GIO Festival, dopo i 2 milioni spesi si ipotizza edizione ridotta nel 2027. Dicesare: “Va reso strutturale”

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Neanche il tempo di archiviare la prima edizione del GIO Festival - Giordano International Opera Festival che un interrogativo, anzi una speranza, ha preso a circolare a Foggia e non solo. Quando ci sarà un prosieguo? A nessuno è sfuggito infatti l’imponente sforzo economico che è stato alla base del primo festival dedicato (finalmente) al compositore foggiano Umberto Giordano, orgoglio del capoluogo e della Capitanata. “La speranza è che torni”, ha commentato qualche cittadino. “La seconda edizione ci sarà nel 2027 o nel 2028?”, si è stato chiesto qualcun altro. Interrogativi che nascono dalla consapevolezza che mai, prima del GIO Festival, si era riusciti a trovare una simile collaborazione tra enti e mettere insieme una dotazione finanziaria simile. I costi sono lievitati di parecchio rispetto alle previsioni iniziali: stando a quanto riferito dagli organizzatori, la spesa complessiva ha alla fine raggiunto i due milioni di euro.

La parte maggioritaria è stata a carico dell’ente ideatore, la Camera di commercio del presidente Pino Di Carlo, che in primis aveva destinato mezzo milione di euro, poi aveva aggiunto ulteriori 100mila euro e infine ha portato il proprio stanziamento a 700mila euro totali. Anche il Comune di Foggia, ovvero l’amministrazione Episcopo, ha creduto sino in fondo nel festival, con 300mila euro che sono progressivamente raddoppiati, per un totale dunque di 600mila euro di contributo. Altri 50mila euro da Provincia di Foggia, Fondazione Monti Uniti e Fondazione Apulia Felix. Dagli sponsor privati sono stati raccolti 200mila euro, mentre 30mila euro sono giunti tramite l’Art bonus: 20mila da Giacomo Mescia, il resto da Capobianco e altri. Capitolo sbigliettamento: l’incasso dell’Andrea Chenier è di circa 26mila euro, quello del Marina circa 7mila euro, dal momento che per la prima mondiale dell’opera giovanile di Giordano gli inviti sono stati numerosi.

Gli organizzatori sanno perfettamente che “non è pensabile che ogni anno si trovino 2 milioni di euro per il GIO Festival”. E dunque cosa aspettarsi rispetto alle future edizioni? Stando a quanto trapela, si ritiene che per il 2027 si possa sperare in una edizione ridotta, che potrebbe costare 600-700mila euro, al massimo un milione nella migliore delle ipotesi. Per vedere, invece, una rassegna ricca, all’altezza di quella che ha incantato tra il 5 e il 20 giugno scorsi, bisognerà attendere il 2028, anche perché il GIO Festival sin da subito (ovvero nell’estate 2025 in Camera di commercio) era stato pensato come evento biennale.

Le folle che ovunque hanno preso d’assalto gli eventi del festival hanno stupito gli stessi organizzatori. “Non ci aspettavamo una simile risposta, è stata superiore alle nostre aspettative”, afferma a l’Attacco il dirigente comunale Carlo Dicesare, coordinatore della cabina di regia istituita in Camera di commercio. “Rispetto all’evento finale dell’Andrea Chenier, la sperimentazione della piazza Cavour ha visto uno sbigliettamento per 2mila posti”. Non sono stati appuntamenti di nicchia, perché ad ogni evento si sono viste persone di ogni genere e non solo melomani ed esperti di opera. “Ho visto tanto orgoglio della comunità foggiana rispetto alla figura di Umberto Giordano, è stato come appropriarsi della sua passione e del suo agire tramite le composizioni. E’ come se la città si fosse appropriata del suo attrattore culturale”, il commento di Dicesare.

Ma il punto ora è capire che futuro si prospetta per il GIO Festival e, dunque, se il territorio sarà in grado di garantirne la prosecuzione, con ulteriori edizioni all’altezza della prima. Si sarà capaci di renderlo un evento fisso, un appuntamento che anche nei prossimi anni saprà godere della stessa sinergia istituzionale e pubblico-privata, oltre che di risorse adeguate, paragonabili a quelle del 2026? “E’ un discorso che sarà valutato dal Comune di Foggia con la Camera di commercio e la Regione Puglia. Sicuramente il GIO Festival merita di avere una situazione strutturale e di ripetersi negli anni. Un evento spot non raggiunge il fine per cui il GIO Festival è stato pensato. Dunque di certo ci sarà una interlocuzione istituzionale della sindaca con gli altri enti coinvolti”, precisa Dicesare, “e magari anche altre istituzioni e ulteriori Comuni, in modo da renderlo un ragionamento più esteso a livello provinciale e di territorio”.

A validare sul piano qualitativo la rassegna sono stati anche i complimenti giunti da addetti ai lavori e big come il maestro Mario Martone, regista dell’Andrea Chenier, il quale si è trattenuto diversi giorni a Foggia, con tappa anche sul Gargano, a Mattinata. “E’ stata la sfida impossibile”, sottolinea il vertice della cabina di regia di CCIAA. “Lo stesso Martone ha detto di aver accettato la proposta con sana follia. Non si è trattato solo di trasferire gli allestimenti dal Teatro alla Scala di Milano a Foggia e portare qui orchestra e coro del Teatro Petruzzelli di Bari. Si è trattato di immaginare un teatro all’aperto, in piazza Cavour, con tutte le complessità organizzative e logistiche del caso, con 13 tir da Milano, etc. Da un punto di vista organizzativo è stata una vera sfida, che tutti abbiamo raccolto”.

Per Dicesare, peraltro, occuparsi del GIO Festival per numerosi mesi, in maniera costante, ha significato un ulteriore e gravoso impegno (gratuito) da aggiungere alla mole di lavoro al Servizio finanziario del Comune capoluogo. “C’è molta stanchezza, indubbiamente”, conclude il dirigente. “Voglio però ora ringraziare la Camera di commercio a partire dal presidente Pino Di Carlo e dalla segretaria Lorella Palladino, come pure tutti gli apporti che ci sono stati, la direzione artistica con Gianna Fratta e Dino De Palma, tutte le persone che si sono impegnate molto duramente”.

Sono dunque due le questioni che meritano una riflessione a questo punto. La prima è quella di come garantire al festival di essere un appuntamento fisso, quello di punta, il fiore all’occhiello dell’intera offerta culturale di Capitanata. La seconda, altrettanto importante, è studiarne le ricadute a livello sociale, culturale ed economico. Il GIO Festival ha in sé tutte le caratteristiche non solo per svolgere una importante funzione culturale e identitaria, ma anche per creare e alimentare in maniera via via maggiore un indotto interessante. Ma serve lavorare sulla eco nazionale ed internazionale della rassegna, in modo da attirare persone disposte a raggiungere Foggia, la patria di Umberto Giordano, pur di non perderselo. In questa edizione 2026 il pubblico è stato prevalentemente locale, con arrivi da Bari, Pescara, Napoli. Si può e si deve, indubbiamente, trasformare Giordano e il GIO Festival in attrattori culturali veri, capaci di modificare l’immagine del territorio daunio e il suo brand turistico, finora quasi totalmente incentrato sul segmento balneare garganico.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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