Ci sono anche due cittadini di Mattinata tra i destinatari delle misure cautelari eseguite nell’ambito della maxi-inchiesta coordinata dalla Procura Europea su una presunta associazione per delinquere finalizzata a frodi Iva transnazionali nel commercio di materie plastiche.
Uno dei due mattinatesi è stato posto agli arresti domiciliari, mentre l’altro è stato trasferito nel carcere di Bari. Nel corso delle indagini era emersa anche la posizione di un terzo soggetto originario di Mattinata, il boss Francesco Pio Gentile, detto “Passaguai”, ucciso nel 2019 durante la guerra di mafia tra le faide garganiche.
Complessivamente sono 18 le persone raggiunte dall’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Torino: otto sono state sottoposte a custodia cautelare in carcere, tre agli arresti domiciliari e per altre sette sono stati disposti provvedimenti interdittivi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno dei due mattinatesi svolgeva l’attività di autotrasportatore. L’altro, già sottoposto a una misura restrittiva che gli consentiva di recarsi al lavoro, è accusato di aver fornito prestanomi all’organizzazione, intestando loro alcune delle società utilizzate nel circuito delle false fatturazioni.
Le indagini, condotte dai Nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Ancona e Torino, avrebbero consentito di ricostruire un’organizzazione con base nelle Marche e ramificazioni in diverse regioni italiane e all’estero.
Il gruppo avrebbe utilizzato una rete di società cartiere e società filtro con sede in Italia, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria. Attraverso queste società sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti, consentendo ai formali acquirenti di polimeri plastici e, in alcuni casi, di calzature, di detrarre indebitamente l’Iva.
Le società di comodo, prive di strutture operative e dipendenti, sarebbero state intestate a prestanomi e avrebbero omesso sistematicamente la presentazione delle dichiarazioni fiscali e il versamento delle imposte dovute.
In alcuni casi, secondo la ricostruzione accusatoria, le stesse partite di merce venivano movimentate fisicamente tra Gorizia e l’Austria, nelle zone di Furnitz e Villach, mentre sulla carta risultavano cessioni verso società dell’Est Europa. La merce, tuttavia, non sarebbe mai arrivata a tali società, mentre ai clienti finali sarebbe giunta sempre la stessa partita di materiale, con il medesimo imballaggio, nonostante le diverse fatture relative alle transazioni.
I proventi della presunta evasione sarebbero stati utilizzati anche per remunerare i soggetti coinvolti nel sistema, che avrebbe potuto contare inoltre su una rete di finanziatori esterni incaricati di mettere a disposizione le somme necessarie ad alimentare il circuito dei pagamenti.
Tra il 2018 e il 2022, le indagini avrebbero consentito di accertare l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per circa 100 milioni di euro. Il danno contestato ai bilanci dell’Unione Europea e dello Stato italiano è stato quantificato in circa 25 milioni di euro.
Nel complesso risultano coinvolte 56 persone, a vario titolo, nella gestione di 34 imprese italiane e otto società estere. Le ipotesi di reato comprendono associazione per delinquere finalizzata alla frode Iva, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione e indebita compensazione di crediti d’imposta.
Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili riconducibili a 23 persone fisiche e 16 imprese, fino a un valore complessivo di circa 25 milioni di euro.
All’operazione hanno preso parte oltre 140 finanzieri dei Nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona, insieme ai reparti territoriali di Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria.
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.
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