San Severo, la Consulta delle Associazioni “politicizzata” e l’insofferenza nei confronti di Salvemini

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Di tutta la vicenda che ruota attorno alle dimissioni di Silvana Salvemini, dirigente ai Servizi Sociali e alla Persona del Comune di San Severo, emerge con chiarezza un particolare: alla difesa, quasi d’ufficio, della parte politica fa da contraltare il malcontento espresso da numerose associazioni del Terzo settore, comprese quelle che non risultano direttamente collegate a esponenti o ambienti della politica sanseverese. Per compiere un ulteriore passo nell’analisi di quanto sta accadendo negli Uffici dei Servizi Sociali e nei rapporti con il mondo associativo, è necessario però fare un passo indietro e tornare alla serata di martedì. Lo avevamo anticipato nelle conclusioni dell’articolo pubblicato ieri: è arrivata una prima risposta da parte del Commissario Straordinario Francesco Cappetta. Grazie alle interlocuzioni con il responsabile dell’Ufficio Stampa del Comune di San Severo, è stata infatti data la disponibilità ad approfondire le questioni sollevate e ci è stata fornita una prima, significativa risposta preliminare: “La decisione delle dimissioni è stata del tutto personale, ma le stesse non possono essere considerate “per giusta causa” perché mancano del tutto i presupposti, così come comunicato alla stessa dottoressa Salvemini”. Una dichiarazione che aggiunge un elemento tutt’altro che secondario alla vicenda e che contribuisce a delineare, almeno in parte, ciò che potrebbe essere accaduto in questi mesi all’interno di Palazzo Celestini. Nella serata di martedì, proprio mentre il giornale si avviava alla chiusura, è arrivata una notizia destinata a segnare uno spartiacque per il futuro degli Uffici dei Servizi Sociali: il conferimento ad interim dell’incarico ricoperto fino a quel momento da Salvemini al segretario generale Giuseppe Longo. Intanto, a soli 400 metri di distanza dalle stanze del potere, al primo piano della Camera del Lavoro in piazza Allegato, si riuniva la Consulta delle Associazioni.

Alla riunione, l’Attacco era presente, come lo erano anche Antonio Stornelli e Simona Venditti, e ha ascoltato quanto emerso durante quell’ora di confronto. I temi principali affrontati sono stati la programmazione sociale, il Piano Sociale di Zona e, più in generale, l’organizzazione e la qualità dei servizi sociali.

Dall’incontro è emersa soprattutto la necessità di stringere i tempi. E quale momento più significativo, in questo senso, delle dimissioni della dirigente Salvemini? La Consulta non si riuniva da tempo attorno a un tavolo per affrontare le problematiche del settore. L’ultima volta, però, aveva già fotografato una situazione definita “incancrenita”.

Due, secondo quanto emerso nel corso della riunione, le ragioni che avrebbero contribuito a determinare questo stato di cose: da una parte, il poco coinvolgimento delle associazioni del settore nella condivisione delle problematiche; dall’altra, il nulla prodotto dall’amministrazione.

“All’interno dell’amministrazione c’era una tecnostruttura che non funzionava”, è stata la frase pronunciata durante l’incontro, con un riferimento diretto alla gestione della dirigente Salvemini. “Era un organismo in necrosi, un calcolo che bloccava tutto. Addirittura, sono arrivati a bloccare i pagamenti dei sussidi”.

La pressione esercitata dal mondo associativo, dunque, sembra aver avuto un ruolo rilevante nell’evoluzione della vicenda. Quando l’amministrazione era ancora in carica, di fronte alla richiesta delle associazioni di intervenire sulla gestione dei Servizi Sociali, la risposta sarebbe stata: “La dirigente ha un contratto e noi quel contratto non lo possiamo disdire, perché poi avrà un termine”. La richiesta era quella di mettere la dirigente da parte, ma anche in quel caso la risposta sarebbe stata netta: “Non possiamo farlo, altrimenti la Corte dei Conti ci viene a chiedere perché paghiamo uno stipendio da dirigente per non farle fare nulla”.

L’arrivo della Commissione prefettizia ha evidentemente cambiato le carte in tavola. Il mondo associativo, infatti, si è rivolto al Commissario Straordinario, con una richiesta diventata ancora più pressante dopo il sit-in organizzato da una delegazione dell’associazione “Universo Pet Therapy” di San Severo, proprio a causa della mancata erogazione dei fondi. Cappetta, in quella fase, ha rassicurato le associazioni sulla volontà di affrontare la questione, chiedendo tempo per approfondire e studiare la situazione. Fino ad arrivare, poi, alle dimissioni della dirigente.

Ciò che emerge nelle ultime ore aggiunge un ulteriore tassello a una vicenda già complessa e sembra confermare l’esistenza di rapporti particolarmente stretti e, per alcuni aspetti, controversi tra politica e mondo associativo. Ricorderete la fuoriuscita di oltre venti componenti dall’organismo direttivo del Partito Democratico di San Severo, tra i quali Venditti e Stornelli. Secondo quanto ricostruito, a determinare le dimissioni di una parte dei dirigenti sarebbero state alcune condizioni poste all’interno del partito, sintetizzate nella frase: “O fate politica o vi occupate delle vostre cooperative sociali”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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