Il ballottaggio che domenica e lunedì deciderà chi sarà la prossima prima cittadina di San Giovanni Rotondo assume un peso diverso da quello che normalmente accompagna una competizione amministrativa. La campagna elettorale si sta infatti svolgendo in una città che ultimamente ha visto incrinarsi alcune delle sue certezze storiche e che oggi si ritrova a fare i conti con interrogativi che riguardano il proprio futuro economico, sociale e persino identitario. Possiamo dire, anzi, che stia viaggiando su due binari paralleli. Su uno c’è naturalmente la sfida politica tra Rossella Fini e Floriana Natale, separata al primo turno da una manciata di voti percentuali (il 34,3 % della prima contro il 35,0 % della seconda) e destinata probabilmente a risolversi sul filo dell’equilibrio. Sull’altro c’è una comunità - quella sangiovannese - che osserva con apprensione quello che accade attorno ai suoi punti di riferimento storici. Casa Sollievo della Sofferenza resta inevitabilmente il tema che sovrasta tutti gli altri. L’ospedale è stato - ed è tutt’ora - simbolo, motore economico, attrattore di professionalità e punto di riferimento per migliaia di famiglie da tutta la provincia. Le difficoltà finanziarie emerse negli ultimi tempi, il dibattito sul futuro della struttura e il commissariamento disposto dal Vaticano hanno finito per alimentare un clima di inquietudine che ora travalica i confini sanitari. Non è un caso che, arrivata in città per sostenere Rossella Fini, Elly Schlein abbia scelto proprio questo terreno per il suo intervento più netto. La segretaria del Partito Democratico ha parlato di tutela dei lavoratori e ha puntato l’attenzione sui circa 2.500 dipendenti della struttura, sostenendo che non possano essere loro a pagare il prezzo di gestioni che hanno prodotto l’attuale situazione debitoria. Un messaggio politico, sì, ma anche un segnale rivolto a una platea che da settimane segue gli sviluppi della vicenda con crescente apprensione.
La presenza dei vertici del centrosinistra in città, tuttavia, ha provocato anche la reazione del centrodestra, in particolare la replica del consigliere regionale Napoleone Cera, che ha accusato gli avversari di affrontare il tema “solo in modalità campagna elettorale”. Per l’esponente della Lega, la Capitanata “ha memoria” e ricorda quanto avvenuto nei mesi scorsi, quando attorno alla vertenza dell’Irccs si chiedeva di “non fare rumore, perché si era in campagna elettorale”.
Oggi, sostiene Cera, accade il contrario: “improvvisamente è utile il comizio, lo slogan, la promessa di difendere Casa Sollievo”. Parole che confermano quanto la crisi dell’ospedale voluto da Padre Pio sia ormai diventata uno dei terreni principali dello scontro politico, ben oltre i confini della città e ben oltre la stessa campagna per il ballottaggio.
Comunque sia, oggi, venerdì 5 giugno, tocca invece a Giuseppe Conte, anch’egli in città per sostenere la candidatura di Rossella Fini proprio nelle ultime ore della campagna elettorale. La sua presenza riconferma quanto il voto di San Giovanni Rotondo abbia assunto una dimensione che supera i confini comunali. Q
uando, nel giro di pochi giorni, due leader nazionali scelgono di fare tappa nello stesso centro del Gargano, significa che lì si sta svolgendo una competizione che merita attenzione. Sarebbe tuttavia riduttivo leggere queste visite soltanto attraverso la lente della sfida politica. Difatti il malessere che attraversa San Giovanni Rotondo non nasce oggi e non riguarda esclusivamente Casa Sollievo. Riguarda anche un turismo religioso che, pur continuando a rappresentare una risorsa fondamentale, mostra segnali di trasformazione rispetto ai numeri e alle dinamiche che per anni hanno alimentato l’economia cittadina. Riguarda le attività commerciali che vivono di flussi turistici. Riguarda gli alberghi, i ristoranti, l’indotto. Riguarda persino quel rapporto speciale che la città ha sempre avuto con il Convento e con il mondo francescano.
C’è chi, sintetizzando il momento, parla delle “tre C”: Casa Sollievo, Convento e Comune. Tre pilastri che per decenni hanno rappresentato altrettanti punti di equilibrio (almeno i primi due) e che oggi, per ragioni diverse, sembrano attraversare una fase di fragilità.
In questo contesto il ballottaggio assume inevitabilmente un significato simbolico, poiché la città cerca un punto di riferimento politico in una fase in cui molti punti di riferimento tradizionali appaiono meno solidi rispetto al passato - sebbene il prossimo Sindaco (o meglio, la prossima Sindaca) non possa ovviamente risolvere in autonomia questioni che spesso dipendono da livelli istituzionali ben più alti. Chi vincerà erediterà una città, ma anche un clima (uno parecchio nervoso), perciò il voto arriva in un momento in cui la politica è chiamata - più che mai - a convincere, anziché promettere e basta.
Domenica e lunedì saranno i cittadini a decidere chi guiderà Palazzo di Città nei prossimi anni, ma qualunque sarà il risultato delle urne, il giorno dopo resteranno sul tavolo le stesse questioni che oggi attanagliano il comune di San Giovanni Rotondo. Perciò sta ai sangiovannesi decidere quale direzione prendere mentre attraversano uno dei passaggi più complessi che abbia conosciuto negli ultimi decenni. La città di Padre Pio non può permettersi l’ennesima crisi amministrativa, non adesso.
Per ora non si può far altro che domandarsi: quale sarà il futuro di San Giovanni Rotondo? Quale volto avrà tra cinque o dieci anni?
Si spera se lo chiedano anche gli elettori.
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