“La gestione dei rifiuti della città di Foggia, così come attualmente strutturata, ha determinato in passato e determina tuttora un indubbio vantaggio economico alla società in house Amiu Puglia spa (e di riflesso al socio di maggioranza Comune di Bari) che potenzialmente danneggia l’ente Comune di Foggia, socio di minoranza”. E’ uno dei passaggi più forti della durissima nota interna in cui a settembre scorso il dirigente dei Servizi finanziari del Comune daunio, Carlo Dicesare, scrisse che c’era effettivamente stato un vero e proprio travaso di utili da Foggia a Bari e stigmatizzò la “disparità di trattamento tra enti soci” e gli “squilibri eclatanti”, rispetto ai quali indicava come agire senza perdite di tempo. Dunque Dicesare avvertì che corrispondeva al vero quanto era stato affermato dall’ex consigliere del cda di Amiu Raphael Rossi, dagli autori degli esposti in Procura e Corte dei conti (da cui due inchieste del Tribunale foggiano con avviso di conclusione indagini e svariati indagati e, da ultimo, anche il fascicolo aperto dalla magistratura contabile) e che poi è stato messo nero su bianco anche dalla Guardia di Finanza. Dopo quella nota fu necessaria una riunione a Palazzo di città per discuterne. Poi il nulla, tant’è che l’Attacco ha parlato nelle scorse settimane di documento negato e insabbiato, come se non fosse mai esistito.
Questo giornale ha numerose volte chiesto conto di tale nota e si è sentito rispondere dapprima che non esisteva alcuna nota di Dicesare e poi, nei giorni scorsi, che tale comunicazione invitava solo a fare verifiche, senza affermare nulla al riguardo. In realtà il documento, che l’Attacco ha finalmente potuto leggere, diceva già tutto e sollecitava ad agire subito. Ma perché negare che già da parecchio tempo il dirigente avesse allertato? Perchè non farne il minimo cenno nella seduta monotematica di consiglio comunale alla presenza del management di Amiu e di Dicesare?
L’interpretazione malevola di alcuni è che, al fine di non agire contro Amiu sull’affaire utili – ovvero i soldi dei foggiani, l’utile prodotto dall’unità operativa di Foggia, usati a beneficio della raccolta differenziata di Bari e della copertura delle perdite di quella unità operativa – sia stato più funzionale far finta di niente e prendere tempo. E così oggi c’è chi si domanda come mai l’ente abbia ancora bisogno di fare verifiche – con l’incarico esterno da affidare ad un avvocato, che per i beninformati sarà il messinese Antonino Ilacqua con studio a Roma – quando parecchi mesi prima Dicesare aveva già controllato tutto.
Ma ecco come sono andate realmente le cose. Lo scorso 23 settembre Dicesare inviò la propria nota con gli esiti del monitoraggio all’ufficio di gabinetto della sindaca Marida Episcopo, alla vicesindaca con delega all’ambiente Lucia Aprile, all’assessore alle partecipate Davide Emanuele, al segretario generale Alfredo Mignozzi, al Servizio ambiente guidato dal dirigente Saverio Pio Longo, all’Ufficio controllo delle società partecipate (prima di competenza del dirigente capo di gabinetto Giuseppe Marchitelli e oggi affidato alla dirigente Silvia Siciliano), nonché a Pompeo Balta, presidente del collegio dei revisori dei conti. Il dirigente esordì chiarendo che la propria era una segnalazione ex articolo 153, comma 4, del Tuel in merito al contratto di affidamento novennale del servizio di igiene urbana di marzo 2023 (epoca commissariale) e al controllo analogo (non) svolto dall’ente. Dicesare in primis richiamò le tre note inviate tra maggio e settembre 2024, “alle quali non è seguito ancora alcun riscontro”. Del resto “l’inerzia amministrativa” da lui denunciata, insieme ai revisori dei conti, è stata palese su tanti fronti nel primo anno di amministrazione Episcopo. Il dirigente parlò, rispetto agli utili della spa, di “condizioni economiche piuttosto singolari e da giustificare per una società in house a partecipazione interamente pubblica che gestisce servizi pubblici per due enti territoriali”, visto che “queste forme di gestione societaria notoriamente non prevedono tra i loro obiettivi l’ottenimento di utili di esercizio”.
“Dal 2019, il saldo dell'utile lordo prodotto è stato di 7.756.695 euro (cioè un utile medio annuale di circa 1,6 milioni), con un carico per imposte dirette di 2.390.399 euro e un utile netto complessivo di 5.366.296 euro (annuale medio 1,1 milioni). ln estrema sintesi e per gli anni dal 2019 al 2023: la commessa del Comune di Foggia ha partecipato alla complessiva redditività lorda aziendale per il +147,16%, quella del Comune di Bari per il -47,16%; la commessa del Comune di Foggia ha partecipato alla complessiva redditività netta aziendale per il +154,94%, quella del Comune di Bari per il -54,94%. Si può concludere che 5.366.296 euro di utile netto, prodotti nel corso dell'ultimo decennio, sono stati così utilizzati: nel 2019 circa 1,5 milioni sono stati distribuiti ai soci per quote di partecipazione al capitale sociale, ovvero circa 1,1 milioni al Comune di Bari e circa 0,3 milioni al Comune di Foggia; negli anni 2020-2023 circa 4,0 milioni sono stati riportati a nuovo ed ancora disponibili nelle poste del patrimonio in bilancio, al netto della copertura della perdita dell'anno 2023 per -573.494 euro. Riepilogando i dati dal 2019 al 2023 per commessa: Foggia produzione utili netti +154,94%, partecipazione utili netti 21,87%; Bari produzione utili netti -54,94% e partecipazione utili netti 79,13%”.
“Quanto appena osservato impone, con immediatezza, che l'organismo interno comunale deputato al controllo analogo congiunto proceda ad acquisire informazioni, dati e documenti che giustifichino questa disparità di trattamento tra enti soci”, scrisse Dicesare. “È quanto mai necessario verificare le condizioni di riequilibrio e/o di recupero di quanto eventualmente erroneamente prodotto a svantaggio del Comune di Foggia”.
Il dirigente continuò spiegando che “le fonti di tali ricavi sono state essenzialmente due: ricavi da affidamento/contratto di servizio con il Comune di Foggia (nel 2023, ad esempio, pari a circa 20 milioni di euro); ricavi da gestione impianto TMB di biostabilizzazione di Passo Breccioso di proprietà del Comune di Foggia e concesso in gestione ad Amiu (nell'anno 2023, ad esempio, pari a oltre 13 milioni di euro)”. “In tale contesto: a) il Comune di Foggia ha riconosciuto ad Amiu corrispettivi per un affidamento della gestione dei rifiuti, i cui costi non sono stati integralmente sostenuti (o peggio sostenuti per altro); b) il Comune di Foggia ha ricevuto, quale canone per la concessione in gestione dell'impianto TMB di biostabilizzazione di sua proprietà, importi inferiori alla sua redditività. Redditività di cui, evidentemente, ha beneficiato la società affidataria e, di riflesso, il socio di maggioranza in fase di distribuzione degli utili”, proseguì.
“Sul punto, tuttavia, si richiama quanto riportato nella relazione sulla gestione per l'esercizio 2023, nella quale sono presenti i conti economici specifici nella gestione degli impianti TMB di Bari e di Foggia. Per quest'ultima, si evidenzia una redditività lorda di soli 156.217,91 euro. Se questo dato fosse confermato strutturalmente, è facile ipotizzare che l'ampio saldo positivo della gestione dei rifiuti nella commessa del Comune di Foggia, così come riscontrato nei bilanci di Amiu, provenga prevalentemente dall'ipotesi di cui al precedente punto a). L'esemplificazione fatta per il 2023 può essere ripetuta e verificata identicamente per tutti gli anni precedenti. Anzi, tali squilibri nel periodo 2013-2018 appaiono, addirittura, ancora più eclatanti”.
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