E’ uno degli scorci più suggestivi e dalla indiscussa bellezza del Gargano: è la valle dell’inferno che si adagia tra i Comuni di San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo. Per questo ogni anno tanti escursionisti scelgono di percorrere il sentiero che attraversa i luoghi. La valle era utilizzata in passato anche per la transumanza, è uno dei percorsi che ben racchiude in sé sia l’aspetto naturalistico che quello religioso e spirituale del Gargano. Lungo l’antica mulattiera della vallata il 2 febbraio del 1575, infatti, è avvenuta la conversione di San Camillo De Lellis, evento che oggi è ricordato dalla grande croce posta sulla sommità dell’altopiano. In questi luoghi la carica mistica è fortissima e tanti sono coloro che percorrono il cammino in cerca di una propria dimensione di pace e tranquillità. Da un punto di vista prettamente naturalistico la vallata è incantevole per il panorama che da lì si può godere, verso sud si domina ad esempio l’intero golfo di Manfredonia. Seguendo l’itinerario si resta colpiti dalle pareti rocciose strapiombanti, alte fino a 100 metri. L’antica mulattiera era anche snodo della via Francigena, che collegava San Giovanni Rotondo a Manfredonia. Questo vallone è ritenuto uno dei più spettacolari del Gargano ed è spesso assunto a simbolo di questa particolarità morfologica del versante meridionale del promontorio. I fenomeni carsici sono molto evidenti per le grotte, gli archi naturali, i pinnacoli e le altre cavità sulle pareti verticali che offrono rifugio a numerosi uccelli rupicoli. Se quindi è indiscusso il valore dell’area che si trova a pieno titolo nella tutela assicurata dal Parco del Gargano, non sono scongiurate le minacce poste in essere dalle attività umane che possono compromettere irrimediabilmente non solo la bellezza e la fruibilità del territorio ma anche lo sviluppo economico e sociale del promontorio.
Strutture edili visivamente impattanti e cancelli all’inizio del sentiero, dubbi su lavori del consorzio
Risale al 2021 l’aggiudicazione della gara da oltre 9,7 milioni di euro per i lavori relativi ad una “Rete di acquedotti minori nel comprensorio del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano con l'utilizzo di risorse idriche locali. Schema Sud 2° Lotto - Ulteriore Estendimento”, bandita dal consorzio di bonifica del Gargano e assegnati, come raccontato all’epoca su queste colonne dalla General Service Group di Luigi Colucci. “Finalità del progetto generale predisposto è quella di promuovere lo sviluppo delle attività agro-zootecniche, industriali e ricettive del comprensorio, senza trascurare l’aspetto strettamente abitativo, assicurando al territorio rurale ed alle aree interne ad elevata potenzialità turistica del Gargano l'approvvigionamento idrico ancora mancante o gravemente deficitario”, si legge nel progetto.
Una parte delle opere riguarda la realizzazione di un serbatoio con un volume utile di almeno 3.500 metri cubi e di un impianto di sollevamento in agro di San Giovanni Rotondo, proprio nei pressi della valle dell’inferno. I lavori comprendono anche la realizzazione di una condotta interrata.
Recandosi sui luoghi, ad un primo sguardo l’impatto estetico non è dei migliori con la presenza, a distanza di qualche anno dall’aggiudicazione della gara, di manufatti di cemento che stridono fortemente con l’ambiente circostante. In particolare le due strutture esterne sono state poste tra gli alberi di mandorle, moltissimi dei quali sono stati divelti per lasciar spazio alle costruzioni che distano pochi metri l’una dall’altra: più a monte è presente il parallelepipedo di cemento che compone il serbatoio, a valle l’impianto di sollevamento ancora in una conformazione grezza, con tubi di ferro in bella vista e intelaiatura di cemento. Ovunque sono visibili i segni e i materiali di risulta dei lavori, così come rami ed alberi spezzati.
A quanto pare il cantiere è fermo da qualche giorno, o comunque nessun operaio era presente quando l’Attacco si è recato sul posto. E’ saltata subito all’occhio l’assenza di cartelli di cantiere o recinzioni di sorta a delimitare l’area dei lavori. Il cartello di cantiere, come è noto, è un tabellone all'interno del quale devono essere inserite tutte le informazioni necessarie a descrivere i lavori svolti in quell’area, indicando anche i principali soggetti coinvolti a più livelli nella realizzazione degli stessi. Affiggerlo in maniera ben visibile, spesso proprio all'ingresso del cantiere, è un obbligo stabilito da due normative differenti, il Testo unico dell’edilizia e quello per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Senza cartello è come se si fosse in presenza di un cantiere “anonimo”.
Anche la realizzazione della condotta sotterranea che arriva ai due manufatti sembra aver avuto delle conseguenze perché a prima vista sembra non aver seguito il tracciato del tratturo interpoderale che correva in precedenza tra l'uliveto e il mandorleto presenti in zona. Il vecchio passaggio è abbastanza evidente ancora oggi, nonostante sia stato dismesso e coperto dalla vegetazione, così come è evidente il fatto che lo spazio tra l'ultimo filare di mandorli e il tratturo nuovo sia decisamente inferiore rispetto a quello dell'uliveto confinante. Questo indurrebbe a pensare che alcune aziende abbiano acquisito impropriamente e loro malgrado superfici extra a discapito delle altre.
Nella documentazione allegata agli atti di gara sono presenti tutte le autorizzazioni del caso per l’esecuzione di un’opera considerata strategica per il territorio ma è innegabile il fatto che le due strutture siano proprio lungo la strada che porta all’ingresso del sentiero della valle dell’inferno, per la valorizzazione del quale è stato investito denaro pubblico da parte del Comune di San Giovanni Rotondo. Sentiero dall’indubbio valore paesaggistico e culturale che forse meritava una maggiore sensibilità.
Lo stesso dicasi per i necessari controlli che un’opera in un contesto così delicato richiede. Chi di dovere li ha posti in essere? Con quali esiti?
A sollevare la questione agli organi preposti è stato Nicola Bramante, architetto di fama internazionale, stimato professionista e amante della propria terra, il quale ha chiesto lumi a Comune, consorzio e Parco, già da diverso tempo senza tuttavia avere risposte.
Ma non è tutto: non è chiaro perché, poco più a monte delle due strutture, esattamente dove parte il sentiero (dove campeggia tanto di cartello, mentre al contrario è sparito quello che indicava che ci si trova in area protetta del Parco) vi sia un lungo e articolato cancello di metallo, all’interno del quale stazionano dei bovini.
A queste domande possono dare risposte solo le istituzioni e gli organi deputati al controllo. l’Attacco ha provato a mettersi in contatto con i vertici del Parco, senza esito mentre dal Comune hanno manifestato la volontà di saperne di più sulla vicenda e fornire eventualmente i chiarimenti del caso.
“La garanzia di legalità e di trasparenza è essenziale perché questo nostro meraviglioso territorio possa spiccare finalmente il volo ed essere valorizzato come merita”, ha evidenziato l’architetto con l’auspicio che finalmente sulla vicenda possa essere fatta la giusta chiarezza.
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