Unifg, Leone: “In questi tre anni abbiamo ricostruito ufficio stampa e comunicazione, ma vogliamo crescere”

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Negli ultimi anni l’Unifg ha cambiato il modo di raccontarsi e ha costruito una macchina comunicativa molto più strutturata. È il punto di partenza dell’approfondimento pubblicato nei giorni scorsi da l’Attacco, che ha messo sotto osservazione il sistema dell’Ateneo, dalla produzione di contenuti digitali al Magazine, dai podcast alla Web Radio, fino al rapporto con le redazioni e alle media relations. Una crescita che l’Università rivendica e che il delegato rettorale alla Terza Missione e alla Comunicazione Danilo Leone ricostruisce partendo dalla riorganizzazione dell’ufficio stampa. Il confronto con altre realtà universitarie ha però aperto anche una questione sulla natura dei rapporti con la stampa. È su questo aspetto, oltre che sui nuovi regolamenti e sulla gestione dei social, che Leone interviene per spiegare come funziona oggi la comunicazione dell’Unifg e quali sono le prospettive di una struttura che, nelle intenzioni dell’Ateneo, dovrà continuare a crescere anche in futuro.

Professor Leone, l’approfondimento de l’Attacco ha evidenziato la crescita della comunicazione digitale dell’Università e ha posto una domanda sul rapporto con le redazioni. Come è cambiata in questi anni la struttura della comunicazione dell’Unifg?

In questi tre anni di governo Lo Muzio abbiamo ricostruito il sistema comunicativo nel suo complesso, che aveva avuto organizzazioni molto diverse durante i precedenti rettorati. Prima con il rettore Maurizio Ricci, quando la comunicazione era affidata a un giornalista esterno, poi con il rettore Pierpaolo Limone, che aveva gestito direttamente questo settore attraverso la segreteria del rettore e la dottoressa Rossana Muscio. C’è stata una fase di transizione, successivamente abbiamo ricostituito un vero ufficio stampa interno all’Ateneo. La responsabile è la dottoressa Maria Rosaria Lops, che può contare su personale qualificato, tra cui la dottoressa Maria Concetta Fioretti, oltre alle professionalità che seguono il versante grafico e quello web. A questa struttura è stata poi affiancata la figura del delegato alla Comunicazione, dopo una prima fase nella quale la materia era direttamente in capo al rettore. Credo che questo abbia rappresentato un cambiamento importante. Abbiamo cercato di costruire un sistema organizzato, con competenze definite e processi regolamentati. In questi anni abbiamo approvato anche regolamenti specifici sui rapporti con i media e sulla gestione dei social, che è un ambito particolarmente delicato e sul quale abbiamo investito molto. La comunicazione dell’Università oggi passa quindi attraverso una struttura interna precisa, con responsabilità e procedure che prima avevano un’organizzazione differente.

Nel vostro lavoro quanto è cambiato il rapporto con la stampa rispetto al passato? Nell’approfondimento abbiamo sottolineato una possibile distanza tra la crescita della comunicazione digitale e quella delle media relations.

Per quanto riguarda la parte tradizionale del lavoro, come la rassegna stampa e i rapporti istituzionali con i media, abbiamo seguito sostanzialmente i processi che erano già stati utilizzati in passato. I rapporti con la stampa vengono curati direttamente dall’ufficio stampa attraverso i comunicati che vengono trasmessi alle redazioni e le conferenze stampa che vengono periodicamente organizzate. Su questo aspetto abbiamo introdotto una maggiore regolamentazione dei processi. Abbiamo anche ridotto il numero delle conferenze stampa rispetto agli anni precedenti. Ci siamo resi conto che i giornalisti, impegnati quotidianamente su molti fronti, non sempre riuscivano a seguire tutti gli appuntamenti. Abbiamo quindi scelto di concentrarle sui grandi progetti e sulle attività che riguardano direttamente il rettore e la governance dell’Ateneo. La relazione tradizionale con la stampa, quindi, non ha subito una trasformazione radicale. Il lavoro quotidiano dell’ufficio stampa continua a passare dai comunicati, dalle richieste delle strutture e dalle conferenze stampa. Crediamo però che la professionalità debba essere garantita e che la comunicazione debba essere organizzata attraverso un ufficio che abbia competenze specifiche. Questo è uno degli elementi che abbiamo cercato di consolidare.

Un punto importante dell’approfondimento riguarda la rassegna stampa. L’Attacco aveva osservato come il podcast quotidiano, pur rappresentando uno strumento moderno, potesse lasciare meno visibili gli articoli delle testate locali. Come funziona oggi la rassegna dell’Ateneo?

L’Università ha un abbonamento con una società che fornisce quotidianamente la rassegna stampa alla governance dell’Ateneo. La rassegna è costituita dai podcast che sintetizzano gli articoli del giorno e dai pdf degli articoli delle principali testate locali e nazionali che riportano informazioni sull’Unifg, sul rettore, sui docenti e sulle attività dell’Ateneo. La ricerca viene effettuata, come avveniva in passato, attraverso parole chiave. Di conseguenza arrivano gli articoli che parlano dell’Università e dei soggetti collegati all’Ateneo. La differenza rispetto al passato riguarda soprattutto la possibilità di accesso. In precedenza la rassegna era disponibile direttamente sul sito dell’Università a tutta la comunità accademica attraverso il proprio profilo. Oggi questo accesso è stato limitato per ragioni giuridiche legate alla possibilità di divulgare gli articoli. La rassegna è quindi destinata alla governance dell’Ateneo. Parliamo di una platea che comprende, tra gli altri, il rettore, la prorettrice e i delegati, per un numero complessivo che dovrebbe essere tra i venti e i trenta profili. Abbiamo quindi adeguato l’abbonamento alle nuove norme. La rassegna arriva regolarmente e continua a consentire alla governance di avere un quadro quotidiano di ciò che viene pubblicato sull’Università.

Nell’approfondimento che abbiamo realizzato emerge anche il tema della media relation intesa come rapporto diretto con i giornalisti. Quanto ritiene importante questa dimensione del lavoro dell’ufficio stampa?

È una dimensione che fa parte del lavoro dell’ufficio stampa e che abbiamo cercato di organizzare attraverso procedure precise. Oggi le dichiarazioni e i comunicati stampa inviati autonomamente dal singolo docente non sono consentiti. Quando si entra a far parte dell’Università si sottoscrive anche un codice etico che deve essere rispettato. Abbiamo quindi stabilito che le richieste di comunicato stampa o di organizzazione di una conferenza passino dall’ufficio stampa attraverso un apposito modulo. Se un docente o un dipartimento ritiene di avere una notizia che merita di essere comunicata, presenta la richiesta e l’ufficio stampa procede concordando il lavoro con il docente. In passato poteva accadere che un singolo docente inviasse direttamente un comunicato alle redazioni e che nella mailing list mancassero alcune testate, con la possibilità di creare equivoci. Oggi questo processo è maggiormente organizzato. L’obiettivo è affidare la comunicazione a professionisti che conoscano il lavoro dell’ufficio stampa e che possano gestire correttamente i rapporti con le redazioni. Credo che questo sia un passaggio importante perché la comunicazione istituzionale richiede competenze specifiche. Ci auguriamo naturalmente che l’ufficio stampa possa crescere ancora, perché i rapporti con l’esterno passano in larga misura dalla comunicazione. Su questo siamo molto attenti a riconoscere il valore della professionalità e dell’esperienza.

Lei è delegato alla Terza Missione e alla Comunicazione. Come si colloca il suo ruolo rispetto a quello dell’ufficio stampa guidato da Lops e alla componente digitale seguita da Fioretti?

Ho iniziato a occuparmi della comunicazione dell’Università già prima che mi venisse formalizzata la delega dal rettore. Seguendo la Terza Missione e quindi i rapporti con il territorio, avevo iniziato a lavorare con la dottoressa Lops e con il suo ufficio stampa soprattutto nell’organizzazione dei grandi eventi. Con la delega si è poi strutturato anche il mio ruolo all’interno del sistema comunicativo. Credo che in questi anni abbiamo ricostruito un ufficio stampa che prima non esisteva in questa forma e abbiamo affiancato a questa struttura una figura di delegato che nei precedenti rettorati era sostanzialmente assente. La responsabilità operativa dell’ufficio resta della dottoressa Lops, mentre il mio ruolo è quello di contribuire all’indirizzo strategico della comunicazione, anche attraverso il rapporto con la Terza Missione e con il territorio. La parte digitale è invece seguita dalle professionalità interne dedicate al web e ai social. Sono funzioni che devono dialogare tra loro. Uno degli aspetti sui quali abbiamo lavorato maggiormente riguarda proprio la gestione coordinata della comunicazione dell’Ateneo.

I social sono diventati una parte centrale della comunicazione istituzionale. Qual è stato il lavoro fatto in questi anni e quale modello volete costruire per il futuro?

La gestione dei social è un aspetto molto delicato e abbiamo ritenuto necessario dotarci di un regolamento specifico. Abbiamo chiesto a tutti i dipartimenti e ai docenti di effettuare un censimento dei profili pubblici autogestiti nei quali compare l’Università di Foggia. L’obiettivo è mettere ordine in una situazione che, con la crescita dei social, può diventare molto complessa. Una gestione seria richiede anche un monitoraggio costante dei profili e soprattutto dei commenti, perché occorre capire come intervenire quando emergono situazioni problematiche. Abbiamo avuto casi concreti. Penso, per esempio, alla notizia relativa al primo laureato marocchino dell’Università di Foggia, che per noi rappresenta un motivo di orgoglio e che sui social ha provocato numerosi commenti razzisti. Siamo intervenuti immediatamente fornendo risposte adeguate. Abbiamo scelto di intervenire attraverso una gestione responsabile della comunicazione. Il regolamento sui social nasce anche da queste esigenze e si affianca a quello che disciplina i rapporti con i media. L’obiettivo complessivo è costruire una comunicazione professionale, nella quale ciascuno sappia quali sono le procedure da seguire e quali responsabilità comporta parlare pubblicamente a nome dell’Ateneo. In questi anni abbiamo fatto un passo importante nella costruzione di questo sistema. Ora dobbiamo continuare a farlo crescere, perché la comunicazione è diventata una parte sempre più rilevante del rapporto tra l’Università e il territorio. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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