Sono stati due anni turbolenti per Bruno Savino. L’avvocato sanseverese, eletto consigliere comunale in quota Fratelli d’Italia durante la scorsa tornata elettorale, fu nominato assessore alle Politiche Sociali dall’ex primo cittadino Lidya Colangelo, incarico durato solo otto mesi prima che la Sindaca azzerasse la giunta revocandogli le deleghe. Segue un anno durante il quale resta a guardare il lento fallimento dell’amministrazione targata Colangelo, non senza risparmiarle commenti e giudizi. Intanto, lascia il direttivo di Fratelli d’Italia e si avvicina a Futuro Nazionale. Ma i primi dissapori con i coordinatori del partito lo spingono a chiudere anticipatamente l’esperienza con i vannacciani. In questo contesto, dà vita a “Progetto San Severo”, un’associazione che ha l’ambizione di diventare una lista civica. Ad oggi, però, non si sbilancia troppo sul suo futuro. Sarà il tempo a decretare il ruolo che rivestirà alle prossime amministrative. Certe sono le sue intenzioni: fare il bene della città e dei cittadini. l’Attacco lo ha intervistato.
Non ha risparmiato attacchi nei confronti di alcuni esponenti della scorsa amministrazione. La domanda sorge spontanea: era davvero convinto quando ha scelto di sostenere la candidatura dell’ex Sindaca?
Chiarisco immediatamente che non mi sono candidato per Lidya Colangelo, ma per il partito al quale avevo aderito in quel momento. A livello locale, Fratelli d’Italia ha fatto una scelta con la scienza del poi più che discutibile, ma all’epoca pareva potesse essere anche in parte sensata. E mi spiego. Nel centrodestra c’era una rottura totale: Rosa Caposiena e Leonardo Lallo volevano candidarsi, così come voleva fare qualcun altro. Come al solito il centrodestra non arriva mai compatto. Fratelli d’Italia decide di appoggiare la candidatura di Colangelo e quindi ho seguito il flusso. L’ho conosciuta e onestamente mi aveva fatto anche una buona impressione. Sicuramente non era questo livello eccelso, me ne sono reso conto subito, però ero anche convinto che con le giuste collaborazioni la cosa potesse funzionare. E ricordo la prima riunione che facemmo in una saletta di fronte al Teatro Comunale di San Severo. Alla mia sinistra avevo la buonanima di Dino Marino e poco più a destra Rosario Di Scioscio. E nella mia testa feci questa considerazione: se oggi siamo nella stessa stanza un “comunista”, un “fascista” e un “leghista”, evidentemente abbiamo superato la logica dei partiti e siamo pronti per collaborare in un progetto. C’era anche la lista civica della Sindaca, sicuramente più collocata a sinistra. Insomma, era un ambiente abbastanza variegato. Quello che in campagna elettorale molti definirono il minestrone. Però, onestamente, credevo in quel progetto. E dopo dieci anni di sindacatura Miglio pensavo fosse arrivato il momento della svolta.
Poi cosa è successo?
Le prime docce fredde sono arrivate subito dopo le elezioni, mentre ero impegnato a studiare per il mio assessorato, tra l’altro senza ancora un dirigente di area. Da ottobre cominciai a vedere presenze illegittime (Giuseppe Manzaro, ndr.). Se non sei stato eletto, non puoi partecipare né alle chat di giunta né tantomeno puoi chiuderti nell’ufficio del segretario generale o parlare con i dirigenti e dare loro disposizioni. Intanto, non ho più dialogato con i consiglieri di Fratelli d’Italia. Non perché non volessi, ma a causa della chiusura totale da parte di Leonardo Lallo e di Rita Lucia De Lallo. Lo stesso Lallo che ha anteposto la propria figura a tutto il resto. Ebbe infatti la presunzione di candidarsi Sindaco, e nonostante una prima bocciatura ha continuato a interferire nel centrodestra causando solo danni. A novembre erano finiti i soldi su tutti i capitoli. Avevo bisogno di 20-30mila euro per portare avanti dei servizi essenziali e andavo tutti i giorni dietro la porta del Sindaco come un monaco cercante, ma senza ottenere nulla. Poi, però, vedo che per organizzare il Natale si spendono 180mila euro. Dopo arriva marzo, e all’approvazione del bilancio preventivo, in seguito a settimane di trattative col dirigente, quando sapevamo finalmente dove prendere quelle somme, mi arriva una telefonata che diceva “tutto quello che abbiamo fatto non serve a niente perché mi sono state date disposizioni diverse”. Allora, lì ho capito che era arrivato il momento di andarsene. Purtroppo, questa cosa l’ha capita anche la Sindaca e ha azzerato la giunta qualche giorno prima del consiglio comunale, altrimenti avrei reso tutto pubblico e me ne sarei andato.
Un mese fa è stata staccata la spina all’amministrazione Colangelo. Crede che i tempi fossero maturi?
Abbiamo assistito a due anni di immobilismo pressoché totale, e questo lo dico con molto dispiacere. Perché per quanto è evidente che non fossi più a favore di questa amministrazione, è stato comunque un dispiacere vedere terminato qualcosa senza che abbia raggiunto i propri obiettivi. Personalmente, ritengo che più si fosse andato avanti e peggio sarebbe stato, perché la logica che ha regolato dall’inizio quell’amministrazione sarebbe in questo modo proseguita. Per quanto riguarda la preoccupazione espressa da alcuni circa le opere in cantiere, reputo che il commissario prefettizio abbia il dovere e il diritto di portarle avanti, quindi non credo ci saranno problemi di questo tipo.