Chi ha ragione, Auteri o Maiuri? La domanda sorge spontanea dopo le parole pronunciate dal tecnico del Sorrento al termine della gara persa domenica sera allo Zaccheria. Se Auteri, già in tempi non sospetti, aveva collocato il suo Foggia nella fascia delle prime 6-7 squadre del girone, Maiuri ha alzato ulteriormente l’asticella: secondo l’allenatore del Sorrento, quella rossonera è una squadra attrezzata per competere addirittura con le prime 3-4. Dunque, chi dei due ci vede giusto? Probabilmente nessuno dei due ha necessariamente torto. E, soprattutto, non è detto che tra le due valutazioni ci sia una contraddizione così profonda come potrebbe sembrare. C’è, piuttosto, una differenza di prospettiva. Auteri conosce il proprio gruppo, ne ha seguito la costruzione, ne conosce potenzialità e limiti. Maiuri, invece, ha osservato il Foggia dall’altra parte della barricata e lo ha fatto in una partita nella quale i rossoneri hanno mostrato, almeno per una sera, caratteristiche da squadra di vertice: intensità, qualità, organizzazione, capacità di soffrire e soprattutto quella ferocia agonistica necessaria per portare a casa 3 punti pesanti. Ma il calcio, si sa, è anche il regno delle percezioni. E le percezioni possono cambiare molto rapidamente. Fino a qualche giorno fa il Foggia era una squadra alla ricerca di se stessa, alle prese con risultati non all’altezza delle aspettative e con un rendimento che aveva alimentato interrogativi sulla reale consistenza dell’organico. Poi arriva una vittoria contro l’ex capolista Sorrento, la prima casalinga della stagione, accompagnata da una prestazione convincente, ed ecco che il giudizio cambia. Improvvisamente gli stessi giocatori sembrano avere un peso diverso, il gruppo appare più equilibrato, le scelte del tecnico acquistano maggiore credibilità e anche le ambizioni iniziali tornano ad affacciarsi. È normale. Ma bisogna fare attenzione a non cadere nell’eccesso opposto.
Se una sconfitta non può essere sufficiente per decretare il fallimento di un progetto, allo stesso modo una vittoria non può essere sufficiente per trasformare una squadra da incompiuta a candidata ai vertici. Il risultato contro il Sorrento è importante, pesante, tonificante. Può essere uno spartiacque psicologico. Può soprattutto rappresentare la conferma che alcune delle soluzioni individuate nelle ultime settimane stanno funzionando. Ma il valore complessivo del Foggia dovrà essere misurato sulla continuità. Ed è proprio qui che il giudizio di Auteri assume un significato particolare. Parlare di prime sei-sette non significa necessariamente ridimensionare una squadra. Significa riconoscere un potenziale da zona alta, lasciando però spazio alle variabili del campionato: condizione fisica, infortuni, rendimento dei singoli, capacità di trovare equilibrio tattico e, non ultimo, continuità di risultati.
Il tecnico rossonero ha indicato una fascia di classifica ambiziosa, ma non ha mai sostenuto che il semplice possesso di determinati giocatori garantisse automaticamente un piazzamento. Maiuri, invece, dopo aver affrontato il Foggia, ha avuto una percezione diversa. E le sue parole meritano attenzione proprio perché pronunciate da un avversario. Quando un allenatore riconosce nell’altra squadra una struttura e una qualità tali da poter competere con le primissime, non sta necessariamente facendo un complimento di circostanza. Può essere anche il frutto di ciò che ha visto sul campo. Il Foggia, contro il Sorrento, ha effettivamente offerto segnali che autorizzano una lettura più ambiziosa. Il punto, allora, non è stabilire oggi se il Foggia sia da sesto-settimo posto oppure da prime tre-quattro. Il punto è capire quanto della prestazione contro il Sorrento possa diventare patrimonio stabile della squadra.
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