Mentre a Palazzo di Città si ragiona su nuove formule politiche per garantire stabilità alla maggioranza, mentre il dibattito cittadino continua a concentrarsi sugli equilibri amministrativi, sulle alleanze e sui numeri necessari a governare, c'è una Foggia che vive una realtà completamente diversa. Una Foggia che non discute di assetti politici, ma di sopravvivenza. Una Foggia che aspetta risposte da decenni. È la storia della signora Maria, una cittadina che ha deciso di affidare a l’Attacco il proprio sfogo dopo quasi trent'anni di attese, promesse e porte chiuse. Una vicenda che riporta sotto i riflettori l'emergenza abitativa del capoluogo dauno e il destino di centinaia di famiglie che continuano a vivere sospese tra graduatorie, procedure burocratiche e alloggi che, pur esistendo, restano inutilizzati. "Dal 1996 vivo in una casa fantasma. Si tratta di una delle cosiddette case minime di epoca fascista situate nel quartiere Candelaro, un immobile che al Catasto non esiste più da moltissimi anni. All'epoca ero incinta della mia prima figlia, ero indigente e avevo bisogno di un tetto. L'allora Sindaco Agostinacchio mi fece sistemare in questa abitazione con la promessa che nel giro di un paio d'anni sarebbe arrivata una casa definitiva. Sono passati quasi trent'anni e sono ancora qui", spiega la signora Maria. La sua è una testimonianza che racconta una lunga permanenza in condizioni che definire precarie appare quasi riduttivo. "L'abitazione misura circa 37 metri quadrati. Per anni ci abbiamo vissuto in cinque persone. È una casa dove persino appendere un quadro può essere rischioso. Ci sono umidità, muffa, crepe ovunque e continui scricchiolii che fanno paura. Abbiamo segnalato più volte la situazione a chi di dovere. L'ultima volta, quattro o cinque anni fa, intervennero anche i vigili del fuoco. Un ingegnere mi disse che, se avesse dichiarato l'immobile inagibile, noi saremmo finiti a dormire sotto i ponti". Parole che descrivono un paradosso tutto italiano. Un'abitazione che presenta criticità tali da destare preoccupazione, ma che continua a essere occupata perché l'alternativa, semplicemente, non esiste. "La casa non ha riscaldamento. Per scaldarci abbiamo sempre utilizzato una stufa a GPL e uno scaldino per l'acqua calda. Abbiamo affrontato gli inverni così, anno dopo anno".
Una condizione che si è trascinata attraverso amministrazioni diverse, piani casa annunciati, bandi pubblici e graduatorie che avrebbero dovuto rappresentare una via d'uscita. "Ho partecipato più volte ai bandi per l'assegnazione degli alloggi popolari. Ogni volta c'era qualcuno con una situazione ancora più grave della mia e questo è comprensibile, perché Foggia vive una vera emergenza abitativa. In altre occasioni, però, le mie pratiche venivano smarrite e così non entravo nemmeno in graduatoria". Oggi la signora Maria è inserita nell'ultima graduatoria definitiva per l'assegnazione degli alloggi ERP. Una posizione che, però, non sembra offrirle particolari prospettive. "Sono al sessantaquattresimo posto. Sinceramente ho perso le speranze. Mi viene detto che la graduatoria è bloccata perché non ci sono case adatte al mio nucleo familiare, che oggi è composto da quattro persone. Ma questa spiegazione non mi convince perché ci sono numerosi appartamenti ancora chiusi, alcuni dei quali sono stati anche sistemati e resi decorosi. Potrebbero essere assegnati, invece restano vuoti. Mi chiedo perché".
Una domanda che, da anni, percorre i quartieri popolari della città. Da una parte le liste d'attesa, dall'altra gli alloggi non utilizzati. In mezzo, una macchina amministrativa che sembra incapace di trovare un punto di equilibrio. "Ho chiesto spiegazioni al Comune e mi è stato risposto che la Regione non ha ancora svincolato altre abitazioni. Mi sono rivolta anche ad Arca Capitanata e lì mi hanno detto che mancano i fondi per completare gli interventi necessari. Ognuno rimanda ad altri e nel frattempo le famiglie continuano ad attendere". L'aspetto che preoccupa maggiormente la donna riguarda però il futuro immediato. "Siamo arrivati agli sgoccioli. Tra poco la graduatoria verrà superata da un nuovo bando. Parteciperanno altre famiglie e io rischierò nuovamente di scendere in classifica. Ci saranno nuove emergenze, nuove valutazioni e probabilmente tornerò al punto di partenza. Dopo tutto questo tempo è devastante anche solo pensarlo".
La denuncia si trasforma poi in un appello diretto alle istituzioni regionali. "Vorrei chiedere al presidente Antonio Decaro di intervenire per sbloccare questa situazione. Bisognerebbe consentire l'assegnazione delle abitazioni disponibili anche quando esistono piccole differenze nei metri quadrati rispetto ai parametri previsti. Altrimenti continueremo a girare in tondo senza risolvere nulla". Nelle sue parole emerge la convinzione che una parte del patrimonio abitativo pubblico potrebbe già oggi contribuire a ridurre l'emergenza. "Ci sono tante case murate. Ci sono alloggi nuovi che risultano completati. Sono stati investiti milioni di euro per affrontare il problema abitativo e invece si continua a creare ulteriore confusione. In altri comuni vicini, come Manfredonia, si sono trovate soluzioni che hanno consentito di completare le assegnazioni. Perché a Foggia non si riesce a fare altrettanto?".
È una domanda che inevitabilmente si intreccia con il dibattito politico di queste settimane. Perché mentre nei palazzi si ragiona sul futuro delle maggioranze e sulle strategie amministrative, esistono cittadini che attendono ancora la risposta più elementare che uno Stato dovrebbe garantire: una casa sicura. La vicenda della signora Maria non è soltanto una storia personale. È il simbolo di un'emergenza che attraversa da anni il capoluogo dauno. Dietro ogni numero delle graduatorie ci sono persone, famiglie, bambini diventati adulti nell'attesa di un alloggio dignitoso. Ci sono vite trascorse tra muffa, infiltrazioni e promesse mai mantenute.
"Non sto chiedendo una casa nuova o un privilegio. Chiedo soltanto una casa decente dove vivere con la mia famiglia. Dopo quasi trent'anni credo sia un diritto. La casa è un diritto per tutti e vorrei che finalmente lo fosse anche per noi". Parole semplici, pronunciate senza rabbia ma con la stanchezza di chi aspetta da una vita. Una stanchezza che dovrebbe interrogare la politica molto più di qualsiasi trattativa di palazzo. Perché una città non si misura soltanto dalla tenuta delle sue maggioranze, ma dalla capacità di garantire dignità ai suoi cittadini più fragili. E nella storia della signora Maria c'è una domanda che Foggia non può più permettersi di ignorare.
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