie alle abbondanti riserve accumulate negli invasi. Una condizione favorevole che, secondo i relatori, non deve però far dimenticare i ritardi infrastrutturali accumulati nel tempo.
A richiamare l’attenzione su questo aspetto è stato il direttore del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, Francesco Santoro, che ha evidenziato la necessità di programmare nuovi investimenti. "Il vero problema è che nei momenti di crisi concentriamo tutta l’attenzione sull’emergenza e finiamo per trascurare la realizzazione delle infrastrutture. Quest’anno abbiamo avuto la possibilità di partire con invasi pieni e di avviare la stagione irrigua, pur con alcune difficoltà legate ai due anni precedenti di scarsa distribuzione della risorsa. Nel comprensorio del Fortore, ad esempio, nel 2025 non è stata distribuita acqua. Resta però aperta la questione infrastrutturale. Stiamo ancora utilizzando opere realizzate molti decenni fa. Quest’anno ricorrono i sessant’anni dalla costruzione della diga di Occhito e, da allora, non sono stati realizzati nuovi invasi se non quelli gestiti direttamente dal Consorzio. È necessario creare nuove opere che consentano di trattenere l’acqua disponibile, evitando che nelle annate più favorevoli una parte importante della risorsa finisca in mare".
Il riferimento è alla necessità di ampliare la capacità di accumulo e distribuzione della risorsa idrica in un territorio che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con gli effetti della siccità e dei cambiamenti climatici. Un tema che si intreccia con quello delle infrastrutture e dello sviluppo delle aree interne, altri argomenti al centro della giornata di confronto promossa da Confagricoltura. L’assemblea si è conclusa con un appello alla collaborazione tra istituzioni, organizzazioni di categoria e sistema produttivo per affrontare una fase che viene considerata tra le più complesse degli ultimi anni. Dalla crisi dei prezzi alla gestione dell’acqua, passando per il rilancio delle aree interne, il messaggio emerso da Palazzo Dogana è che il futuro dell’agricoltura foggiana dipenderà dalla capacità di trasformare le criticità attuali in occasioni di investimento e programmazione.
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