La casa di riposo del film di Pio e Amedeo annette un'altra fondazione: “Trattasi della prima volta in Puglia”

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Due strutture concepite per assistere le fasce più fragili della comunità che smettono di procedere su binari separati: la Regione Puglia ha formalizzato la fusione per incorporazione della “Pia Fondazione Santa Maria di Merino ETS” di Vieste nella “Pia Fondazione Casa di Riposo Gesù e Maria ETS” dell’omonimo comune, sotto la nuova denominazione di “Fondazione Gesù e Maria - Santa Maria di Merino ETS”. Il passaggio amministrativo è scaturito da due condizioni di partenza quasi speculari: un ente divenuto inattivo che disponeva ancora di un patrimonio e una casa di riposo pienamente operativa, chiamata però a sostenere costi considerevoli. L’idea fu maturata da Pietro Loconte, allora presidente della Santa Maria di Merino, e Pasquale Ciliberti, segretario dell’ente: “Non so se definirlo un merito - commenta Loconte a l’Attacco -. Fu una valutazione complessiva. C’erano due fondazioni con finalità sociali e la nostra, che ufficialmente si occupava di minori ed era un ex orfanotrofio Ipab, con le modifiche intervenute nei riferimenti regionali non era più nelle condizioni di svolgere quell’attività. Di fronte a prospettive ridotte, ci sembrò più utile unire le forze”. La direttrice della Casa di Riposo Gesù e Maria, Natalizia Cariglia, ricostruisce il punto di partenza senza attribuirsi la paternità dell’operazione. La Santa Maria di Merino “era inattiva già da molti anni” ma, grazie ad alcune proprietà, aveva continuato ad accumulare “un discreto patrimonio economico, un piccolo tesoretto”. Sul versante opposto, “la casa di riposo è completamente attiva, ma è quasi sempre in deficit”, anche per l’incidenza del personale e l’aumento dei costi. C’era inoltre un’altra questione che poteva farsi sempre più stringente. Con la disciplina del Terzo settore, la protratta inattività avrebbe potuto condurre alla devoluzione del patrimonio della Santa Maria di Merino ad altri enti: “Ci sarebbe stato il rischio di una dispersione del patrimonio fuori dal territorio di Vieste. Anche per scongiurare questo abbiamo lavorato all’unificazione” - sostiene Cariglia a l’Attacco. Il percorso prende forma nel 2021 e si rivela ben più intricato del previsto, in quanto non esisteva in Puglia un precedente analogo sul quale modellare l’operazione. “Siamo stati più volte in Regione - afferma Loconte - e anche per loro era la prima volta. C’è stata molta attenzione e siamo andati con i piedi di piombo”.

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