“Mai avuti interessi personali se non visioni per la città. Sette-otto persone a fronte di 36.900 elettori hanno interrotto ineluttabilmente questa consiliatura. Ne ho preso atto!”. Continua, come sempre sull’amato Facebook, lo sfogo della dimissionaria sindaca di Foggia Marida Episcopo contro quegli eletti – pentastellati, socialisti e decariani/nobilettiani – che lunedì scorso l’hanno di fatto sfiduciata non presentandosi in consiglio comunale per garantire il numero legale e l’approvazione del bilancio consuntivo 2025. Assenze cui è seguita la presentazione delle dimissioni, revocabili entro il 28 giugno prossimo. Dopo un anno e mezzo di crisi politica sempre più grave, nella giornata di domenica all’improvviso il mini-rimpasto con la revoca dei due assessori di Tempi Nuovi e la nomina del socialista Iorio, che visti i chiari di luna non ha potuto nemmeno firmare l’accettazione dell’incarico. A giorni di distanza trapela ancora amarezza per come sono stati liquidati Daniela Patano e Lorenzo Frattarolo: per loro nemmeno una telefonata da parte della sindaca, ma solo una lettera riservata. “Mi è stata notificata stamattina la revoca”, ha difatti fatto sapere su Fb Frattarolo. Era domenica e si trovavano al mare, a quanto pare. Sono stati chiamati dall’ufficio di gabinetto per informarli del ritiro delle deleghe, una modalità che ha sdegnato l’ex consigliere regionale e artefice di Tempi Nuovi Sergio Clemente (nemmeno lui contattato da Episcopo, tanto da lasciarsi andare a un netto “ci ha mancato di rispetto”, riferito ovviamente alla prima cittadina) ma anche altri. E’ un momento delicato per il M5S foggiano, preso di mira in questi giorni da chi sostiene la linea di Episcopo e del prosieguo dell’amministrazione comunale. A difendere la quasi totalità dei consiglieri contiani, non presentatisi in aula lunedì scorso ad eccezione di Francesco Salemme, è stato ieri Mario Furore, coordinatore provinciale. “Comprendo che la stampa debba fare il proprio lavoro. Ma è doveroso sottolineare che nella seduta di lunedì nessuno tra noi ha imposto ai consiglieri del M5S come votare”, ha detto l’europarlamentare. La linea del partito era molto chiara ed era espressa nelle linee richieste alla sindaca la cui risposta presentata la sera prima del consiglio non ha convinto evidentemente quei consiglieri comunali che hanno deciso di non presentarsi in aula. Sobillati da nessuno per altro, poiché non sono pecore da ammansire e forse semplicemente congrui rispetto chi si è presentato in aula ma con i mal di pancia verso l’andamento della maggioranza. Questi sono i fatti. A me questi proclami alla responsabilità iniziano a fare venire l’orticaria. Alla luce di quello che è successo, io credo che se il campo largo, chi lo guida e il M5S locale non hanno il coraggio di resettare tutto a Foggia, senza un mea culpa serio, potrà sì resistere fino alle politiche o alle prossime elezioni comunali, ma con che resa? Davanti ai cittadini che chiedono risultati concreti o alziamo il tiro o è meglio chiedere scusa con evidenti conseguenze, questa è la vera responsabilità che dobbiamo alla città. Foggia ci ha premiato per il cambiamento, non per questa “commedia degli equivoci”. Io nella mia vita non ho mai fatto questioni di poltrone ma di temi, vorrei semplicemente vedere i miei temi ed obiettivi realizzati e non ostacolati. Vorrei che il M5S sia messo nelle condizioni di poter fare il Movimento. Parigi val bene una messa diceva qualcuno, ma non con la mia faccia, quella di chi sul territorio ha preso voti e consensi e non sa più come giustificarsi davanti ai cittadini per colpe che ora non sono proprie”, è stata la conclusione di Furore.
Una presa di posizione molto critica, che fa comprendere come sia difficile riaprire la trattativa con una sindaca con cui è venuto meno il rapporto di fiducia, così come sollecitato dai referenti nazionali 5S Turco e Taverna nella riunione che il Movimento ha tenuto nei giorni scorsi. Una strategia, quella romana tutta volta a salvaguardare l’esperimento del campo largo, cui si è allineato il coordinatore regionale Leonardo Donno, col quale Episcopo tenta da mesi di interloquire direttamente, bypassando Furore e arrivando persino a bloccarne il numero sul cellulare mesi fa, come rivelato su queste colonne. Ma con l’europarlamentare sono i consiglieri comunali (tranne Salemme, detto Cisky), il parlamentare foggiano Marco Pellegrini, la consigliera regionale Rosa Barone, l’assessora comunale Simona Mendolicchio. Vicina ad Episcopo (e a Donno), invece, la vicesindaca e assessora 5S all’ambiente Lucia Aprile.
Oggi da più parti, come fatto da Antonio De Sabato, la linea critica pentastellata è attaccata duramente, ma anche le ultime promesse fatte da Episcopo sono apparse false al gruppo. Basti pensare al ridimensionamento del super assessore Pino Galasso, avvenuto però lasciandogli la rigenerazione urbana e aggiungendogli la delega all’ASI, che prima era in capo alla sindaca.
“Mentre qualcuno pensa a manovre mirabolanti per ricostruire la maggioranza del campo largo escludendo il M5S, una contraddizione in termini che rasenta il ridicolo, e mentre qualcuno già pianifica salti della quaglia o si adegua alle logiche del “partito trasversale del gettone” pur di tirare a campare sacrificando i programmi, la sintesi di Furore non punta affatto a mortificarci o a ridurci a comparse passive in cambio di qualche misero tornaconto”, commenta il consigliere comunale 5S Francesco Strippoli. “Al contrario, il suo è uno sprone forte, rifiutando categoricamente l'idea di restare in consiglio a fare le belle statuine o a garantire alzate di mano anonime solo per sopravvivere. I silenziosi, gli eterni muti, sono il vero guaio, le ambigue figure da cui diffidare. Se siamo la forza che ha creduto in questo laboratorio politico, abbiamo il dovere di incidere con i nostri temi, di esporci, di dare voce a chi voce non ne ha e di pretendere un cambiamento reale”.
In attesa di capire quando ci sarà un incontro con Episcopo per tentare la ricucitura del campo largo prima del 28 giugno, termine ultimo entro cui è possibile il ritiro delle dimissioni da prima cittadina, molto apprezzato (anche dai 5S locali) è stata la disamina da parte dell’associazione antimafia Giovanni Panunzio: “Dopo la dolorosa esperienza dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, Foggia aveva bisogno di inaugurare una nuova stagione fondata sulla credibilità delle istituzioni, sulla coesione politica e su una chiara visione di sviluppo. Le aspettative della comunità erano alte e richiedevano una capacità di governo in grado di restituire fiducia ai cittadini e rafforzare il rapporto tra istituzioni e territorio. Purtroppo, il cambio di passo che molti auspicavano non si è concretizzato nella misura necessaria. Sono emerse difficoltà nel consolidare un percorso amministrativo stabile, nel costruire una visione strategica condivisa e nel tradurre le esigenze della città in un progetto di crescita duraturo. La politica, nella sua funzione più alta, è servizio alla comunità e responsabilità verso il bene comune”.
“Quando vengono meno le condizioni per garantire efficacia, stabilità e prospettive di sviluppo”, ha aggiunto l’associazione Panunzio, “riconoscere i propri limiti e interrompere un'esperienza amministrativa rappresenta un gesto di lealtà e rispetto nei confronti dei cittadini. Le comunità crescono quando possono contare su una classe dirigente capace di unire, programmare e guardare al futuro con coraggio e competenza. Senza una visione chiara e senza una forte capacità di governo, il rischio è quello di disperdere opportunità preziose e di non rispondere adeguatamente alle aspettative della collettività. Foggia merita istituzioni autorevoli, una politica all'altezza delle sfide del presente e una nuova stagione amministrativa fondata sulla legalità, sulla competenza, sul dialogo e sul perseguimento esclusivo dell'interesse generale. La città non può permettersi ulteriori ritardi. E’ tempo di ricostruire fiducia, rafforzare il senso delle istituzioni e avviare un percorso che restituisca a Foggia la centralità e le prospettive di sviluppo che la sua comunità merita”.
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