L’Asl Foggia chiude il 2025 con il peggior rosso della Puglia ma valuta di comprare la Cittadella dell’Economia

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C’è una coincidenza di date che, da sola, racconta più di qualsiasi commento. Il 30 aprile 2026 la Regione Puglia certifica i bilanci d’esercizio delle aziende sanitarie: l’ASL Foggia chiude il 2025 con una perdita di 78,4 milioni di euro — la maglia nera dell’intera regione — a cui va sommata la perdita di quasi 30 milioni di euro del Policlinico Riuniti. Tre settimane dopo si scopre che la stessa azienda, l’11 maggio 2026, aveva avviato una procedura per acquistare un immobile da quasi 20 milioni. Ultima nei conti e operazione immobiliare milionaria, nello spazio di pochi giorni. L’immobile è la Cittadella dell’Economia, complesso della Camera di Commercio di Foggia che da anni si tenta invano di vendere. Le aste sono andate deserte e il prezzo è sceso dai 26 milioni iniziali agli attuali 19,2. L’ASL ne occupa già una parte. A firmare l’avviso, l’11 maggio, è stato Antonio Giuseppe Nigri, direttore generale dell’ASL Foggia dal 2023 e, alla scadenza del mandato nel febbraio 2026, nominato dalla Giunta Decaro commissario straordinario in regime di ordinaria amministrazione, in attesa delle nuove nomine regionali: un dettaglio che, come vedremo, è il cuore della questione. Sul passato dell’immobile vale la pena soffermarsi, perché dice qualcosa sull’operazione. La Cittadella è un bene che il mercato, in più tornate, ha già giudicato: messa all’asta a oltre 26 milioni, poi ribassata a circa 22, infine a poco più di 19, non ha mai ricevuto offerte valide. La domanda è scomoda ma legittima: un immobile invenduto sul mercato libero diventa improvvisamente appetibile solo quando l’acquirente è un ente pubblico? E un’azienda sanitaria in difficoltà è il soggetto giusto per togliere dalle spalle della Camera di Commercio un bene che da anni non trova compratori?

Un avviso scritto su misura?

Formalmente, l’atto è prudente. L’ASL cerca un immobile “a uso uffici servizi pubblici sanitari da acquisire nel Comune di Foggia” e qualifica la procedura come esplorativa, di “natura meramente conoscitiva e ricognitiva”, senza “impegni giuridicamente vincolanti né obbligazioni finanziarie”. Sulla carta, nulla di deciso: solo un sondaggio di mercato. Ma è nei requisiti che l’esplorazione si fa specifica. L’avviso chiede un immobile di almeno 14mila metri quadrati, capace di ospitare tutte le funzioni della Direzione generale e la sede di Sanitaservice. È la Gazzetta del Mezzogiorno, e da tempo immemore l’Attacco, a definirlo un avviso scritto “in maniera sartoriale”: requisiti così puntuali da sembrare ritagliati su un edificio già individuato — quello che l’ASL, appunto, già occupa in parte. C’è anzi un’incongruenza tecnica che merita di essere segnalata: la Cittadella sviluppa circa 10.500 metri quadrati, meno dei 14mila richiesti. Il provvedimento, però, prevede che — qualora la superficie non bastasse — possano essere valutati anche più immobili insieme. Una clausola di flessibilità che allarga le maglie quel tanto che basta.

La difesa dell’azienda

L’ASL respinge la lettura del caso e porta un argomento che va riconosciuto, perché non è pretestuoso. L’acquisto, sostiene l’azienda, servirebbe a eliminare circa 800mila euro l’anno di fitti passivi, trasformando una spesa corrente perpetua in “un investimento patrimoniale strutturale”. La logica è quella di chiunque smetta di pagare un affitto per comprare casa: su un orizzonte lungo, 800mila euro l’anno fanno cifre importanti, e l’immobile resta all’azienda. L’ASL aggiunge che l’operazione era stata condivisa preventivamente con la Regione e che l’avviso non comporta alcun vincolo giuridico o economico. È un ragionamento difendibile sul piano della razionalizzazione. Il problema è il quando, il chi e il come.

Lo stop della Regione

Perché la Regione non ci sta, e reagisce con durezza. Il capo di gabinetto Davide Pellegrino scrive al Dipartimento Salute chiedendo di fermare tutto: la procedura, si legge nella lettera, “desta grave preoccupazione istituzionale”. L’ASL, è la posizione regionale, non è stata autorizzata né a effettuare investimenti immobiliari né a contrarre debito per una nuova sede. L’eventuale acquisto sarebbe “del tutto incompatibile con la situazione finanziaria dell’azienda, con i vincoli propri del regime commissariale e con gli indirizzi di risanamento” fissati dal presidente Decaro. E sulla “condivisione preventiva” rivendicata dall’ASL, gli uffici regionali precisano: a dicembre l’azienda aveva soltanto illustrato l’ipotesi in via preliminare. Accennare un’idea e lanciare un avviso pubblico sono due cose diverse. Non è nemmeno la prima volta che un’operazione della sanità foggiana viene fermata dall’alto. Appena a dicembre la Corte dei conti aveva bocciato l’ingresso del Policlinico Riuniti nel 13% di Sanitaservice — un tentativo di internalizzare servizi e tutelare i dipendenti — rilevando che con una quota di minoranza l’azienda non avrebbe avuto reale potere di gestione, e che l’operazione si riduceva a un investimento finanziario non consentito. Due vicende diverse, ma lo stesso schema: un’azienda foggiana che avvia, un organo superiore che frena. C'è poi un nodo che la Regione considera dirimente, e non è un cavillo. Nigri non guida l'azienda da direttore con mandato pieno: alla scadenza dell'incarico, a febbraio, è stato nominato commissario per traghettarla fino alle nuove nomine, con il compito di sbrigare gli affari correnti e chiudere i bilanci. Per gli uffici regionali, un acquisto immobiliare da 20 milioni — con il debito pluriennale che comporta — esula da ciò che compete a una gestione di questo tipo, ed è su questo, più che sul merito della sede, che si fonderebbe lo stop. A dare ragione, in via generale, a questa lettura è arrivata pochi giorni dopo una direttiva della stessa Regione. Il 5 giugno, su indicazione del capo di gabinetto Pellegrino, il Dipartimento Salute ha invitato i commissari straordinari in scadenza a limitarsi agli atti strettamente necessari, sospendendo assunzioni, promozioni e procedure non urgenti fino all’insediamento dei nuovi direttori. Una stretta nata, spiega la Regione, dopo le segnalazioni di provvedimenti adottati nelle ultime settimane da aziende sanitarie prossime al cambio di vertice.

Il paradosso che nessuno nomina

C’è però un piano che né la cronaca né lo stop regionale hanno toccato, e che è il vero motivo per cui questa storia conta. Nello stesso anno in cui l’ASL Foggia valuta l’esborso di circa 20 milioni acquistare un immobile, dalla provincia emigrano centinaia di milioni di euro di cura: 344 milioni di mobilità verso altre strutture pugliesi, altri 79 verso strutture fuori regione. Sono i numeri del bilancio di previsione 2025, e raccontano una provincia i cui abitanti, in massa, si curano altrove. Non per scelta, ma per necessità: si parte quando manca lo specialista, quando il reparto è sotto organico, quando la lista d’attesa è così lunga da costringere a cercare la prestazione a Bari o a Bologna. La voce più dolorosa del bilancio non è una sede da comprare: è l’assenza di servizi che spinge i pazienti a cercare le cure di cui necessitano fuori dai confini della Capitanata. Messe in fila, le due cose stridono. Da un lato un’azienda che, per ammissione dei suoi stessi conti, non riesce a trattenere i propri assistiti e li vede emigrare a centinaia di milioni; dall’altro la stessa azienda che, nello stesso momento, individua nei venti milioni per una nuova sede amministrativa una priorità da mettere a bando. La domanda è: dove guarda un’amministrazione che, potendo concentrare attenzione ed energie su un’emergenza, sceglie di aprire una cartella immobiliare? La domanda, allora, si pone da sé. Venti milioni — ammesso che si trovino, ammesso che si possano spendere — sono la priorità di un’azienda che perde 78 milioni l’anno e i cui assistiti scappano per trovare un ortopedico? Una nuova Direzione generale non accorcia una lista d’attesa, non riempie un reparto sguarnito, non trattiene un solo paziente in partenza per Bari. Si possono ospitare gli uffici in un palazzo di proprietà e continuare, intanto, a esportare la salute dei cittadini. L’efficienza amministrativa è una cosa; la cura è un’altra. E i conti dicono dove sta l’emergenza.

Chiusura

Lo stop della Regione ha congelato l’operazione, almeno per ora. Nel frattempo cambia la mano: l’avviso porta la data dell’11 maggio, l’annuncio della sostituzione di Nigri è arrivato il 22, e dall’8 giugno la guida dell’ASL Foggia è passata alla barese Tiziana Dimatteo, nuova direttrice generale nominata dalla Giunta Decaro. L’operazione sulla Cittadella è dunque partita da un commissario ormai prossimo all’uscita e finisce sul tavolo di chi arriva: sarà la nuova direzione a decidere se quel dossier debba andare avanti o va archiviato. Il punto non è solo se l’ASL potesse o no comprare la Cittadella sotto gestione commissariale — questione che gli uffici regionali chiariranno. Il punto è l’ordine delle priorità che quell’avviso, scritto mentre il bilancio andava a picco, lascia intravedere. Una sanità si misura da come tratta chi ha bisogno di essere curato, non da quanti metri quadri intesta alla propria amministrazione. Finché la prima voce su cui si concentra l’azienda saranno le mura e non i medici e il personale sanitario, la fuga dei foggiani, quella vera, silenziosa e quotidiana, continuerà a non avere risposta. 

di Luca De Marco 

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