E adesso chiamatelo pure l’uomo della Provvidenza. Davide Petermann è tornato. E si è ripreso il Foggia. Nella gara che forse segna lo spartiacque della stagione dei rossoneri, il play romano 31enne si rivedeva in campo dal 1’ dopo un centinaio di giorni ed un grave infortunio che lo ha costretto ai box per tutta la prima parte di stagione.
A Potenza contro il Sorrento non c’era, complice una squalifica da scontare, Barilari nei 90’ col Giugliano però non ha esitato un attimo a rigettarlo nella mischia, troppo importante la sua esperienza in campo in uno scontro diretto come quello coi campani per tenerlo ancora in naftalina.
E Petermann si è fatto trovare pronto all’appuntamento, per un’ora abbondante ha disegnato calcio da par suo, e dal suo cilindro ha tirato due perle balistiche che hanno indirizzato il risultato finale in favore del Foggia. Un uno-due di rara bellezza su palla inattiva che ha tramortito il Giugliano, peraltro poi sul finire di gara capace di tornare prepotentemente in gara.
Una rentrée così in grande stile forse nemmeno lui stesso poteva immaginarselo, è la sua prima doppietta in rossonero, sinora di centri con la maglia del Foggia ne ha messi a segno in tutto 13, questa però resta la prodezza più bella. Indimenticabile, perché arrivata nel giorno in cui lo Zaccheria è tornato a ripopolarsi e a far riesplodere tutta la sua passione. È stata una serata perfetta.
"La rimonta playoff fino alla finale era stata fra i ricordi più belli - dice Petermann -, ma sicuramente mi terrò dentro anche questa gara assai speciale. Sicuramente ritrovare il pubblico e lo stadio pieno è stato splendido. Ma non vanno cancellati i mesi precedenti. Nessuno può dire che non ci abbiamo messo anima e cuore. Ho sempre creduto in questa squadra, e sono orgoglioso di farne parte".
Sabato prossimo Petermann torna a Latina da avversario, in quella che è stata l’ultima tappa della sua carriera prima del ritorno in Puglia. Un dejavu che lo intriga: “La partita sarà tosta – ammette -. Loro vengono da tre risultati utili positivi, ma abbiamo voglia di continuare la nostra marcia”.
Il Peter Pan del Foggia, con la sua leggerezza, in questo girone di ritorno vuole essere valore aggiunto. L’uomo della svolta, possibilmente. L’estate scorsa quando Nicola Canonico gli propose di tornare, non ci pensò su due volte. Avrebbe dovuto fare da chioccia ad un manipolo di giovani, l’ex patron gli sottopose un contratto al quale non era proprio possibile dire di no.
Ora nella fase cruciale della stagione e con il cambio al vertice del club, lo scenario sarà profondamente diverso da quello che gli venne prospettato in agosto: stanno arrivando (ed arriveranno) giocatori di categoria per alzare il tasso tecnico della squadra. E Petermann non sarà più l’unica pepita che splende. Perché al fianco avrà diversi altri compagni che contribuiranno ad elevare la qualità del gruppo.
A 31 anni suonati, però, il play resta un giocatore dal grande carisma. Come pochi. La sua è una storia che parte da lontano, da una scuola calcio romana. Il calcio tante volte si incrocia col destino. Il Milan fu lì, ad un passo. Un provino, anche positivo, ma la società rossonera non trovò l'accordo col Tor Tre Teste, squadra nella quale militava.
Una parentesi con la Romulea da protagonista, e poi il Siena. Ad accorgersi del giovane Davide è Giorgio Perinetti, uno che di talenti se ne intende. Blitz decisivo, e avventura in bianconero che comincia: "Ho iniziato a giocare a calcio - ricorda Petermann - molto giovane. Prima di arrivare a Palermo sono stato due anni a Siena, un biennio fondamentale per me perché sono cresciuto tanto. Poi mi sono spostato in Sicilia ed è stata un'ottima scelta perché si tratta di un posto molto bello". Le origini calcistiche però non le dimentichi, nonostante sei stato lontano da casa in questi anni...
"Tifo per la Roma sin da piccolo, e non cambierò mai. È una fede che rimane. C'è un ricordo della mia infanzia al quale sono molto legato - ha spesso ricordato -. Sono stato all'Olimpico a vedere Roma-Real Madrid, era una gara di Champions League. Ero piccolo ma ricordo bene quella partita, abbiamo perso però è stata un'emozione incredibile”. E poi Daniele De Rossi, il suo idolo. Romano e romanista come lui. Ma ora non toccategli il Foggia e i suoi tifosi: “Fantasmagorici”.
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