Non si placa il dibattito interno al Partito Democratico di Capitanata, acuitosi negli ultimi mesi dopo le elezioni provinciali e le amministrative che hanno interessato diversi centri della provincia. Tra i casi più eclatanti c’è quello di San Giovanni Rotondo, dove il centrosinistra si è presentato diviso alle urne e la vittoria è andata al centrodestra. La mancata convergenza sul candidato Sindaco ha provocato una profonda frattura nel circolo cittadino del Pd, culminata con l’uscita di alcuni storici dirigenti, tra cui l’ex primo cittadino Michele Crisetti, l’ex segretario della Cgil Peppino Marcucci e l’ex segretario cittadino Salvatore Dragano. Raggiunto telefonicamente da l’Attacco, Crisetti ha ricostruito le tappe che, secondo la sua lettura, hanno portato alla rottura e alla nascita delle liste civiche di centrosinistra a sostegno dell’ingegnere Giuseppe Siena. “Su proposta del segretario cittadino Matteo Masciale avevamo scelto Giuseppe Siena come candidato Sindaco”, racconta. “È stato lui il primo a ritenerlo il profilo migliore da sottoporre all’intera coalizione e noi, che facevamo parte della direzione del Pd locale, abbiamo condiviso quella scelta all’unanimità. La coalizione aveva affidato proprio al Partito Democratico il compito di indicare il candidato alla carica di Sindaco. In particolare il Movimento 5 Stelle chiedeva una figura di esperienza dopo quanto era accaduto con l’amministrazione Barbano. Per questo il partito si riunì e, su proposta del segretario, individuò Siena”. L’ex Sindaco ricorda come le prime difficoltà emersero nel confronto con gli alleati. “Il nome di Siena trovò subito alcune perplessità, soprattutto da parte del M5S. Noi difendemmo quella scelta spiegando che si trattava di una persona con una lunga esperienza amministrativa, ma capimmo che quella candidatura faceva fatica a essere accettata. Per rafforzare la posizione del circolo chiedemmo al segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo di raggiungerci a San Giovanni Rotondo e verificare direttamente quale fosse l’orientamento del partito. D’Arienzo venne, constatò che tutto il Pd locale era compatto su Siena e decise di portare quella proposta al tavolo della coalizione”. Crisetti ricorda che il rapporto con il M5S era già complesso dopo la fine dell’esperienza amministrativa guidata da Filippo Barbano, ma che l’indicazione politica era quella di costruire il campo largo anche a San Giovanni Rotondo. “Sapevamo che non sarebbe stato semplice trovare una sintesi, perché fino alla caduta dell'amministrazione Barbano il Pd era stato all'opposizione del M5S. Però le indicazioni erano quelle di costruire ovunque il campo largo e ci siamo adeguati. Eravamo convinti che gli alleati avrebbero compreso la proposta del nostro circolo”. Ma il quadro cambiò improvvisamente nei giorni successivi. “Ci venne comunicato che il sabato successivo saremmo stati convocati nella sede della federazione provinciale insieme a tutte le forze della coalizione per arrivare alla decisione definitiva. Nel frattempo avevamo incontrato Casa Riformista, che aveva espresso il proprio sostegno alla candidatura di Siena, tanto che il nostro segretario Matteo Masciale e Giuseppe Miglionico sottoscrissero un accordo politico in quella direzione. Arrivammo quindi al tavolo convinti di poter discutere partendo da quella proposta condivisa”. Fu in quella riunione, spiega Crisetti, che la trattativa avrebbe preso una direzione diversa rispetto a quella immaginata dal circolo cittadino. “Quel giorno, in federazione, erano presenti anche persone che fino a quel momento non avevo mai visto partecipare ai tavoli di confronto sulla vicenda di San Giovanni Rotondo. La riunione non portò a un accordo e, a quel punto, Raffaele Piemontese e Pierpaolo d'Arienzo decisero di convocare i rappresentanti delle forze della coalizione per arrivare rapidamente a una scelta definitiva e avviare la campagna elettorale. Da quel confronto uscì il nome di Rossella Fini, già assessora in un’amministrazione di centrodestra e politicamente molto vicina all’area del sindacalista della Cisl Giuseppe Mangiacotti, con il quale aveva condiviso anche l’esperienza del Partito della Città”.