La vicenda del CAS alla Casa della Carità torna al centro della scena politica di Manfredonia. Dopo settimane di tensioni, proteste in aula, ricostruzioni parziali e un Sindaco accusato di reticenza, quattro consiglieri di minoranza – Ugo Galli e Fabio Di Bari per Forza Italia, Vincenzo Di Staso per Noi Moderati, e Liliana Rinaldi per Fratelli d’Italia – hanno depositato una mozione che chiede al Consiglio comunale di avviare l’iter per un referendum consultivo sulla presenza del centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo in città. Il quesito proposto è diretto, nella sua semplicità: “Siete favorevoli all’individuazione del centro di assistenza straordinaria per richiedenti asilo in Manfredonia?”. Dopo settimane in cui – come documentato dalle inchieste de l’Attacco – la ricostruzione degli eventi è apparsa frammentaria e, a tratti, anche contraddittoria. E soprattutto dopo un Consiglio comunale, quello del 29 aprile, che avrebbe dovuto fare chiarezza e che invece, nelle parole dei consiglieri, ha prodotto “reticenze”, “vuoti”, “assenza di risposte”. La mozione arriva dopo un Consiglio comunale che avrebbe dovuto rappresentare il primo momento di confronto pubblico sulla vicenda. Invece, come ricordano i consiglieri di minoranza, si è trasformato in una seduta di comunicazioni del Sindaco, senza dibattito, senza repliche, senza possibilità di approfondire. “Le comunicazioni del Sindaco sono arrivate solo dopo la nostra richiesta di convocare una seduta tematica – osserva Galli -. Fino a quel momento, l’Amministrazione era stata completamente silente”. I firmatari della mozione partono dall’articolo 11 del decreto legislativo 142/2015, che disciplina il sistema di accoglienza. La norma stabilisce che l’individuazione dei CAS avvenga “previo parere dell’ente locale”. Si tratta di un parere che non è vincolante, ma resta pur sempre un passaggio obbligato. Il Sindaco Domenico la Marca, in aula consiliare, ha sostenuto di aver appreso dell’arrivo dei primi 70 migranti “a cose fatte”, leggendo la notizia sui giornali. Una ricostruzione che i consiglieri giudicano non solo improbabile, ma incompatibile con la normativa. Ugo Galli sostiene che “non è credibile che il Comune non sia stato coinvolto. Se così fosse, il Prefetto avrebbe violato la legge. E noi non riteniamo possibile che l’autorità prefettizia agisca in pregiudizio della normativa vigente”.