Mortaretti delle parrocchie e minacce di querele: strana lezione di pazienza e tolleranza di don Alessandro

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A Manfredonia, anche i mortaretti rischiano ormai di diventare materia da codice penale. Non perché siano necessariamente esplosi fuori legge, ma perché attorno a quei botti mattutini si è accesa una discussione che - a giudicare dai toni raggiunti sui social - sembra avere una capacità detonante perfino superiore a quella della polvere pirica. Il punto di partenza è semplice. Ci sono cittadini che non gradiscono sentire esplodere mortaretti alle otto del mattino, soprattutto quando il calendario religioso moltiplica le occasioni. In casa, alcuni hanno cani, gatti e altri animali che ai rumori improvvisi reagiscono con paura. È una posizione legittima, così come lo è quella di chi considera i fuochi una parte della festa, della tradizione e della devozione popolare, purché siano effettuati nel rispetto delle autorizzazioni e delle regole di sicurezza. Non c’è però bisogno di trasformare il dissenso in una guerra di religione. E, soprattutto, non dovrebbe essere necessario stabilire chi abbia la fede più autentica sulla base dei decibel. È qui che entra in scena don Alessandro Gambuto, parroco della chiesa Santa Maria Stella Maris, indicato dall’Arcidiocesi anche come vicario giudiziale e componente del Capitolo Cattedrale. Don Alessandro - evidentemente irritato da alcune critiche comparse sui social - ha annunciato sul suo profilo social che avrebbe valutato la possibilità di presentare querele. Fin qui, nulla da eccepire. Chi ritiene di essere stato diffamato o vilipeso ha naturalmente il diritto di rivolgersi alle autorità competenti. È persino auspicabile che - quando sui social si supera il confine della critica arrivando all’insulto personale - qualcuno ricordi che la tastiera non costituisce una zona franca. Il problema arriva quando - mentre si predicano i toni moderati - il predicatore decide di usare una certa abbondanza di aggettivi. Nel suo scritto compaiono infatti le “frustrazioni” che alcuni scaricherebbero sugli animali, l’invito a “curare le psicosi e gli odi patologici”, la definizione di alcuni interlocutori come “infelici lamentosi” e, soprattutto, quella singolare esortazione ad avere a che fare con “tutto l’Islam possibile”, accompagnata dall’idea che, una volta arrivato l’Islam, quelli potrebbero diventare “le uniche botte” della vita dei contestatori.

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