Lavit spa fuori dal controllo giudiziario, con esito positivo. De Masi: “Sentenza tutta a nostro favore”

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E’ la fine di un incubo per Lavit spa, l’impresa della zona ASI Incoronata di Foggia leader nel settore delle lavanderie industriali. Il Tribunale di Bari - III Sezione Penale, in funzione di Tribunale per la prevenzione, ha dichiarato concluso con esito positivo il controllo giudiziario disposto nei confronti della spa e disposto la cessazione dell’incarico conferito all’amministratrice giudiziaria Rosamaria Zuccaro, ferma restando la possibilità di compiere i soli adempimenti conclusivi necessari alla definizione della procedura. A dicembre 2023 l’allora prefetto di Foggia Maurizio Valiante adottò l’interdittiva antimafia e poi nominò tre commissari; il pericolo di infiltrazione era stato desunto principalmente dagli atti delle operazioni Decima Azione e Decima Azione bis, dai rapporti societari e imprenditoriali intercorrenti con la cooperativa Tre Fiammelle e dal ruolo rivestito nelle due imprese da componenti della famiglia D’Alba. Fino a quel momento la spa aveva avuto come legale rappresentante Lorenzo D’Alba, figlio del patron del gruppo imprenditoriale di famiglia, Michele D’Alba. Ad aprile 2025 risale la sentenza con cui la Corte d’appello di Bari, al pari del giudice di primo grado, rigettò il ricorso del procuratore capo Roberto Rossi, cui si era poi unita anche la Prefettura, contro l’ammissione dell’impresa al controllo giudiziario, avvenuta a giugno 2024. La Corte sottolineò come gli elementi acquisiti non consentissero di qualificare Michele D’Alba o Lorenzo D’Alba come imprenditori collusi. Invece per la Procura di Bari il contagio mafioso era di tipo stabile e non occasionale (come ritenuto dal Tribunale), con conseguente impossibilità di concedere il controllo. Anche in quest’ultima occasione la Procura è rimasta dello stesso avviso, tanto da chiedere la proroga del controllo giudiziario. Ma il Tribunale, con sentenza a firma del presidente Marco Galesi - dopo l’udienza del 17 giugno scorso appositamente fissata nell’imminenza della scadenza del termine di due anni stabilito con il provvedimento, del 10 settembre 2024, di ammissione alla misura del controllo giudiziario ex art. 34 bis – letta la relazione finale depositata dall’amministratrice giudiziaria e sentite le parti, ha deciso in favore dell’impresa. Il controllo giudiziario previsto dall’art. 34 bis costituisce la misura meno invasiva, applicabile quando il fenomeno agevolativo presenti carattere occasionale e il pericolo d’infiltrazione possa essere contrastato mediante un programma di vigilanza prescrittiva e di affiancamento dell’impresa.

Lavit è arrivata al risultato odierno grazie all’azione di self cleaning di Guido De Masi, generale dei carabinieri in congedo, che a l’Attacco commenta con soddisfazione: “La sentenza è molto articolata e tutta a nostro favore. Non penso ci sia altro da aggiungere”. Nella decisione si ricorda innanzitutto perché fu concessa l’ammissione al controllo giudiziario: “Non erano emersi elementi dai quali desumere che la società fosse scesa a patti con la criminalità organizzata, avesse conseguito vantaggi dai rapporti contestati o fosse sottoposta a una regia criminale.

L’unico comportamento direttamente riferibile a Lorenzo D’Alba consisteva nell’avere aderito alle indicazioni del padre e mantenuto il silenzio durante l’audizione del febbraio 2018; dagli atti non risultava, peraltro, che questi fosse stato sottoposto a indagini per favoreggiamento o per reati assimilabili. Il provvedimento prefettizio non aveva inoltre individuato, al di là della precedente partecipazione sociale e del ruolo dirigenziale di Michele D’Alba, elementi sostanziali dimostrativi di una sua concreta influenza sulla gestione di Lavit funzionale agli interessi della criminalità organizzata.

Parimenti irrilevante, per la sua consistenza meramente formale, era stata ritenuta la partecipazione dello 0,01% detenuta da una ex socia lavoratrice, Daniela Napolitano (nipote del boss mafioso Vito Lanza, ndr), imparentata con un esponente criminale che comunque era già stata immediatamente dismessa. Nella valutazione del Tribunale assumeva, infine, specifico rilievo la distanza temporale degli episodi considerati e la cesura determinatasi con le operazioni Decima Azione e Decima Azione bis, che avevano condotto all’arresto dei responsabili delle condotte estorsive”.

E ancora: “La Corte ha condiviso l’apprezzamento positivo delle misure di self cleaning già adottate dalla società, valorizzando la cessione dell’intera partecipazione di Michele D’Alba, la sua sospensione dalla carica dirigenziale e la successiva cessazione del rapporto di lavoro, la riduzione al di sotto della maggioranza delle quote complessivamente riconducibili alla famiglia D’Alba, la dismissione della partecipazione infinitesimale detenuta da Daniela Napolitano, la nomina di Guido De Masi quale amministratore unico, la nuova composizione del collegio sindacale, la revoca delle procure institorie e l'adozione di un articolato sistema di compliance”.

“Il complesso degli interventi realizzati consente di ritenere superati gli specifici aspetti critici originariamente individuati”, si legge nella decisione del Tribunale. “Non è emersa, nel corso del controllo, alcuna attuale ingerenza di Michele o Lorenzo D’Alba nella gestione, né la prosecuzione di rapporti funzionali agli interessi della criminalità organizzata. La società ha consolidato la propria autonomia decisionale e operativa, reciso le principali sovrapposizioni con la Tre Fiammelle, internalizzato le funzioni strategiche, rafforzato il sistema di compliance e dimostrato di essere in grado di attivare autonomamente i propri meccanismi di prevenzione e reazione. Deve pertanto ritenersi positivamente realizzato il programma di bonifica posto a fondamento del controllo giudiziario. Le residue aree di miglioramento non esprimono un attuale pericolo di infiltrazione mafiosa e possono essere affidate agli ordinari organi - societari, collegio sindacale, organismo di vigilanza - e alla funzione di compliance anticorruzione, i cui incarichi e presidi sono destinati a proseguire anche dopo la conclusione della procedura. In definitiva, il controllo giudiziario ha consentito di verificare. l’effettiva capacità di Lavit spa di affrancarsi dai fattori di vulnerabilità e di proseguire autonomamente la propria attività secondo criteri di legalità, trasparenza e impermeabilità alle interferenze criminali. Ne consegue che deve essere dichiarato l’esito positivo del controllo giudiziario e, per l’effetto, la cessazione della misura”. In particolare, si sottolinea l’effettiva recisione dei rapporti con la coop Tre Fiammelle: “Le operazioni descritte evidenziano un percorso concreto di progressiva separazione delle due realtà aziendali, sviluppato mediante la cessazione delle principali sovrapposizioni personali, la riallocazione delle partecipazioni societarie la sottoposizione a verifica giudiziale delle pregresse partite economiche ancora controverse”.

“Anche le cointeressenze societarie e professionali con la cooperativa Tre Fiammelle sono state sensibilmente ridimensionate. Lavit spa”, prosegue la sentenza, “ha acquistato la residua quota del 20% di Consulfor srl, divenendone unica socia, e ha dismesso la partecipazione del 45% in Fisiofitness srl. Il consulente fiscale già comune alle due società ha proseguito l’incarico esclusivamente per Lavit spa; l’organismo di vigilanza ha rinunciato all’incarico presso la Tre Fiammelle; la responsabile dell’area legale condivisa ha cessato il proprio rapporto con la società sottoposta a controllo. Quanto alla partecipazione in Audax srl, la società ha manifestato la volontà di procedere alla sua dismissione, sebbene l’operazione non risulti ancora perfezionata per oggettive difficoltà di recuperare preventivamente il finanziamento soci, pari a circa 500mila euro, erogato da Lavit spa alla partecipata. In positivo, deve evidenziarsi che, a tal fine, i soci di Audax srl hanno comunque già deliberato la vendita dell’immobile sociale e conferito apposito incarico a un’agenzia immobiliare; prevedendo di destinare il ricavato alla restituzione dei finanziamenti e alla conseguente separazione delle rispettive partecipazioni. La stessa contestazione giudiziale delle rilevanti pretese creditorie avanzate dalla Tre Fiammelle, pur non consentendo di anticipare alcuna valutazione sull’esito del contenzioso civile, costituisce un elemento oggettivo di autonomia rispetto alla cooperativa. Lavit spa ha assunto nel giudizio una posizione di netta contrapposizione, contestando l’esistenza e l’esigibilità dei crediti dedotti e dichiarando di voler mantenere tale linea sino alla decisione definitiva del giudice competente”.

Tutti motivi che hanno spinto il Tribunale di Bari a ritenere positivamente concluso il biennio di controllo giudiziario. Un esito diverso potrebbe invece profilarsi per la cooperativa Tre Fiammelle, da oltre 60 anni pilastro del Facility Management in Italia, la quale fu la prima impresa del gruppo D’Alba ad essere destinataria di interdittiva antimafia ed ha come amministratore giudiziario Luca D’Amore

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testatina dillo al direttore WEB

 

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