Tengono banco, a Foggia, le problematiche connesse alla installazione dei primi cassonetti intelligenti, una modalità di raccolta differenziata che in una città che parte quasi da zero (ed è lontanissima dal 65% indicato dalla normativa) rischia di deresponsabilizzare ulteriormente i cittadini. Un vero esperto di gestione di imprese pubbliche del servizio di igiene urbana è Raphael Rossi, oggi amministratore unico dell’impresa di gestione rifiuti di Aprilia, nel Lazio. Negli scorsi anni fu amministratore unico della società in house ASE spa di Manfredonia, ma Rossi fu anche consigliere di amministrazione della barese Amiu Puglia spa. Il manager conosce molto bene la realtà del capoluogo daunio, dove nel 2012 fu incaricato dal sindaco Gianni Mongelli della riorganizzazione del settore rifiuti dopo il fallimento della società comunale Amica spa; curò i rapporti tra Comune e curatela fallimentare e contribuì a redigere il piano industriale grazie al quale il ramo d’azienda fu poi assorbito da Amiu, assicurando la continuità del servizio. “Quello dei cassonetti intelligenti”, afferma Rossi a l’Attacco, “è un sistema che ha dei pro e dei contro, come anche gli altri sistemi". 

Dopo un primo periodo sperimentale, successivo alla loro installazione da parte dell’Amministrazione Comunale, dal prossimo mercoledì 3 giugno diventeranno operativi e funzioneranno ininterrottamente i due Photored collocati agli incroci tra Via Lucera e Viale Candelaro e tra Corso Roma e Viale Ofanto. Il Photored è un sistema automatico di rilevamento -attraverso sensori e telecamere che funzionano anche di notte- delle infrazioni ai semafori, installato agli incroci per fotografare i veicoli che attraversano con il rosso.

“Arrivano, finalmente, i cassonetti “intelligenti”. Arrivano però con un ritardo che non è una sfumatura, bensì il primo dato politico della vicenda: due anni rispetto a quanto il piano industriale aveva programmato. La dotazione, infatti, era prevista entro il 2024, e solo nel maggio 2026 si è dato avvio al posizionamento delle prime postazioni. Un biennio bruciato, che da solo basterebbe a misurare la distanza fra gli annunci e i fatti. Non basta. Di quei contenitori è arrivata soltanto una parte rispetto al fabbisogno dell’intera città. Le 146 postazioni e i 584 cassonetti finanziati con fondi Pnrr per circa due milioni di euro interessano poco più di 62mila cittadini, vale a dire poco più di un terzo della popolazione, e si concentrano in alcuni quartieri: Macchia Gialla, Candelaro, la zona dello stadio e parte del centro. Il resto della città resta, per ora, fuori dal nuovo modello. Si parte, dunque, monchi. Veniamo al cuore tecnico della questione, perché è qui che la narrazione trionfalistica si sfalda. E conviene sgombrare subito il campo da un equivoco: questi cassonetti, presentati come l’ultima frontiera dell’innovazione, sono in realtà una tecnologia vecchia di oltre dieci anni, sperimentata in numerose città e pressoché ovunque fallita, al punto che molte amministrazioni l’hanno nel frattempo abbandonata e superata. Foggia, insomma, arriva in ritardo non soltanto rispetto al proprio piano industriale, ma rispetto alla storia stessa di questo strumento: adotta oggi, e a caro prezzo, ciò che altrove è già stato archiviato come un errore. I cassonetti intelligenti dovrebbero servire, nel disegno virtuoso, a commisurare la tassa sui rifiuti alla effettiva capacità di differenziare di ciascun nucleo: chi differenzia bene paga meno, chi non lo fa paga di più. È il principio del “chi inquina paga”, la cosiddetta tariffazione puntuale. Senonché questi cassonetti, pur “intelligenti”, sono privi della funzionalità più avanzata e decisiva: la pesatura del conferito. Senza pesatura, la Tari non potrà essere calcolata in base a quanto e a come ciascuno effettivamente differenzia, ma soltanto in base alla frequenza con cui il cittadino, munito di tessera, si presenta al cassonetto. Le conseguenze sono paradossali. Potrebbe godere di una Tari fortemente agevolata il cittadino che si limita ad avvicinare il proprio badge identificativo al sensore, senza poi conferire alcunché di reale o conferendo in modo improprio: il sistema registra l’accesso, non la sostanza. Questi cassonetti, infatti, non pesano ciò che viene immesso, né verranno distribuiti sacchetti dotati di codice univoco riconducibile a chi conferisce, come avviene invece nei sistemi di raccolta differenziata più maturi. Si misura il gesto, non il contenuto. E un sistema che premia il gesto, e non il contenuto, è un sistema che produce esattamente i comportamenti che dichiarava di voler combattere”.

A febbraio scorso l’Attacco riportò come fosse ormai imminente la sottoscrizione del preliminare di vendita da 550mila euro, rispetto all’ex cinema Ariston di Foggia, tra FS Sistemi Urbani e l’Ateneo daunio. Matteo Colamussi - amministratore delegato e direttore generale di FS Sistemi Urbani, impresa del gruppo Ferrovie dello Stato - scrisse alla sindaca di Foggia Marida Episcopo e al rettore di Unifg Lorenzo Lo Muzio, dicendo chiaramente alla prima che si era mossa tardivamente e ormai l’operazione di vendita dell’Ariston a Unifg era quasi conclusa. Colamussi e Lo Muzio attendevano solo il via libera della Soprintendenza alla cessione degli immobili in questione (che era certo, come da interlocuzione con l’allora soprintendente Anita Guarnieri), poi avrebbero stabilito la data per la firma del preliminare. E’ quanto ora si accingono a fare, ma da Palazzo di città c’è chi sollecita Episcopo ad esercitare il diritto di prelazione. Risale al 13 aprile scorso la nota inviata dalla soprintendente Francesca Romana Paolillo con cui si informano Comune di Foggia, Provincia di Foggia e Regione Puglia che è stata rilasciata dalla Soprintendenza autorizzazione all’alienazione dell’immobile. “Tanto si comunica, anticipatamente, perché tali amministrazioni possano, se del caso, valutare preventivamente le proprie determinazioni circa l’interesse ad esercitare, a tempo debito e ad atto stipulato, il diritto di prelazione nel rispetto dei termini procedimentali”, ha fatto sapere Paolillo. Una nota dopo la quale il consigliere di Progetto Concittadino Antonio de Sabato, oggi in maggioranza, chiede con forza all’amministrazione comunale di non perdere altro tempo. “Per la prima volta emerge ufficialmente la possibilità concreta per il Comune di Foggia di esercitare il diritto di prelazione sull’ex cinema teatro Ariston, uno degli edifici più simbolici della città e del quartiere Ferrovia”, afferma l’ex candidato sindaco. “La comunicazione della Soprintendenza richiama esplicitamente la facoltà prevista dal Codice dei beni culturali per l’esercizio della prelazione pubblica. Si tratta di un passaggio estremamente rilevante che apre una fase nuova e che impone alla politica cittadina senso di responsabilità, visione e capacità di programmazione. L’Ariston non rappresenta semplicemente un immobile da acquisire, ma una grande occasione strategica per la città: investire in una infrastruttura ad altissimo impatto sociale e culturale capace di rigenerare il quartiere Ferrovia. Per troppo tempo il quartiere è stato affrontato soltanto attraverso misure tampone o interventi simbolici”, continua de Sabato.

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