Il trasporto pubblico urbano, la contestazione dei residenti di Ordona Sud per il progetto della Stazione di Posta e, sullo sfondo, una maggioranza che continua a muoversi su equilibri precari mentre si avvicina il passaggio decisivo del bilancio. Il Consiglio comunale di Foggia di ieri ha condensato nell’arco di diverse ore tutte le tensioni che attraversano da mesi Palazzo di Città, trasformandosi in una seduta ad alta intensità politica e istituzionale. L’aula si è aperta in un clima già pesante. Nelle prime file hanno preso posto circa cinquanta residenti del quartiere Ordona Sud, arrivati a Palazzo di Città per seguire la discussione sulle mozioni relative alla Stazione di Posta prevista nell’ex scuola Arpi, il progetto finanziato con fondi PNRR destinato all’accoglienza di persone in condizioni di grave marginalità sociale. Una presenza rumorosa ma ordinata, che ha accompagnato buona parte dei lavori consiliari e che ha finito inevitabilmente per condizionare anche il clima politico della giornata. La protesta dei cittadini ha riportato al centro tutte le criticità che da settimane agitano il quartiere. Da una parte la preoccupazione per la collocazione della struttura all’interno di un comparto residenziale periferico e isolato, dall’altra il forte malcontento per un percorso percepito come calato dall’alto e mai realmente condiviso con i residenti. Molti interventi, anche fuori microfono, hanno insistito soprattutto su questo punto. Non tanto una contestazione sul principio dell’accoglienza, quanto sul metodo e sulla scelta urbanistica. La vicenda della Stazione di Posta ha inevitabilmente finito per intrecciarsi con le tensioni politiche che da mesi attraversano la maggioranza. Dopo una sospensione dei lavori e una lunga mediazione interna, l’aula è arrivata a una riformulazione della mozione che punta a chiedere al Ministero una variazione della destinazione funzionale della struttura, senza però mettere in discussione il finanziamento né la funzione sociale del progetto. Un tentativo di mediazione che prova a tenere insieme le richieste dei residenti, la necessità di non perdere le risorse del PNRR e le differenti sensibilità presenti dentro il campo largo. Ma il vero banco di prova politico della giornata era rappresentato dal primo punto all’ordine del giorno, quello relativo al futuro di Ataf e all’avvio del percorso amministrativo verso l’affidamento in house del trasporto pubblico urbano. Un passaggio definito strategico dalla maggioranza e considerato invece con forte diffidenza dalle opposizioni. Dopo ore di discussione, il Consiglio ha approvato l’atto che consente al Comune di chiedere alla Provincia la delega per l’esercizio della funzione di affidamento in house del servizio. Una scelta che l’amministrazione considera fondamentale per rafforzare il controllo pubblico sul trasporto urbano e per consolidare il ruolo di Ataf quale società interamente partecipata dal Comune. Il dibattito in aula è stato lungo e spesso molto acceso.