Foggia Calcio rivede la luce in fondo al tunnel: ecco adesso da dove il club dovrebbe ripartire per il rilancio

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Il Foggia rivede la C in fondo al tunnel. Tutto ormai porta nella direzione di una probabilissima riammissione che sarebbe oro colato. Ma adesso serve mettere a punto una strategia che si rilevi vincente, e che sia in netta contrapposizione con quanto si è visto in questi primi sei mesi di gestione del tandem Casillo-De Vitto. L’aspetto centrale è proprio questo: il Foggia oggi ha innanzitutto bisogno  di una filiera tecnica coerente. L’arrivo di Gianni Francavilla come direttore generale avrà un senso soprattutto se accompagnato dall’arrivo di un direttore sportivo complementare, cioè più operativo sul mercato e sulla costruzione dell’organico.

Se, come sembra, il club sta lavorando in ottica riammissione in Serie C, il progetto dovrebbe partire da tre priorità immediate: stabilizzare la struttura dirigenziale per almeno un biennio; scegliere subito un’idea tecnica che preveda la valorizzazione degli under; costruire una rete scouting territoriale che abbracci e copra l’area territoriale almeno di Puglia, Campania, Basilicata e Calabria. Il Foggia, è noto, nelle ultime stagioni ha puntualmente cambiato identità ogni estate. E così facendo ha dovuto sempre resettare e ripartire. Realtà confinanti come quella dell’Audace Cerignola hanno costruito continuità, prima ancora del risultato sportivo. Ed è questo un tasto sul quale farebbero bene a riflettere a fondo a viale Ofanto. Sulla scelta del direttore sportivo, i profili da mettere nel mirino possono dividersi in tre categorie: un ds  “costruttore” di categoria, che poi è quello probabilmente più utile in una situazione come quella attuale. Elio Di Toro pareva il nome giusto: esperienza enorme tra Serie C e D, ottimo conoscitore delle dinamiche, degli agenti dei calciatori e delle piazze del Sud. Sarebbe stata una scelta pragmatica. Ma sul suo conto adesso ci sarebbero delle remore. Possibile dunque che si decida di virare su un altro profilo, meglio se abbia conoscenza dell’ambiente foggiano e buona capacità nella costruzione di squadre competitive con budget adeguati per la categoria. E quì è rimbalzata la candidatura di Mauro Meluso, che a Foggia vanta trascorsi sia da calciatore che da dirigente (è stato dg ai tempi della gestione Sensi, ndr) e che è alla ricerca di una rivincita dopo le due sfortunate parentesi di Napoli e Perugia. Anche se pare che la sua sia destinata a rimanere una candidatura di fantasia. Questa seconda tipologia di ds, potrebbe servire soprattutto se il Foggia dovesse  fare una Serie C di consolidamento. Ci sarebbe poi la figura di un direttore sportivo smart, ed orientato alla valorizzazione, soprattutto se la proprietà dovesse propendere per un progetto più evoluto e sostenibile. Alessandro Degli Esposti (o in alternativa Fabio Lupo) si avvicinerebbero a questo identikit, si tratta in entrambi i casi di profili esperti, più vicini a un modello “area tecnica” moderna, scouting e dati. Nel qual caso il Foggia potrebbe tentare di diventare una piattaforma di crescita per giovani di proprietà o in prestito.

Quale che sia la scelta finale, occorre una figura tecnica forte accanto al direttore generale, una figura che sia meno “uomo mercato totale” e più coordinatore tecnico. Per questo è circolato anche il nome di Daniele Delli Carri, che conosce bene il calcio professionistico, ha rete di relazioni ampia e potrebbe aiutare soprattutto nei rapporti con club di Serie A e B per prestiti mirati. La vera chiave però non è il singolo nome: è evitare il solito schema del “reset annuale” facendo leva su un direttore tecnico di provata esperienza che diventi anche l’occhio vigile del club nello spogliatoio. Il Foggia dovrebbe poi scegliere un allenatore compatibile con il ds; mantenere un’ossatura per più stagioni; puntare su 6-7 giocatori identitari; avere una politica chiara sugli under.

Se arrivasse la riammissione in Serie C, avrebbe senso un progetto tipo 30-40% giocatori esperti della categoria; under forti da club di A/B; monte ingaggi sostenibile; obiettivo playoff. Perché è vero che la piazza  tende sempre a spingere verso ambizioni immediate, ma oggi probabilmente la vera priorità sarebbe tornare a essere un club credibile e stabile.   

 

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