Le ferite del borgo antico tra i più belli d'Italia: oltre 40 gli immobili abbandonati, i vichesi si lamentano

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Camminando per Vico del Gargano basta svoltare un angolo perché il centro storico cambi faccia: una casa restaurata, poco più avanti un portone murato; una finestra antica sopravvissuta al palazzo che le stava intorno, poi un tetto che non c’è più. Sui muri compaiono cartelli “vendesi”; in altri casi non è semplice neppure capire a chi appartenga l’immobile. Terra, Civita e Casale, i tre rioni del borgo antico, custodiscono uno dei patrimoni più affascinanti del paese, ma anche le tracce di un abbandono sedimentato negli anni.
L’Attacco li ha attraversati a piedi con l’assessora delegata all’Edilizia privata Raffaella Savastano e il consigliere delegato all’Urbanistica Giuseppe D’Avolio, dopo le segnalazioni relative a edifici pericolanti e situazioni di incuria. “Il centro storico è molto trascurato. Stiamo cercando anche persone disponibili a creare un comitato, perché deve avere una voce” - lamentano Anna Vigilante e Alfredo Faggiano, che nel centro storico di Vico hanno una seconda casa.  “Al giorno d’oggi non investiremmo più qui in Puglia... abbiamo l’abitudine di viaggiare molto, ma non abbiamo mai trovato altrove l’inciviltà e il degrado che regnano qui”. Il primo tentativo dell’amministrazione di dare una dimensione al fenomeno risale al 2023: “Subito dopo l’insediamento siamo venuti nel centro storico con l’Ufficio tecnico e abbiamo fatto un censimento delle case abbandonate”, ricostruisce Savastano. “Abbiamo distinto quelli più pericolosi, quelli meno pericolosi e quelli in parziale stato di recupero”. Più di quaranta gli immobili individuati in quella prima ricognizione. Ora il Comune vuole cominciare da sei, due per ciascuno dei tre rioni, scelti tra quelli “più pericolanti” e in maggiore stato di abbandono. In alcuni casi coperture e solai sono già compromessi, con possibili conseguenze anche per gli edifici confinanti. La difficoltà arriva però subito dopo il censimento: trovare i proprietari. Nel dedalo delle successioni familiari, di case tramandate per generazioni e posizioni catastali molto vecchie, ricostruire la titolarità può voler dire cimentarsi in un’indagine documentale. “Per parecchi immobili non è possibile rinvenire i titolari catastali - spiega Savastano -. Il nonno lasciava alla figlia, questa al figlio, poi ai nipoti. Per raccogliere questi dati è servito tempo”. Il progetto al quale il Comune sta lavorando prova ad aggredire proprio questo nodo. L’amministrazione si sta affidando a un professionista esterno per definire il percorso amministrativo e legale, dalle ordinanze agli eventuali passaggi successivi. “Siamo nella fase in cui ci serve la mano di un tecnico esterno - precisa l’assessora - perché il Comune non dispone di personale amministrativo specializzato nelle questioni legali relative all’acquisizione degli immobili al patrimonio comunale”.

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